Liguria mare bollente. Ecosistemi

Un mare bollente – parte seconda: gli ecosistemi

L’estate torrida del 2023 ha riscaldato anche i mari. Che cosa è successo nel Mar Ligure? Ne parliamo assieme a tre scienziate ambientali. Parte seconda.
30 Giugno 2023
11 min
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Venerdì scorso vi ho raccontato della chiacchierata fatta con Giulia Calogero, presidentessa di Menkab – il respiro del Mare e Sara Durante, ricercatrice CNR. (Un mare bollente – parte prima: le Caretta caretta liguri)

Abbiamo scoperto che le tartarughe Caretta caretta iniziano a nidificare volentieri anche nel mediterraneo, che il Mar Ligure sta assumendo delle temperature anomale. Ma queste temperature che conseguenze hanno sulla fauna e sulla flora marine?

Riprendiamo il filo lasciato venerdì scorso, di nuovo con Sara Durante e aiutati questa volta anche da Lorenzo Merotto, scienziato ambientale che si occupa proprio di questi temi presso l’Area Marina Protetta di Portofino.

Ripartiamo proprio da quelle temperature anomale.

Sara Durante, per quello che mi hai raccontato finora, che conseguenze ci sono per la fauna marina? Che cosa significa avere X gradi in più?

Usiamo una metafora: il corpo umano ha una temperatura media di funzionamento intorno ai 37°C. Mezzo grado in più è già uno scombussolamento per il sistema corpo, non funzioniamo bene con qualche linea di febbre. Un grado in più ci mette mediamente a letto. Due, o tre, sono un grosso problema. Arriviamo fino a 42°C di tolleranza, dopodiché si denaturano le proteine e il sistema corpo umano collassa.

Un grado e mezzo di temperatura in più in un corpo umano rende la vita estremamente difficile, ed è così che dobbiamo pensare anche all’ambiente. 

Un ecosistema è un sistema formato da diverse comunità in relazione tra di loro e con l’ambiente circostante, che funzionano bene proprio perché in equilibrio e armonia tra loro e con le condizioni ambientali. Variare, anche di poco, le condizioni ambientali può rendere l’ambiente un posto ostile in cui vivere per quelle comunità, cambia la disponibilità di cibo, le dinamiche tra le varie comunità, influenza i tassi di crescita ecc.

La fauna, la flora e più in generale gli ecosistemi funzionano fintanto che permangono le condizioni favorevoli al loro sviluppo e mantenimento. Ci sono comunità ed ecosistemi più resistenti di altri, cioè capaci di tollerare range di temperatura, salinità se siamo in mare, pressione, luce, fattori nutrizionali un po’ più ampi, e altri meno. 

Nella fascia climatica in cui ci troviamo per ora, dove non siamo (non dovremmo essere) soggetti a cambiamenti repentini nelle stagioni, come invece capita con altri climi, gli ecosistemi caratteristici sono tendenzialmente più delicati, e pertanto l’impatto dei cambiamenti climatici è più forte e distruttivo che altrove.

Inoltre è bene ricordare che gli ecosistemi più resistenti sono quelli con meno biodiversità, che è uno dei fattori da proteggere. 

Il pianeta terra, in qualche modo, saprà sempre tornare a un suo equilibrio, anche in condizioni climatiche molto diverse da ora. Solo che questo equilibrio non comprenderà molte delle specie (noi compresi, volendo) e delle dinamiche ecologiche, e di conseguenza sociali e culturali che siamo abituati ad avere intorno oggi e a chiamare casa.

Lorenzo Merotto: nello specifico, nel Mar Ligure che scenari possono avvenire dal punto di vista degli ecosistemi se questi delicati equilibri variano?

Gli eventi estremi con le heat waves provocano morie di massa, dalla superficie agli strati del coralligeno (cioè quegli organismi sessili – attaccati a un substrato – bentonici – al fondo – che contribuiscono a creare il corrispettivo nostrano delle barriere coralline, cioè grandi congregazioni di organismi calcarei, che da noi sono formate principalmente da spugne calcaree e gorgonie).

Queste morie di massa sono un grosso problema perché il coralligeno è fatto da organismi detti strutturanti, cioè che letteralmente con le loro strutture costruiscono il fondale, dandogli la forma, il quale a sua volta incide sull’idrodinamica delle onde ad esempio e sull’erosione della costa. 

L’impatto c’è anche per altri organismi strutturanti ma meno tridimensionali, tra cui alghe, briozoi, varie specie di spugne. La maggior parte di questi sono organismi a crescita molto molto lenta che se vengono danneggiati sono persi per decenni – se non per sempre – esattamente come la barriera corallina, solo meno famosi.

Ci sono state diverse morie grosse a Portofino, ma vale per tutto il Ligure, nel 1999, nel 2003, nel 2018 e poi inevitabilmente lo scorso anno.

Per l’estate 2022 la paura ulteriore è che la strage possa andare avanti per più tempo del normale, perchè normalmente queste morie si vedono in autunno, ma in questo caso hanno iniziato a verificarsi già dalla fine dell’estate e l’autunno dal punto di vista delle temperature è di fatto cominciato solo a metà novembre.

La moria avviene per il caldo per cui non sono programmate queste specie, ma anche perché tutto quello che muore sopra poi scende verso il basso, e se sopra c’è l’inferno bollente muore molta più roba – piccola, planctonica cioè che sta sospesa e va con le correnti – i cui resti si vanno a depositare sulle gorgonie, diminuendo la capacità filtrante con fenomeni di necrosi.

Quindi, a parte l’ipotesi che il caldo arrivi troppo in basso, esiste anche il problema del caldo “solo” superficiale che impatta comunque gli strati più profondi. In questo caso la temperatura è un fattore scatenante ma non diretto, indebolisce l’organismo che poi è più suscettibile a patogeni.

Poi c’è tutto il sessile che muore negli strati più superficiali, che è a crescita magari più rapida ma la cui strage è stata immediatamente visibile quest’estate anche solo con maschera e pinne: stragi di Eunicella cavolinii (la gorgonia gialla), stragi di Cladocora (madrepora) per esempio tra Voltri e Arenzano, di briozoi, spugne e altri organismi tipici anche sopra i 20 metri. In situazioni delicate come queste basta poi una mareggiata a “idropulire” tutto il fondale roccioso. 

Le stragi non riguardano solo ciò che sta attaccato al fondo, ma anche diverse specie ittiche, tra cui cernie brune, mostelle, naselli; ad esempio nel 2019 c’è stata una strage di cernie a causa di una encefalopatia virale, quindi una malattia, che è un virus tipico degli allevamenti di pesce come branzini e orate, e che passa alla cernia causandone la morte, che è fortemente dipendente dal riscaldamento del mare nella forma delle heat waves.

Quindi questi aumenti di temperatura del mare non sono un fatto recente e imprevedibile. Come per l’arrivo delle Caretta caretta, avete già osservato la comparsa di altre specie aliene? 

Sì, sono 40 anni che gli scienziati registrano cambiamenti di ogni tipo legati all’aumento della temperatura, che vanno dallo scioglimento dei ghiacci all’aumento della povertà nei paesi sottosviluppati.

Lo dico per sottolineare che il clima che cambia non influenza solo il meteo o gli animali o quanta fatica facciamo a dormire d’estate, ma ha ripercussioni indirette sociali e culturali enormi.

Focalizzandoci sul riscaldamento del Mediterraneo, la comparsa di specie aliene è sempre più frequente.

Aliene sono tutte quelle specie che provengono da mari più caldi, che con il riscaldamento del Mediterraneo adesso riescono ad adattarsi e proliferare, molto spesso scalzando la “corrispettiva” specie mediterranea, che come detto prima spesso non è in grado di sopportare i cambiamenti e quindi facilmente soccombe. 

Gli organismi più problematici per gli ecosistemi locali provengono dal Mar Rosso, la loro migrazione è fondamentalmente cominciata con l’apertura del canale di Suez – oltre che con l’aumento del traffico marittimo – a causa del quale specie di altri mari arrivano da noi attraverso le acque di sentina delle navi, e, se trovano un ambiente favorevole, anche loro proliferano.

Ad oggi il loro livello di diffusione verso il nord del Mediterraneo è un altro di quei campanelli d’allarme che testimoniano senza ombra di dubbio che il clima sta cambiando.

Il problema si è quindi allargato dal solo Mediterraneo orientale al bacino occidentale, in particolare si sta avendo un accelerazione pazzesca soprattutto in Adriatico, con alcune specie che hanno raggiunto già il golfo Trieste, che è il punto più a Nord di tutto il Mediterraneo. 

Altri esempi di nuove specie ormai divenute stanziali nel Mar Ligure sono ad esempio diverse specie aliene nei porti, bentoniche sessili (ndr. attaccate a un substrato, al fondo), il granchio corridore atlantico – avvistato a La Spezia di recente – il granchio blu reale già dal 2016.

La specie aliena più presente e radicata è la Caulerpa radicacea, alga infestante che tappezza il fondo e soffoca tutto quello che c’è sotto, nel 2007 avvistata per la prima volta, nel 2009 era già ovunque.

Le segnalazioni sono tutte di specie termofile, cioè che amano stare al caldo, in zone dove in teoria non avrebbero ragione di stare comode, ma invece adesso ci arrivano e si riproducono perché di fatto c’è più caldo. Altri esempi sono i barracuda, ormai comuni; l’aumento della cernia rossa che è termofila, prima rara, ora costante.

Abbiamo ancora del margine di azione per limitare i danni agli ecosistemi marini?

Spesso gli impatti dei cambiamenti climatici sono visti come inevitabili: cosa possiamo fare noi nel nostro piccolo e nel qui e ora per fermare un’onda di calore? Niente, sembrerebbe.

In realtà non è proprio così, perché l’impatto diretto dell’uomo, come ancore, lenze, pescare indiscriminatamente specie in difficoltà, inquinamento marino e altro, aumenta l’impatto dei cambiamenti climatici “inevitabili” indebolendo gli organismi.

La lotta ai cambiamenti climatici parte davvero dal singolo, non serve a niente piantare alberi se non proteggiamo quello che c’è già da impatti diretti peraltro dovuti ad attività spesso ricreative, come la pesca amatoriale o l’inquinamento diretto di spiagge e mare in estate da parte dei bagnanti.

Torniamo a parlare dello “scempio climatico”, come definito da Limet con Sara Durante. A luglio 2022 il golfo ligure ha registrato temperature record, con una media di 28°C.

Ci preoccupa il raggiungimento di questo valore medio già a luglio, anziché a fine estate? O in quanto media è logico presupporre la registrazione di T inferiori nell’immediato futuro che, per l’appunto, abbasseranno la media a valori coerenti con l’andamento storico recente? 

Qui il problema riguarda principalmente gli eventi estremi e il loro tempo di ritorno. Gli eventi estremi (super caldo, super freddo, super alluvione, super nevicata ecc..) ci sono sempre stati. Il punto non è la loro presenza, ma la frequenza con cui questi accadono, cioè il loro tempo di ritorno e la loro durata. Eventi estremi sempre più frequenti e sempre più lunghi sono un effetto del cambiamento climatico.

Il mare bollente già a luglio, semplificando molto, ha inibito la sua capacità di rinfrescare l’aria durante la sera, impedendo alle temperature di scendere durante la notte, e intrappolando montagne di umidità invece che dissiparle, rendendo il meteo estivo molto più caldo-umido della media del periodo.

L’assenza tipica di perturbazioni e mareggiate in quel periodo ha impedito il rimescolamento, e questa situazione di caldo afoso è rimasta bloccata perdurando parecchio, ce ne siamo accorti tutti, oserei dire. 

Andando a fare un paragone consideriamo i dati visualizzabili da Copernicus Marine Service che è una delle banche dati più attendibili in Europa, a cui ho lavorato anche io, sull’anomalia di temperatura superficiale, cioè di quanto la temperatura puntuale si discosta dalla media climatologica del periodo – cioè quello che “dovrebbe essere”.

Questa temperatura del mare di due mesi di luglio in due anni qualsiasi negli ultimi 20 ha mappe quasi sempre in positivo, cioè il mare tende a essere ogni estate più caldo di quello che ci si aspetta – parliamo allora di trend positivo di riscaldamento globale – ma con una scala che generalmente non sfora i 3°C, parlando di temperature puntuali, cioè del giorno x dell’anno y in un dato punto.

Luglio 2022 è andato letteralmente fuori scala, con temperature giornaliere puntuali che hanno superato di 6 o 7°C la media prevista per il periodo.

La cosa peraltro è perdurata fino a praticamente Novembre, al ponte dei santi avevamo l’acqua a Voltri a circa 22°C, che è una temperatura estremamente fuori scala per i primi di Novembre, e questa cosa ha conseguenze amplificate che sconteremo a livello sia ecologico sia meteorologico nei mesi a seguire, e già le alluvioni di questa primavera ci dicono qualcosa.

Tutte le cose dette finora, ma peggio, perché in soldoni è stato agosto da luglio a ottobre praticamente, a livello meteomarino.

Quindi in questo caso no, il fatto che la stiamo chiamando “media” non vuol dire che da qualche parte ci sarà un valore più basso che metterà le cose in pari, luglio 2022 ha registrato valori giornalieri record nel Mar Ligure che sono durati quasi tutto il mese, che è assolutamente un evento estremo-eccezionale, che però purtroppo diventerà sempre meno eccezionale e sempre più estremo – tanto è vero che le temperature medie del mare sono e sono rimaste ampiamente fuori scala, triplicando il tempo di naturale diminuzione.

Liguria mare bollente. Ecosistemi
Le temperature medie superficiali di un giorno casuale di luglio 2022. Fonte MeteoCiel.fr

E quindi ci aspettiamo che tutti questi eventi intacchino il meteo?

La dinamica va al contrario: è il clima che influenza il meteo, non viceversa.

La climatologia e meteorologia sono due cose diverse, la prima si occupa delle dinamiche delle condizioni atmosferiche tipiche e stabili e, a oggi, anche della loro variabilità su larga scala – clima mite, clima continentale, clima equatoriale ecc.

La meteorologia invece si occupa delle condizioni atmosferiche transitorie: in un contesto di clima mite, domani pioverà, farà più caldo o più freddo quest’estate?

Il clima globale che cambia incide sulle dinamiche atmosferiche tipiche e a larga scala, che a loro volta incidono sul meteo, con l’aumento dell’instabilità, dell’imprevedibilità e della frequenza dei fenomeni meteorologici estremi, che sono in grado di creare enormi danni agli ecosistemi.

Come descritto prima: le morie di massa di fauna sessile, cioè di quegli animali che stanno attaccati al fondale e non hanno la capacità di scappare, tipo i coralli o le gorgonie, oppure tutto quello che fa parte del plancton, cioè chi si fa trasportare dalle correnti e quindi anche qui non può scappare, tra cui le larve di buona parte della fauna ittica – che poi noi peschiamo o non peschiamo più e alla società, come ad esempio le alluvioni della scorsa estate e di questa primavera, delle quali a lungo ce ne porteremo dietro le conseguenze.

Il quadro è chiaro. Le temperature estreme della scorsa estate non ci hanno sorpresi e non sono state un’eccezione. La fauna e la flora marine si stanno riadattando alle nuove temperature, creando nuovi equilibri. 

Voglio ribadire, ancora una volta – come se Sara Durante e Lorenzo Merotto non fossero stati chiari – che cambiamento climatico non significa solamente “povere piante, poveri animali!”.

Cambiamento climatico significa spostamento degli equilibri, e in questi è incluso anche l’uomo. Narrare la lotta al cambiamento climatico a suon di “salviamo il pianeta!” è una comunicazione ipocrita. L’obiettivo egoistico della lotta al cambiamento climatico è quello di salvare l’uomo, non il pianeta. Il pianeta, in qualche modo saprà riadattarsi alle nuove condizioni: ridistribuirà le proprie specie, ne spingerà avanti alcune a scapito di altre, che scompariranno.

Vorrei che gli attivisti e il giornalismo – non scientifico – ricordassero più spesso che il pianeta, nel corso del tempo e con qualche aggiustamento, riuscirà a trovare il suo modo di funzionare, anche senza l’uomo.

Vorrei che si raccontasse la lotta al cambiamento climatico per quello che è: una disperata corsa per salvare l’uomo.

Vorrei anche che si raccontasse più spesso che è uno spostamento di equilibrio la migrazione dei popoli in fuga da condizioni climatiche estreme; che è uno spostamento di equilibrio il peggioramento delle condizioni socio economiche globali.

L’uomo è incluso tra le specie che traggono danno dal cambiamento climatico. E se, come altre specie stanno già facendo, esso non sarà in grado di riadattarsi alle nuove condizioni del pianeta Terra, sarà una specie destinata all’estinzione.

Immagine di copertina:
Foto di Marek Okon


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Ha una laurea in chimica ma (al momento) non la usa, nel frattempo continua a studiare nel ramo dell’ambiente. Agonista da 13 anni, oggi finalmente vive del suo sport. Scappata da Genova per 3 anni e ritornata con la voglia di scoprirla davvero: l’esser zeneise è una croce che va portata con onore. Ama i dinamismi ed i collegamenti trasversali. Selvatica, un po’ come la sua terra.

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