Sextival Rapallo

Quello che abbiamo imparato dal Sextival di Rapallo

Il 25 e il 26 giugno si è tenuta a Rapallo la prima edizione del Sextival, il festival della salute sessuale. Ecco quello che abbiamo imparato.

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Alzi la mano chi di voi avrebbe mai immaginato di rispondere a “Che fai questo weekend?” con “Vado a un festival del sesso a Rapallo”. E dire che vi avevamo avvisati QUI! Ebbene, è successo davvero. In treno, macchina, moto, ma con coraggio anche a piedi, siamo andatɜ nella periferia di Rapallo per ascoltare talk sull’educazione e salute sessuale, mangiare, bere e stare in compagnia. 

Due giorni di incontri, interventi di alto livello e tanti spunti di riflessione organizzati dall’Associazione Nassa di Rapallo. Ecco alcune parole chiave che racchiudono ciò di cui abbiamo parlato.

Iniziamo con la parola privilegio

Privilegio è una parola scomoda. È scomoda per chi lo possiede e ha difficoltà ad ammettere di averlo, ed è scomoda soprattutto per chi non lo ha, perché privatə di una condizione favorevole.

In sostanza, il privilegio è una condizione di vantaggio esclusiva che appartiene a un gruppo limitato di persone e ne discrimina altre. Quando parliamo di privilegio, possiamo immaginare una piramide: in cima vi sono gli uomini bianchi cis etero, appena sotto le donne bianche cis etero, così via… Più si scende, meno privilegi si hanno. 

Un altro modo per visualizzare meglio il privilegio è intenderlo come possibilità.

Come è emerso nel panel di Francesco Ferreri, antropologo, educatore e formatore alla sessualità e Matteo Botto, dottorando di sociologia in Men Studies: con privilegio come possibilità si intende dire che chi sta in cima alla piramide del privilegio, avrà molto più potenzialità di azione rispetto le altre categorie sociali sottostanti. 

Questo concetto è importante perché la condizione di privilegio impatta moltissime sfere sociali e personali, come ad esempio quella sessuale, ma non solo. Durante la due giorni sono stati forniti infatti diversi esempi di privilegio inteso come possibilità.

Privilegio è la possibilità di permettersi costose terapie per curare le cosiddette malattie invisibili, ovvero non riconosciute, quali l’endometriosi e la vulvodinia, come ci hanno ricordato le attiviste Gloria Pallotta e Silvia Carabelli.

Privilegio è anche la possibilità di fare coming out e venire accettatɜ per ciò che si è, come ha sottolineato l’attivista, performer e drag queen Daphne Bohémien. 

Dunque, il privilegio è problematico per due motivi principali:

Il primo, molto evidente, è che crea disuguaglianza. Il privilegio è un vantaggio e il vantaggio si misura su quante persone ne sono prive, quante persone sono condannate ad arrancare per avere – forse – quello che altre hanno per diritto di nascita o per convenzione sociale.

Il secondo motivo è che il privilegio è molto comodo: chi è privilegiatə raramente si impegna a colmare il disequilibrio di cui gode e accogliere altri soggetti nel perimetro del proprio vantaggio.

E quindi cosa succede? Succede che si crea un vuoto tra coloro che si tengono ben stretto il proprio privilegio e coloro che soffrono perché vedono negati i propri diritti fondamentali, gli stessi che sono dati per scontato dalla prima categoria.

Vuoto come mancanza

Un altro concetto chiave del Sextival è appunto questo vuoto, inteso come mancanza da parte delle istituzioni che dovrebbero invece garantire la parità tra tutti i membri della società che rappresentano. 

Come ci racconta l’avvocata e attivista Ilaria Gibelli, si percepisce un senso di mancanza quando la legge non riconosce lo stato giuridico di madri ad entrambe le genitrici in una coppia arcobaleno, in quanto secondo l’ordinamento vigente, madre è solo colei che partorisce. La genitrice non partoriente vede perciò negati i suoi diritti in quanto lo stato non è in grado di, o forse non vuole, colmare quel divario fra persone con e senza privilegio. 

Si è parlato anche molto di mancanza da parte delle istituzioni di assicurare una formazione adeguata al personale medico per permettere che tutti i corpi, anche quelli che la nostra società non percepisce come conformi, come quelli delle persone transgender, citando Daphne Bohémien, possano ricevere le cure adeguate. 

Questo vuoto lasciato dalle istituzioni relativo al discorso dei diritti, dei corpi, delle malattie e della sessualità di persone senza privilegio si concretizza anche a un livello più basilare nella mancanza di un vocabolario adeguato, sia per parlare di malattie invisibili che riguardano l’apparato riproduttore, come hanno evidenziato Gloria Pallotta e Silvia Carabelli, ma alla fine anche per quanto riguarda l’educazione sessuale.

Invisibilità

Tutto questo porta a un sentimento di non riconoscimento nelle persone appartenenti alle categorie meno avvantaggiate. La terza parola chiave del Sextival è infatti stata invisibilità.

Molte testimonianze di persone al Sextival hanno raccontato il senso di sconforto provato quanto le istituzioni e la comunità di riferimento hanno negato loro la possibilità di vocalizzare il loro disagio e denunciare le ingiustizie alle quali sono sottoposte.

Il mancato riconoscimento fa sentire loro di non essere rappresentatɜ, ascoltatɜ e soprattutto di essere relegatɜ a una condizione di emarginazione. Questa situazione ha un fortissimo impatto sul loro benessere psicologico, con ricadute gravissime.

Tuttavia, il Sextival non è stato solo un atto di denuncia

Come preannunciato sul sito web, lo scopo del Sextival era quello di creare uno spazio di dibattitto, informazione e aggregazione attorno ai problemi e alle questioni relative alla salute sessuale. E infatti nella due giorni sono state molto discusse criticità e ingiustizie. Al tempo stesso, il sentimento che dominava non era solo rabbia per l’attuale condizione di iniquità, ma il desiderio di cambiare le cose e la speranza. 

Se ci sono mancanze e ci si sente invisibili, allora, come hanno indicato lɜ speaker, bisogna alzare la voce. Prendersi gli spazi negati, entrare nel marcio, scardinare e decostruire tutto.

Si è parlato infatti del potere dell’attivismo. Per far sì che tuttɜ nella nostra società possano godere di pari diritti, tra cui il diritto a una sana educazione sessuale e affettiva, è necessario discutere, parlare, informare e agire.

Questa azione si porta avanti su due piani: quello personale, ovvero la necessità per ognunə di informarsi, riflettere sul suo status di privilegio e fare un esame di autocoscienza. Come ha detto Daphne Bohémien, non si può aspettare e pretendere che persone che vivono queste ingiustizie nella loro quotidianità si assumano anche la responsabilità di educare coloro che invece sono meno sensibili a queste tematiche: ognunə deve fare un proprio percorso di autoconsapevolezza.

L’altro piano sul quale muoversi è quello della collettività: per vedere dei cambiamenti è necessario trovare momenti e spazi comunitari di confronto dove ci si raduna, si dialoga in maniera aperta e senza pregiudizi, praticando ascolto attivo ed empatia. 

Alla fine del Sextival, lɜ ragazzɜ della Nassa di Rapallo si sono sedutɜ davanti al pubblico e con evidente emozione hanno raccontato le numerose difficoltà incontrate e cosa significava per loro il Sextival. Quello che avevano immaginato si è pienamente realizzato: un luogo sicuro di generale complicità, ascolto, apertura, messa in gioco e riflessione. 

Ma soprattutto un luogo necessario.

Con la certezza che questo sia solo l’inizio, non vediamo l’ora di partecipare alla seconda edizione, magari non più in periferia, ma nella piazza principale di Rapallo.

Immagine di copertina:
Sextival di Rapallo. Foto di Maria T.


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Storica dell’Arte laureata con una tesi sui bestiari medievali presso il Courtauld Institute of Art di Londra. Negli ultimi anni trascorsi tra Italia, Germania e Inghilterra si è interessata di storia dell’arte medievale, musei, didattica e divulgazione. Europea ma genovesissima.

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