Massimo Franchini

L’intimità musicale dei fratelli Franchini

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Massimo Franchini, musicista che collabora con il fratello Claudio a diversi progetti di condivisione.

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Oggi abbiamo il piacere di scambiare qualche pensiero sulla musica con un compositore che ha messo la sua passione a disposizione degli altri, proponendosi come arrangiatore di musiche per audiolibri, poesie e molto altro. 

Avremo modo di raccontare prossimamente anche del progetto “Intima Cantor”, ma per ora iniziamo a conoscere Massimo Franchini!

Elisabetta F.: Ciao Massimo, grazie per averci dedicato del tempo per parlare dell’argomento preferito da noi di Songbox (e non solo): la musica!

Quali sono le esperienze più significative che hanno caratterizzato il tuo percorso formativo, in quale periodo della tua vita e perché?

Massimo Franchini: Parlando di passione per la musica da sempre, in realtà è difficile individuare un’esperienza più importante di altre. Il percorso è sempre stato improntato al divertimento innanzitutto e all’autoapprendimento, non avendo potuto frequentare il conservatorio, pur avendo una formidabile predisposizione per la musica. Questo rimarrà per sempre un grande rimpianto.

Un periodo presso un maestro di musica e una costante formazione sulla teoria e l’armonia hanno comunque costruito e affinato la tecnica.

L’evoluzione è stata naturale, dalle prime tastiere a ventola ricevute per Natale a 5 anni, alle innumerevoli chitarre che hanno costellato tutti questi anni, per tacere delle tastiere arranger e i synth di ultima generazione, sui quali attualmente io e mio fratello Claudio produciamo gli inediti.

Gli errori spesso sono dei grandi insegnamenti: se potessi tornare indietro cosa faresti diversamente?

M.F.: Proverei ad entrare in conservatorio anche in età adulta. Allora ero forse troppo giovane per affrontare un impegno simile. Poi tenterei di investire di più sulle capacità inerenti le opere grafiche, anche questa una passione sviluppatasi fin dai primi anni.

Le decisioni importanti da prendere, lungo il cammino, sono sempre molte e talvolta si legano con le occasioni che si presentano. C’è qualche esperienza che ti ha fatto perdere l’orientamento?

M.F.: Non direi: la musica è sempre stata relegata, intenzionalmente, ad un ambito di pura passione pertanto le esperienze semi-professionali o professionali legate ad essa sono state rare, fatta salva la pluriennale presenza sul web in veste cantautorale.

Un paio di occasioni, purtroppo per varie ragioni non debitamente colte, si sono invece presentate tempo fa in un ambito artistico legato alle arti grafiche.

Cosa ti ispira a comporre?

M.F.: La vita, le esperienze consumate in prima persona e la voglia di comunicarle sono una formidabile musa ispiratrice. Inoltre la composizione musicale regala momenti di estraneazione del tutto personali, uno stato mentale – sia pure fugace – particolarissimo, un rapporto con se stessi che è quasi gioia.

Quanto conta la sperimentazione di nuovi suoni nel tuo lavoro?

M.F.: In un ambito cantautorale “da ascolto” (potremmo dire confidenziale) i suoni classici la fanno da padrona nell’orchestrare brani di questo tipo, tuttavia gli innumerevoli suoni che la tecnologia oggi mette a disposizione del musicista lo inducono e lo stimolano ad una ricerca costante di nuove sonorità, soprattutto per i pezzi più dark oppure etnici oppure ancora in ambiti più techno.

Che tipo di strumentazione utilizzi?

M.F.: Dopo anni passati sugli arranger attualmente lavoriamo su workstation synth. Le potenzialità di queste macchine sono infinite. Con un synth a sei ottave puoi fare praticamente di tutto e produrre autonomamente con risultati professionali.

Intima Cantor
Cover del progetto Intima Cantor dei fratelli Franchini

Quali sono i pro e i contro del web e dei social?

M.F.: Sicuramente il web offre una vastità di canali per la diffusione e la visibilità delle proprie opere impensabile soltanto una ventina di anni fa (anche se il raggiungimento di un risultato positivo non è mai così scontato) tuttavia l’offerta è talmente vasta che quelli che emergono dalla massa sono veramente pochi e non sempre i più meritevoli.

L’aspetto che forse non viene sufficientemente considerato da coloro che sono indotti a pensare che sia sufficiente pubblicare le proprie opere in rete, magari appoggiandosi a un distributore, è il supporto pubblicitario del prodotto e della propria immagine (oggi paradossalmente forse ancora più importante del contenuto).

Senza un’adeguata promozione, fatti salvi alcuni casi eclatanti, temo che il proprio prodotto, sperduto nella massa delle proposte, rischi la trasparenza presso il pubblico della rete passando spesso inosservato o mal giudicato solo dopo pochi secondi di ascolto.

Scorciatoie ormai consolidate come i talent televisivi, inoltre, a mio avviso mortificano le offerte – magari più valide – presenti in rete. Se non passi per un canale TV le chances di riuscita si assottigliano in maniera impressionante.

Cosa pensi della situazione musicale attuale?

M.F.: È troppo appiattita su determinati standard (rap in testa) e la musica elettronica ha dato un colpo fatale all’impianto melodico dei brani in commercio.

Oggi cantare certi brani senza la base musicale è praticamente impossibile. Ma forse anche questo è un segno dei tempi e non è detto che sia negativo. Anche se conservo dei dubbi. Paradossalmente se oggi uno proponesse un pezzo stile anni ‘50 senza vocalizer e senza autotune sarebbe sicuramente più originale!

Quali sono i tuoi progetti attuali e per il futuro?

M.F.: L’attuale collaborazione con altri artisti anche di ambiti differenti (per esempio la poesia con professionisti come Francesca Ghiribelli con la quale stiamo realizzando un progetto estremamente interessante) è un’esperienza molto coinvolgente.

Proseguire in questa direzione, senza abbandonare la sfera cantautorale, sarebbe una prospettiva veramente stimolante.

Immagine di copertina:
Foto di Massimo Franchini


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