Sextival 2022, Rapallo. Genova

Sextival a Rapallo: perché vogliamo parlare di sesso?

Sesso, sesso, sesso. Ci piace? Non ci piace? Perché, tanto per cominciare, non parlarne davvero?

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Rapporto, piacere, masturbazione, sex toys, preservativo, eccitare, venire, godere, orgasmo, orientamento sessuale: non sono parolacce, verbi e sostantivi proibiti che evocano il peccato e le fiamme dell’Inferno. 

Il Vaticano, nel documento “Itinerari catecumenali per la vita matrimoniale” proposto dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, consiglia:

“la famiglia non può e non riesce a essere l’unico luogo di educazione all’affettività. Perciò ha bisogno dell’aiuto della Chiesa […] non deve mai mancare il coraggio alla Chiesa di proporre la preziosa virtù della castità, per quanto ciò sia ormai in diretto contrasto con la mentalità comune. La castità va presentata come autentica ‘alleata dell’amore’, non come sua negazione. Essa, infatti, è la via privilegiata per imparare a rispettare l’individualità e la dignità dell’altro, senza subordinarlo ai propri desideri”.

Io dico: basterebbe un po’ di educazione sessuale.

Il sesso è un fatto felice, è un fatto che accade, da sempre, ovunque, e che coinvolge moltissimi animali, esseri umani compresi. Può essere tranquillamente un “alleato dell’amore”. Eccome.

Inoltre – sempre meglio ripeterselo – il sesso non è solo riproduttivo o funzionale a uno scopo altro, può essere anche il mezzo e il fine insieme, può essere “per il gusto di farlo”, insomma: il piacere, per piacere! Proprio perché è un fatto diffuso, può essere considerato una sorta di linguaggio universale; mica male, eh, in un modo di barriere che si alzano al primo venticello!

Di sesso, in senso ampio, dobbiamo parlare senza paure e timori. Dobbiamo confrontarci, capire, conoscere, conoscerci. 

Forse non bisognerebbe sviscerare e rivelare o insegnare proprio ogni cosa, perché, come giustamente mi ha fatto notare un amico una sera di quelle un po’ ubriache di vino e di pensieri, tutto-tutto non vogliamo saperlo in anticipo, preferiamo scoprirlo durante, strada facendo. Anche la scoperta, la sperimentazione, l’esplorazione dell’altro e di sé fanno parte del gioco, sono pezzi importanti del puzzle, della propria, personalissima esperienza e soggettività, al di là di ogni possibile generalizzazione. Salviamo la fantasia!

Tuttavia, l’educazione alla sessualità farebbe benissimo a tuttɜ noi, io credo, non solo allɜ preadolescenti curiosɜ e allɜ adolescenti in pieno party ormonale, ma anche a chi ha superato abbondantemente gli -enti e non illumina ancora il buio dell’inconsapevolezza di sé, delle proprie pulsioni, del proprio desiderio.

Educazione sessuale non significa “educazione alla pornografia”

Se avete tempo e ve la cavate con l’inglese, leggetevi l’“International Technical Guidance on Sexuality Education” dell’UNESCO (2009), dove si intende l’educazione sessuale come un approccio, adeguato all’età e alla cultura, all’insegnamento riguardante il sesso e le relazioni attraverso la trasmissione di informazioni scientificamente corrette, realistiche e non giudicanti.

Un modo per raccontare molti aspetti della sessualità ma anche l’opportunità di esplorare i propri valori e atteggiamenti, oltre che di sviluppare le competenze decisionali, le competenze comunicative e le competenze necessarie per la riduzione dei rischi.

Sextival 2022, Rapallo. Genova
Foto di IFONNX Toys

D’altronde, l’educazione sessuale è materia prevista e perfino obbligatoria nei sistemi scolastici di quasi tutta Europa e nelle sue declinazioni più varie: dall’anatomia e lo sviluppo, alla fertilità e alla riproduzione. Non è esattamente la festa dei dildi e dei vibratori (magari!), ma è soprattutto la festa dei diritti, dell’analisi di relazioni e stili di vita, di affetti ed emozioni, di salute e benessere psicofisico, di influenze sociali e culturali legate alla sessualità. 

Per scansare ogni dubbio, educazione sessuale non significa “educazione alla pornografia”, che avrebbe anche senso di esistere nell’era in cui ogni clic può, più o meno sbadatamente, aprire finestre su contenuti hot. Questi, però, sono pensati per intrattenere, non certo per educare! 

Educare alla sessualità significa educare all’amore per sé e per l’altrə, fornire la mappa in un intricato labirinto, una bussola in caso di smarrimento.

Sapersi orientare rispetto ai propri sogni e bisogni, ma anche rispetto ai propri limiti, fisici ed emotivi, è un prezioso regalo che dovremmo fare a noi stessɜ e a coloro con cui entriamo in relazione.

Di sesso non solo si parla poco, ma anche male e in modo parziale; nelle sfere amicali e intime ci si muove spesso tra il gioco, l’imbarazzo e la fantasia portata all’eccesso, altrove ci si limita a problematizzare il tema associandolo esclusivamente alle sue conseguenze più dannose: dalle gravidanze indesiderate alla trasmissione di malattie, dalla violenza alle indicibili perversioni, dallo sfruttamento alla patologia.

Pleasure gap

Capita così che mentre il mondo online non fa che ostentare ed esibire una sfrontata sessualizzazione dei corpi e dei comportamenti, tante persone, nell’offline, non sappiano abbastanza di ciò che vogliono e possono.

Dirò di più: forse proprio perché di sesso si parla poco e non nel modo corretto, se ne fa sempre meno e ancora non lo si fa “nel modo giusto”, ovvero nell’ottica della reale soddisfazione di sé e dell*altrɜ, in una condizione di piena serenità e di agio. 

E stando ai sondaggi a farne le spese nel mondo sono soprattutto le donne. Consiglio la lettura di The Pleasure Gap: American Women and the Unfinished Sexual Revolution di Katherine Rowland e The Orgasm Gap: A Political History of Pleasure di Franky Dias.

Quanto ci piacerebbe una sessualità egualitaria, libera da tabù e oppressioni, da condizionamenti dovuti al genere o al grado di potere o all’abilità!

Il successo della serie Netflix britannica “Sex Education” o dell’innovativa piattaforma di sex-education CLIMAX, approdata da pochissimo anche in Italia dopo essersi affermata in Francia e Inghilterra con l’obiettivo di colmare il pleasure gap ed educare chiunque al piacere sessuale femminile, sono una prova del vivo interesse intorno all’argomento. 

Ora chiarisco un punto per me fondamentale: il sesso, di per sé, quando esiste il consenso, quando cioè le persone coinvolte (ma anche le pratiche di autoerotismo non sono male, eh!!!) sono consenzienti e pienamente consapevoli, quando insomma lo fanno perché lo vogliono, sanno di volerlo e non ci sono dinamiche di illegalità, non è un problema.

Consenso è una parola chiave, così come lo è il limite. Qual è il tuo limite? Scoprilo e sarai già a metà del lavoro. Conoscere i propri limiti, fisici ed emotivi, è indispensabile. 

In tal senso il lavoro condotto dai giovani e dalle giovani del progetto MakingOfLove, che abbiamo ospitato lo scorso inverno per un interessante talk ai Giardini Luzzati in occasione della rassegna #Patriarcout, è di enorme interesse.

La scuola conserva un ruolo decisivo nella formazione

Lɜ giovani che possono vedere sesso in continuazione, vogliono anche capirlo, confrontarsi in merito, parlarne senza sentirsi malatɜ, sbagliatɜ, perversɜ, solɜ. Proprio perché c’è un proliferare di immagini e di informazioni non mediate, c’è bisogno di educare, in senso etimologico, dal latino educĕre, “trar fuori”. 

Affidare a canali informali, alla solitaria e disordinata, quando non casuale, esplorazione online la conoscenza del mondo del sesso e del piacere, o darne compito alle famiglie, è limitante, forse perfino pericoloso. La scuola conserva ancora, si spera, un ruolo decisivo nella formazione.

Lɜ professionistɜ non mancano: perchè non creare situazioni di discussione e fornire dei punti di riferimento in un ambito così importante nella vita di molte persone? 

Autodeterminarsi, prevenire, curare il benessere sessuale, realizzarsi, apprendere, superare gli stereotipi, costruire rapporti basati sul rispetto, piacevoli e sicuri, lontani da qualsiasi ombra di violenza e coercizione, maturare un pensiero critico, superare le discriminazioni di ogni tipo: difficile pensare a qualcosa di altrettanto importante.

A Genova è attiva l’Associazione Edusex che offre formazioni per professionistɜ e genitori, percorsi educativi per pre-adolescenti e adolescenti, consulenze sessuologiche, workshop e seminari tematici, ma anche occasioni di discussione più informali.

Valorizziamo attività di questo tipo, diffondiamole, incontriamoci senza vergogna (dal latino verecundia, da vereri, riverire, aver rispetto, quindi non aver rispetto: non si manca di rispetto a parlar di sesso!).

Le obiezioni che vengono in genere fatte all’introduzione dell’educazione sessuale a scuola sono due: che determinerebbe un inizio più precoce delle relazioni sessuali e che quella sessuale dovrebbe essere una sfera intima, da trattare, al massimo, tra le mura di casa (dando per altro per scontato che tuttɜ abbiano una casa e una famiglia con cui avere conversazioni di questo tipo).

I dati rispetto ai paesi che hanno introdotto la materia a scuola da molti anni, però, smentiscono la bontà di un’impostazione come questa.

E allora?

Allora è con grande entusiasmo che ho appreso del Sextival di Rapallo, previsto per questo weekend. Sul sito ufficiale del festival si può leggere:

“Rifacendosi alle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), vuole colmare il divario tra la realtà del nostro territorio e l’attuale definizione di salute sessuale e i relativi diritti sessuali. L’evento si svolgerà a Rapallo (GE), a San Pietro, in due giornate (25 e 26 giugno 2022) in cui creare un ambiente di discussione aperto, non giudicante, sicuro ed inclusivo, sia per coloro a cui il tema risulti essere completamente nuovo, sia per chi, per motivi di lavoro o di vita personale, ha già a cuore molte o alcune delle tematiche del Sextival.

L’obiettivo è duplice: da una parte si intende dare voce alle realtà italiane e, ancor più, del nostro territorio che già si occupano del tema della salute sessuale, che siano esse associazioni, educatrici ed educatori, rappresentanti della sanità pubblica, artisti e liberi professionisti; dall’altra, si vuole organizzare un evento che possa essere divertente, piacevole e aggregativo, non solamente scolastico o seminariale, in modo da stimolare una socialità genuina tra persone con bagagli culturali ed esperienziali differenti attraverso l’organizzazione di workshop, musica dal vivo, spettacoli di intrattenimento e momenti di convivialità”.

Che se non ci pensa la scuola come istituzione ad educare la cittadinanza, ci pensa chi la frequenta.

Sextival è un’iniziativa promossa e pensata dall’Associazione Nassa, approdata a Rapallo dopo le esperienze di Sestri Levante e Chiavari. Lɜ ragazzɜ di Nassa dichiarano:

operiamo collettivamente con l’intento di creare un territorio all’altezza delle nostre idee, attraverso un dialogo inclusivo tra persone differenti, perché convintə che ognunə abbia il diritto e il dovere di potersi mettere in gioco per concretizzarle”.

Il lavoro che stanno sviluppando è molto sentito e scrupoloso, partendo dall’ascolto dellɜ coetaneɜ attraverso la somministrazione di questionari, sondaggi e momenti di incontro. 

Durante la due giorni di Sextival si parlerà di salute e piacere sessuale e lo si farà tramite workshop, laboratori, interventi e intrattenimento, con la partecipazione di professionistɜ, attivistɜ e personalità accuratamente selezionate.

Un evento completamente gratuito e fortemente accessibile, che si muove anche con il sostegno di un crowdfunding, che mentre scrivo segna quota 2700 euro. 

Tra lɜ ospiti cito Ilaria Gibelli, avvocatessa e attivista LGBTQ+, parte del coordinamento Liguria Rainbow e di Rete Lenford oltre che co-fondatrice di ZenaTrans; Gloria Pallotta, artista e attivista transfemminista di cui abbiamo già parlato qui; Nicola Macchione, andrologo e urologo; il collettivo milanese Mica Macho; il Comitato Vulvodinia e Neuropatia del Pudendo; ANLAIDS, prima associazione italiana nata per fermare la diffusione del virus HIV e dell’AIDS; Iacopo Melio, giornalista, scrittore, politico e attivista per i diritti umani e civili delle persone con disabilità; Alice Merlo (leggi l’intervista su wall:out), attivista per il diritto ad un’interruzione volontaria di gravidanza libera da stigma; Rossella Bianchi (leggi l’intervista su wall:out), scrittrice, poetessa ed ex sex worker transgender di Genova; la già menzionata Edusex e tantɜ altrɜ.

Un’occasione da non perdere!
E ora, vi è per caso venuta voglia?


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Immagine di copertina:
Sextival 2022. Foto produzionidalbasso


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Storica dell’arte e curatrice, scrive per la rivista d’arte “Juliet”, lavora nel settore comunicazione di Ce.Sto e Giardini Luzzati e per la redazione di Goodmorning Genova. Co-fondatrice di Progetto A (associazione che ha realizzato progetti di curatela e promozione artistica). Sempre attenta all’attualità, con una forte vocazione per il sociale, mente aperta e curiosa, cinefila e accanita lettrice. Femminista. Viaggia spesso, vive di arti e di relazioni sociali. Scrive, scrive, scrive -sempre, ovunque, comunque.

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