sversamento di idrocarburi nel Varenna

Lo sversamento di idrocarburi nel Varenna

Il 27 settembre Eni sversa per errore idrocarburi nel Varenna. Cosa sappiamo oggi? Come si sono mosse le istituzioni?

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Il 27 settembre 2022 la cittadinanza segnala un odore acre imperversare nell’aria. Pungente. Gli occhi lacrimano e il naso sembra urticato dall’interno. Odore di idrocarburo. I passanti si dividono tra chi assicura di sentire un odore anomalo e chi invece minimizza, sostenendo che sia “l’odore di sempre”.

Siamo nel quartiere di Pegli, dove sfocia il fiume Varenna, corso d’acqua che taglia a metà l’omonima valle. Il forte odore è rilevato a nemmeno un km dalla foce del fiume.

Nella zona sono stanziate diverse aziende che trattano idrocarburi o solventi, tutte in un raggio di circa 5km2: Porto Petroli, Eni, Superba e Carmagnani. Capiamo dunque perché qualche abitante abbia riferito di non percepire alcuna differenza nell’aria rispetto a quella che si respira lì ogni giorno.

Alzi la mano chi transitando da Multedo a Pegli non abbia sentito almeno una volta un odore pungente. Platea? Ecco nessuno. L’odore c’è, crudo, aspro nelle narici e i residenti lo respirano ogni giorno.

Torniamo ai fatti.

Il 27 settembre viene fuori che l’odore percepito dai nasi più attenti è reale: è in corso uno sversamento di idrocarburi nell’alveo del Varenna – al minimo della sua portata a causa della lunga siccità estiva. 

Vengono subito allertati i Vigili del Fuoco che giungono sul posto con il nucleo speciale NBCR (nucleare batteriologico chimico radiologico), oltre a Capitaneria di Porto e Arpal. Si stima che la perdita, a poche ore dalla sua denuncia, sia di almeno 4000 litri.

L’intervento è tempestivo. Si lavora in fretta per evitare che il rio nero arrivi alla foce del fiume, liberandosi in mare. Vengono posizionate delle panne assorbenti per limitare il percorso dell’idrocarburo, e vengono utilizzati camion autospurgo per aspirare l’idrocarburo.

Le prime ipotesi suggeriscono che possa esserci stata una perdita nella raffineria Fondega Nord, di proprietà di Eni. 

Poi arriva la conferma: lo sversamento arriva proprio dalle raffinerie Eni.

Attribuita la responsabilità, Eni attua tutte le misure di sicurezza previste in questi casi: il sezionamento, la messa fuori esercizio e lo svuotamento dei tratti di tubazione interessati. L’azienda dichiara ai media e alle autorità di aver incaricato una ditta di pronto intervento ambientale per bloccare la migrazione delle sostanze estranee al fiume.

Per vederci più chiaro, nei giorni successivi al 27 settembre, la procura di Genova ha posto sotto sequestro una parte dell’impianto e indagato due persone, aprendo un fascicolo con l’ipotesi di reato di inquinamento colposo.

Attualmente, le operazioni di bonifica stanno proseguendo ininterrottamente, ma nell’alveo sembra che siano ancora presenti tracce di idrocarburi. Autospurgo vanno e vengono su e giù dalla strada sommergibile che corre adiacente al letto del fiume, con anche qualche piccola perdita durante i travasi. 

Augurandoci che l’emergenza possa terminare presto, viene da interrogarsi però sullo stato di sicurezza della bassa Val Varenna.

Durante le indagini sulla dinamica dell’incidente Eni, infatti, è emerso come la società abbia dei piani di emergenza esterni non aggiornati. La notizia trapela da Genova24 che data al 2015 i piani di sicurezza dell’azienda. Una delle condizioni principali da osservare in caso di guasto o incidente è l’evitare che le perdite giungano al di fuori dall’impianto. Nel caso del 27 settembre, condizione assolutamente non rispettata.

Nelle 15 cisterne situate alle spalle del fiume possono essere stoccate 297mila tonnellate di idrocarburi. Ciò fa rientrare a gran diritto l’impianto di Eni in quei siti nazionali definiti rischio incidente rilevante dalla Legge Seveso e quindi soggetti a regolamentazioni ben precise.

Area dello sversamento di idrocarburi
Le aziende a rischio rilevante. Fonte Marco Grondacci

(Per chi non lo conoscesse, l’incidente di Seveso è stato il più grave disastro ambientale italiano. Le più recenti normative ambientali sono scaturite in seguito a quella tragedia. Per avere un’idea dei fatti, consiglio il podcast Silenzio, di Elena Accorsi Buttini)

“Per “incidente rilevante” si intende un evento quale un’emissione, un incendio o un’esplosione di grande entità, dovuto a sviluppi incontrollati che si verificano durante l’attività di uno stabilimento soggetto alla legge, e che dia luogo a un pericolo grave, immediato o differito, per la salute umana o per l’ambiente, all’esterno o anche solo all’interno dello stabilimento, e in cui intervengano una o più sostanze pericolose.”

Ma lo stabilimento Eni non è l’unico sorvegliato speciale nella zona Varenna-Multedo

Anche gli altri stabilimenti citati a inizio articolo sono catalogati come siti a grande rischio. Ve li ricordo: Carmagnani, Superba, Porto Petroli. 

E infatti basta volgere un momento lo sguardo al passato per contare gli incidenti avvenuti negli anni:

  • 12 luglio 1981 un fulmine colpisce una petroliera ormeggiata al Porto Petroli provocando un’esplosione. 6 morti e 12 feriti
  • 16 maggio 1987 l’esplosione di un serbatoio Carmagnani provoca la morte di 4 operai
  • agosto 2014 una bomba d’acqua rompe un tubo probabilmente Carmagnani posto nell’alveo del fiume: sversamento idrocarburi
  • 2015 sversamento accidentale idrocarburi nel torrente Varenna

Quello del mese scorso è l’ennesimo pericolo che la cittadinanza di Pegli e Multedo deve stare a guardare. Non mi piace definire incidenti di serie A e di serie B: anche un piccolo sversamento può degenerare in grosse complicazioni ambientali, oltre che di sicurezza della popolazione.

Cosa accadrebbe se per qualche motivo divampasse un incendio? L’esplosione di Viareggio vi ricorda qualcosa? 

Il fatto del 27 settembre riporta inoltre in luce un dibattito che da anni si consuma: il riposizionamento dei depositi chimici. Da anni questi depositi vengono rimbalzati ipoteticamente tra varie zone del ponente ligure – perché no, il loro ricollocamento non prevede la passeggiata di Nervi, o la collina di Albaro, per dirne due a caso – le ipotesi avanzate sono Sampierdarena, la diga del porto, il Porto Petroli stesso. 

Tra “novità” vociferate a Multedo, anche la possibilità di creare un autoparco nell’area Fondega Sud, nei pressi del casello autostradale di Pegli – perché se da un lato verranno tolte le cisterne, dall’altro che fai, non ci butti due camion in un bel piazzalone vuoto? Sia mai che poi la gente si abitua a tutto quel nuovo benessere.

Le nuove posizioni sono immaginate su fette di territorio che già hanno pagato un caro prezzo. Il ponente ha perso quasi la totalità dell’accesso al mare (Sestri, Cornigliano, Sampierdarena) di fronte all’avanzamento dell’industria.

Per citarne un altro, in Val Varenna poi, oltre al problema delle grandi industrie, c’è anche quello del traffico pesante. Il luogo infatti è una via di passaggio nevralgica per i camion che tutto il giorno tutti i giorni effettuano scorribande su e giù verso le cave Pian di Carlo e Tana dei Banditi.

Camion nel Varenna
I camion che transitano in località Granara. Fonte Nadia Vicentini

Va specificato che la strada che conduce dal mare ai monti non è delle più larghe e agevoli. Un traffico di mezzi pesanti mette quotidianamente a repentaglio la sicurezza di automobilisti e pedoni.

Inoltre non conosciamo i danni strutturali che il transito di tali mezzi potrebbe arrecare alle infrastrutture esistenti, ma i residenti ricorderanno sicuramente la frana dell’autunno 2018 che per mesi ha alterato la viabilità. 

Frana 2018 in Val Varenna
La frana di novembre 2018. Foto Nadia Vicentini

I residenti, a seguito dello sversamento di idrocarburi, ennesimo evento funesto, hanno presentato esposto ai carabinieri e si stanno mobilitando per creare un comitato, o confluire nel già esistente Comitato Val Varenna

Che cosa sanno i cittadini pegliesi in merito alla sicurezza e ai piani di evacuazione? Che cosa è stato detto loro da parte delle autorità in seguito a questo evento?

Decenni fa, in bassa Val Varenna fu distribuito porta a porta un opuscolo giallo indicante le operazioni da attuare in caso di emergenza. Ma oggi valgono ancora le stesse regole?

I consiglieri comunali Francesca Ghio e Filippo Bruzzone (Europa Verde) nei giorni successivi allo sversamento hanno presentato un’interrogazione urgente, chiedendo poi – all’assessore all’ambiente Sergio Gambino e al presidente del municipio ponente Guido Barbazza – un’assemblea pubblica da tenersi proprio nel municipio di Pegli, in modo da informare la cittadinanza su quanto stia accadendo e su quali siano le procedure di sicurezza da osservare in caso di incidente.

Ma in questo fondo valle, la salute come va?

Attualmente sul territorio non esistono centraline ambientali in grado di monitorare la presenza di idrocarburi nell’aria e di PM. Potrebbe essere un bel gesto da parte delle istituzioni quello di installare un sistema di monitoraggio dell’aria. Quantomeno per avere un’idea dell’entità del problema nella zona. 

Dato che recentemente in consiglio comunale è passata all’unanimità la proposta della lista Europa Verde per l’avvio del monitoraggio ambientale sulle emissioni navali, ci piacerebbe vedere dei campionamenti anche in questa vallata.

Ci piacerebbe anche che la popolazione venisse informata correttamente sui rischi che corre (o non corre).

E infine ci piacerebbe che le zone di primissima periferia industriale non rimanessero delle lande abbandonate prive di ogni considerazione da parte delle istituzioni, ma che venisse rivolta a esse la stessa attenzione che viene rivolta a qualsiasi altra zona della municipalità genovese.

Immagine di copertina:
Foto di Nadia Vicentini


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Ha una laurea in chimica ma (al momento) non la usa, nel frattempo continua a studiare nel ramo dell’ambiente. Agonista da 13 anni, oggi finalmente vive del suo sport. Scappata da Genova per 3 anni e ritornata con la voglia di scoprirla davvero: l’esser zeneise è una croce che va portata con onore. Ama i dinamismi ed i collegamenti trasversali. Selvatica, un po’ come la sua terra.

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