Guerra Ucraina, intervista a Nina

La guerra in Ucraina

Il 24 febbraio 2022 la Russia ha avviato l’invasione dell’Ucraina. Abbiamo intervistato Nina, studentessa ucraina di Scienze Politiche.

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Nina (nome fittizio) e io ci siamo conosciute qualche anno fa in Germania. Le nostre strade si sono poi separate: lei è tornata in Ucraina per terminare gli studi in scienze politiche e adesso vive e lavora in Germania. 

Il 21 febbraio 2022, Nina era in viaggio per l’Italia con una sua amica ed è passata a Genova in giornata. Ci siamo incontrate e aggiornate sulla nostra vita. Tra i vari argomenti toccati, ha accettato con entusiasmo di rilasciare un’intervista a wall:out sulla situazione in Ucraina.

Il 24 febbraio 2022, la Russia ha avviato una guerra contro l’Ucraina, dove vivono la famiglia e gli amici di Nina. 

Per dimostrare la nostra solidarietà al popolo ucraino e capire cosa sta accadendo, vogliamo prestare lasciare spazio alla voce a Nina e alla prospettiva ucraina.

Maria T: In primo luogo, potresti brevemente raccontare la relazione storica tra l’Ucraina e la Russia? In altre parole, come siamo finiti qui?

Nina: Bisognerebbe andare indietro perlomeno fino al 2014 per capire cosa sta succedendo adesso. Ma prima, una piccola premessa. Nonostante abbiamo trascorso diversi secoli sotto il dominio russo, noi ucraini ed ucraine non ci siamo mai considerati parte del popolo russo, ma piuttosto una popolazione separata con la propria lingua, storia e aspirazioni politiche.

La propaganda di Putin ha diffuso l’idea che il desiderio di abbracciare un’identità europea sia contro lo stato naturale delle cose. Ciò è stato utilizzato per giustificare le ambizioni della Russia a riportare l’Ucraina sotto la propria sfera d’influenza.

Putin cerca di convincere i suoi concittadini che l’Unione Sovietica è caduta illegalmente, sostenendo che l’Ucraina, la Bielorussia e la Russia dovrebbero tornare a condividere una sola nazionalità come era prima del 1991. Ma gli Ucraini non la pensano così.

Nel 2014 è avvenuta la prima rottura popolare con la Russia.

Allora, avevamo un governo fantoccio. Il presidente Yanukovych era salito al governo grazie a elezioni truccate e le persone non lo sostenevano. Nel 2013 i malumori si intensificarono. All’epoca il governo doveva siglare l’Accordo di Associazione che avrebbe iniziato il processo di allineamento politico dell’Ucraina e la sua integrazione economica nell’Unione Europea.

Ma Yanukovych faceva il doppio gioco. Proprio all’ultimo cambiò idea e con un’inversione di marcia decise di continuare a rafforzare le relazioni con la Russia.

Ciò prese alla sprovvista l’intera popolazione. Lo stesso giorno in cui l’Accordo di Associazione venne annullato, i giovani, perlopiù studenti, andarono a protestare nella piazza dell’Indipendenza a Kyiv, anche nota come Maidan. Sebbene fosse una manifestazione pacifica, furono violentemente attaccati dalla polizia.

Il risentimento popolare generato da questa aggressione gratuita spinse mezzo milione di persone a presentarsi nello stesso esatto luogo il giorno dopo per protestare contro il governo.

Così ebbe inizio la rivoluzione ucraina del 2014. Se il nostro governo non voleva avvicinarsi all’Unione Europea, avremmo cambiato il nostro governo. Quando il sentimento rivoluzionario si concretizzò, il Cremlino aveva già compreso che la situazione era fuori controllo. Era ormai impossibile mantenere l’Ucraina sotto la sua sfera d’influenza attraverso un regime fantoccio.

Come nazione, la maggior parte degli Ucraini voleva e vuole ancora allontanarsi dal proprio passato sovietico. La logica di sopravvivenza di Putin, d’altra parte, consisteva nel circondarsi con regimi antiquati proprio come il suo.

Dopo l’annessione della Crimea e di fatto l’occupazione russa del Donbas, era chiaro che non ci sarebbe più stata la possibilità di intrattenere rapporti amichevoli da buoni vicini con la Russia.

Il tentativo ucraino di combattere i separatisti supportati dai russi nelle regioni di Donetsk e Luhansk si è trasformato in un conflitto congelato che è andato avanti per 8 anni. La Russia non ha mai ammesso il suo coinvolgimento nello scontro, nonostante il suo evidente supporto finanziario e militare ai gruppi separatisti. Negli anni, la Russia ha utilizzato questo scontro per accusare l’Ucraina di essere un “regime nazista radicalizzato” (termine effettivamente utilizzato) che opprime le persone che desidererebbero tornare sotto la Russia. 

Credo che Putin abbia trovato il coraggio di invadere apertamente l’Ucraina in questo preciso momento perché i governi occidentali si trovano in un momento di vulnerabilità.

La Germania, leader dell’azione diplomatica nel 2014, si sta adattando al nuovo governo recentemente eletto. Gli Stati Uniti stanno ancora facendo i conti con le conseguenze della caotica ritirata dall’Afghanistan. In ultimo, ma non per importanza, l’Europa e il resto del mondo stanno affrontando le ripercussioni della pandemia.

L’attenzione di tutti era semplicemente rivolta altrove.

Ritengo che Putin abbia utilizzato questo momento per dare avvio a un’invasione totale perché lo ha considerato un momento propizio per “correggere” quello che è successo nel 2014 e ricondurre l’Ucraina al cosiddetto “mondo russo”.

L’Ucraina, desiderando diventare membro dell’Unione Europea, è una minaccia pericolosa per il regime di Putin, perché prima o poi i russi inizieranno a chiedersi come mai un paese vicino con un passato sovietico come loro, si muova più velocemente.

Si tratta di una bomba a orologeria per il regime dittatoriale in Russia.

M: Cosa significa questa invasione per l’Europa e per il resto del mondo? Quali sono le responsabilità delle società occidentali in questo conflitto?

Nina: Penso che significhi molte cose. In prima battuta, il fatto che Putin abbia invaso segnala la scarsa efficacia in termini diplomatici dell’Occidente durante le prime fasi di questo conflitto.

Durante le negoziazioni, Putin stava praticamente testando le acque per capire come avrebbe risposto l’Occidente a un’invasione. E le società occidentali non sono riuscite a dare una risposta forte, severa e unisona. 

La Russia ha interpretato questa indecisione come un’opportunità. Se l’Occidente fosse stato leggermente più abrasivo nel momento in cui bisognava scoraggiare la Russia, forse non saremmo qui. Dall’altra parte, è possibile che Putin avesse preso questa decisione ancora prima che la situazione escalasse. 

Detto ciò, credo che il fallimento più grande rimarrebbe non agire adesso. 

Dopo questo fiasco diplomatico, non intervenire ora indebolirebbe la reputazione delle democrazie occidentali nel panorama della politica internazionale, ma soprattutto significherebbe il fallimento dei valori democratici del blocco Occidentale. Lasciare indietro l’Ucraina, una nazione che ha espresso apertamente il suo desiderio di perseguire una scelta democratica, sarebbe come deludere un alleato.

Inoltre, non supportare l’Ucraina adesso sarebbe piuttosto pericoloso per l’Europa e il mondo occidentale. L’Ucraina divide geograficamente l’Europa e la Russia, rendendola una frontiera tra le due civiltà.

Se l’Ucraina fallisce nel suo ruolo di alleata con l’Occidente, diventerà una minaccia per l’Europa proprio come la Russia lo è adesso per l’Ucraina. 

M: Come viene percepito il conflitto in Russia? Come viene narrato?

Nina: Per curiosità leggo notizie da canali russi e vi è moltissima disinformazione. 

Innanzitutto, secondo i media russi, quello che sta succedendo in Ucraina non è una guerra. Putin è sempre stato molto attento alle parole che usa, così ha presentato l’invasione come “un’ operazione speciale per la liberazione del popolo ucraino”, che, come dicevo già prima, secondo la sua visione distorta dal 2014 sarebbe governato da un regime nazista. “Il governo nazista” è accusato di perseguitare la popolazione russofona in Crimea e nei territori temporaneamente occupati del Donbas.

Un’altra grande menzogna è che ha dichiarato che la popolazione civile non sarebbe stata colpita. Cosa sta succedendo adesso?

Quartieri residenziali, asili e ospedali sono stati attaccati. Secondo le statistiche ufficiali, fino al 28 febbraio, la Russia ha perso 5300 soldati. Al momento, l’attacco russo in Ucraina è il più letale mai avvenuto dalla sua indipendenza.

Se la popolazione russa sapesse quanto mortale è questa “operazione speciale”, penso che avremmo visto moltissime proteste, che non potrebbero essere facilmente sedate, dal momento che l’esercito è impegnato sul fronte ucraino. E questo comporterebbe la fine di Putin.

Guerra Ucraina, intervista a Nina
Manifestazione di solidarietà per l’Ucraina, Genova 26/02/2022. Foto di Maria T.

M: Noti delle differenze nel modo in cui il conflitto è descritto dalle fonti occidentali?

Nina: Posso solo parlare per i media tedeschi e anglofoni, per cui potrebbe essere una prospettiva non globale. Ho notato che tendevano ad adottare un tono pessimista nei primi giorni della guerra, come se prevedessero la sconfitta dall’Ucraina. Questa percezione sta scomparendo ora che l’Ucraina sta fronteggiando con successo l’attacco per il quinto giorno di seguito e le posizioni nemiche non sono avanzate rispetto al giorno iniziale [al momento dell’intervista, ndr]. 

Manca molto la prospettiva ucraina. Sembra che i canali di informazione occidentali siano filtrati attraverso le lenti della propaganda russa, perché la Russia è molto brava nella guerra d’informazione.

È importante conoscere lo stato attuale della guerra ma anche come si sente a riguardo il popolo ucraino e cosa è pronto a fare. 

M: Se quindi nelle ultime settimane abbiamo ricevuto poche informazioni dalla prospettiva ucraina, in che posizione si trova ora l’Ucraina?

Nina: Il focus sull’Ucraina mancava chiaramente già durante la fase diplomatica. Aveva senso, perché alla fine tutto questo non è altro che un punto di collisione tra due civiltà: Russia e gli USA.  Ma ora che le negoziazioni non hanno più luogo, direi che gli occhi del mondo sono puntati sulla sola Ucraina.

Questo è un momento di prova per l’Ucraina, per il suo governo, per il suo esercito e per la sua devozione ai principi democratici. Al tempo stesso, si tratta di una prova per il nostro desiderio di indipendenza e libertà.

M: E qual è il ruolo del presidente Volodymyr Zelenskij?

Nina: Durante le negoziazioni diplomatiche, mancava un leader che potesse contrastare il pericoloso carisma innato di Putin. Zelenskij non è stato un personaggio chiave nel contrattare una de-escalation, ma nel momento in cui la guerra è scoppiata, ha dimostrato di essere quel pezzo mancante del puzzle. 

Si è rifiutato di scappare da Kyiv, non si sta nascondendo nei bunker come altri politici avrebbero fatto, informa il suo popolo due volte al giorno sugli ultimi sviluppi e sembra trovare sempre le parole più adatte. È difficile da calcolare, ma al momento il supporto per il Presidente e per l’esercito sembra essere all’apice.

È davvero interessante osservare lo sviluppo di Zelenskij come politico.

Da ex-comico, credo che nessuno, incluso Putin, si aspettasse che sarebbe stato in grado di gestire la situazione. Tuttavia, il mondo potrebbe averlo grandemente sottovalutato. Dopo cinque giorni di guerra, è sempre più visto come un moderno Churchill. 

Lui e altri politici competenti, come per esempio il ministro degli esteri Dmytro Kuleba, considerano l’Ucraina come un progetto del quale sono responsabili e nel quale credono. E ciò manda un forte messaggio all’Occidente: l’Ucraina riesce a scegliere un governo che non sia corrotto e che non abbandoni il suo paese nelle ore più buie. Credo che le sanzioni economiche siano state adottate con successo anche grazie all’approvazione di questa leadership.

M: A questo punto, cosa dovrebbero fare i governi stranieri?

Nina: Le sanzioni economiche sono il primo passo. Tagliare la Russia fuori dal sistema SWIFT è già un provvedimento drastico. Non poter usare la propria carta nel XXI secolo è piuttosto spiacevole e si spera che ciò spinga la popolazione russa a risentirsi contro il proprio governo.

I russi e le russe stanno già soffrendo, ma hanno imparato a vivere con questo dolore. Le loro voci non vengono ascoltate e hanno paura a protestare perché verrebbero attaccati violentemente dalla polizia. È dunque nostra responsabilità creare le condizioni per la loro ribellione contro questa situazione.

Il taglio dallo SWIFT danneggerà Putin stesso, dal momento che si affida a un’oligarchia piccola, potente e ricca, che lo odierà per le conseguenze che la sua decisione ha portato. 

Ma le sanzioni economiche non saranno sufficienti nel lungo termine. 

Il prossimo passo è quello di fornire all’Ucraina armi militari. Le negoziazioni a questo proposito sono già avviate.

Un’altra cosa che desideriamo è che la NATO chiuda i nostri cieli. Sappiamo bene che la NATO non può inviare eserciti all’Ucraina, ma se venisse assicurata la protezione ai civili evitando minacce dall’alto, la nostra armata potrebbe continuare a combattere l’esercito russo via terra.

Infine, i governi stranieri devono velocizzare il processo dell’entrata dell’Ucraina nell’UE e nella NATO, perché finché non saremo parte di questi blocchi, la Russia rimarrà una minaccia per l’Ucraina e dunque le possibilità di un’altra invasione rimangono concrete.

Una guerra in Europa, come avremo modo di imparare nei prossimi giorni, danneggerà gravemente l’UE. Per prevenire un ulteriore attacco russo è necessario estendere l’architettura di sicurezza dell’UE all’Ucraina. 

M: Cosa possiamo fare noi cittadini occidentali per aiutare l’Ucraina? 

Nina: Il futuro dell’Europa viene deciso in questi giorni. La questione è se l’Europa avrà al suo fianco un’altra nazione indipendente democratica o centinaia di rifugiati e una dittatura in espansione a est. 

Al momento, le truppe ucraine sono l’unica difesa contro l’esercito russo. Dovrebbero essere considerate dagli europei come una forza che protegge non solo le città dell’Ucraina, ma anche i confini legali dell’Europa.

Come individui singoli, possiamo sempre fare qualcosa per aiutare. Si può donare all’esercito ucraino e alle truppe volontarie civili della resistenza, che necessitano di giubbotti antiproiettile ed elmetti per via del crescente interesse ad arruolarsi. Il popolo ucraino da solo ha elargito 50 milioni USD in soli tre giorni.

Stiamo raccogliendo le donazioni qui:  

linktr.ee/voiceforukraine
––––
how-to-help-ukraine-now.super.site

È importante comprendere che ciò che sta avvenendo riguarda anche voi. Con una guerra in corso a tre ore di volo dall’Italia, vi sono alte probabilità che il vostro paese dovrà presto prepararsi ad accogliere rifugiati e rifugiate.

Evitare che le persone debbano fuggire dalle loro abitazioni è nell’interesse di tutti. Ma alla fine, prestare aiuto è una questione di umanità.

Cercate di essere più attivi e attive possibile. Schieratevi. Andate alle manifestazioni. Cercate di provare empatia per il popolo ucraino e parlateci per ottenere una visione completa della guerra. Informatevi e diffondete notizie sicure.

M: Come stanno gli ucraini e le ucraine? 

Nina: La battaglia è dura. Ma al contrario delle truppe russe, sentiamo un curioso senso di orgoglio quando affianchiamo il nostro esercito. Il morale è molto alto. Ci sentiamo nel giusto proprio come quando uno combatte il Male, conoscendo la verità e sapendo che il mondo intero è a nostro fianco.

In nessun scenario l’Ucraina cederà volontariamente, la posta in gioco e le aspettative sono troppo alte.

Le nuove generazioni ucraine sono cresciute in un’Ucraina indipendente e le vecchie generazioni non vogliono vivere di nuovo i tempi dell’Unione Sovietica. Anche se la Russia occupasse i territori, sarebbe impossibile per Putin controllare il popolo ucraino. La resistenza popolare sarebbe devastante. 

Infine, l’Ucraina è convinta della sua scelta e guarda all’Europa. In uno dei momenti più bui dalla Seconda Guerra Mondiale, non fateci sentire come se ci aveste abbandonati. Non lasciate indietro i vostri alleati. Non lasciate che l’Ucraina e il mondo intero perda fiducia nell’Europa.

Immagine di copertina:
Statua della Madre Patria a Kiev. Immagini di Maksym Tymchyk e Elena Mozhvilo


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Storica dell’Arte laureata con una tesi sui bestiari medievali presso il Courtauld Institute of Art di Londra. Negli ultimi anni trascorsi tra Italia, Germania e Inghilterra si è interessata di storia dell’arte medievale, musei, didattica e divulgazione. Europea ma genovesissima.

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