LABIBA | Israele a processo: Denunce internazionali, ordinanza contro israele

LABIBA | Israele a processo: Denunce internazionali

Il 26 gennaio 2024 la Corte Internazionale di Giustizia ha emanato la prima ordinanza del caso Sudafrica contro Israele.
5 Aprile 2024
di
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LABIBA | Israele a processo

Il 26 gennaio 2024 rimarrà tra le date da ricordare nella memoria giuridica del diritto internazionale e nella narrazione storica del conflitto a Gaza, iniziato il 7 ottobre 2023 con l’attacco di Hamas in Israele. 

A due settimane dalla conclusione delle prime udienze pubbliche presso la Corte Internazionale dell’Aia a fronte dell’accusa del Sudafrica contro Israele di reato di genocidio, nella sua prima ordinanza la Corte ha decretato la presenza di prove sufficienti per indagare l’accusa.

Pur reiterando il rispetto del diritto internazionale umanitario da parte di tutte le parti coinvolte nel conflitto, evitando qualsiasi potenziale accusa di imparzialità nell’operato giudiziale, così come richiedendo il rilascio immediato di tutti gli ostaggi, la Corte conferma di avere giurisdizione prima facie sul caso e accoglie la richiesta del Sudafrica rispetto alla responsabilità di Israele di mettere in atto misure cautelari urgenti per evitare l’aggravarsi della situazione.

Ciò indurrebbe con prove ancora più schiaccianti alla conferma del reato di genocidio e alla sua fattuale implementazione contro il popolo palestinese. 

Malgrado il verdetto non espliciti in modo letterale l’ordine di un cessate il fuoco, imponendo la cessazione da parte di Israele di qualsiasi atto di genocidio, o che si possa ricondurre a tale, ne implica di fatto la sua attuazione.

Nello specifico, l’ordinanza della Corte delibera in modo inequivocabile la responsabilità di Israele di mettere in atto una serie di misure per prevenire la commissione di atti di genocidio nei confronti dei palestinesi a Gaza. 

In particolare:

L’uccisione di civili; la violenza fisica o mentale; la deliberata implementazione di condizioni di vita che conducano alla distruzione fisica in maniera totale o parziale; l’imposizione di misure volte a prevenire le nascite. 

Nei commi successivi, la Corte ordina a Israele di:

Assicurare con effetto immediato che l’apparato militare non commetta alcuna azione citata nel primo punto; prendere tutte le misure in suo potere per prevenire e punire il diretto e pubblico incitamento a commettere un genocidio nei confronti dei Palestinesi residenti nella Striscia di Gaza; prendere misure efficaci per prevenire la distruzione e assicurare la protezione di qualsiasi prova legata alle accuse di atti iscritti all’interno dell’articolo I e II della Convenzione per la prevenzione e la punizione del crimine di genocidio. 

A Israele viene richiesto di inviare un report alla Corte entro un mese dalla pubblicazione del verdetto di tutte le misure prese per rendere effettiva l’ordinanza. 

Malgrado la mancanza di uno Stato internazionale di polizia che possa fare rispettare le misure imposte dalla Corte, l’ordinanza detiene per Israele un impatto a livello reputazionale, politico e diplomatico che la rende storica per la potenzialità del suo contenuto, ovvero che le azioni in corso vadano al di là del diritto di ogni Stato di assicurare la difesa dei suoi confini.

Nuove prese di posizione

Il primo verdetto della Corte ha sicuramente sancito un punto di partenza pragmatico che ha visto, a cascata, prese di posizione a livello internazionale. 

L’8 febbraio 2024, il Nicaragua richiede il permesso di intervenire nel caso in oggetto ai sensi dell’Articolo 62 della Convenzione, affermando di avere un interesse di natura giudiziaria. 

Il 12 febbraio, il Sudafrica richiede alla Corte di emanare misure aggiuntive in riferimento all’operato di Israele dopo i preoccupanti sviluppi del conflitto a Rafah. 

Dopo una controrisposta, il 16 febbraio 2024 la Corte, pur dichiarando di non provvedere all’emanazione di misure cautelari aggiuntive, riafferma con forza l’effettiva e immediata implementazione delle misure provvisorie delineate nell’ordinanza del 26 gennaio 2024.

Israele rimane legato all’ottemperamento degli obblighi iscritti nella Convenzione di Ginevra, assicurando la sicurezza del popolo palestinese nella Striscia di Gaza.

Ma il Sudafrica non si ferma, e il 6 marzo 2024 procede con una nuova richiesta per la modifica delle precedenti decisioni in merito alle misure provvisorie.

In parallelo, tra il 24 e il 26 febbraio si è svolta la prima udienza preliminare per le politiche territoriali di occupazione a Gerusalemme Est, Cisgiordania e Striscia di Gaza, a seguito della richiesta emanata dall’Assemblea Generale il 31 dicembre 2022. 

Cinquantadue Stati e tre organizzazioni multilaterali hanno presentato i loro casi contro Israele, riaffermando il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione e denunciando un’occupazione israeliana permanente che è diventata di fatto politica di annessione territoriale. 

Un procedimento che alimenta i tasselli di una catastrofe umanitaria avente già raggiunto in pochi mesi il record di bambini morti in un conflitto e un livello di malnutrizione sull’orlo della carestia. 

Articolo di
Chiara Sinigaglia

Immagine di copertina:
Foto di Den Harrson


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