LABIBA | Israele a processo

LABIBA | Israele a processo

A cento giorni dall’inizio del conflitto, il Sudafrica porta Israele davanti alla Corte Internazionale di Giustizia con l’accusa di genocidio a Gaza.
2 Febbraio 2024
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14 gennaio 2024, cento giorni dall’inizio del conflitto a Gaza. Secondo i dati del Ministero della Salute palestinese: 23.700 le persone uccise, 60.000 i bambini feriti, 2,2 milioni il numero di individui che soffrono di livelli critici di insicurezza alimentare, 6 case su 10 a Gaza danneggiate da bombardamenti continui. 

Non bastano certo i numeri per decretare una persona giuridica, in questo caso lo Stato d’Israele, come colpevole di genocidio. Non bastano, certo, ma vanno a interessare la narrativa del diritto internazionale, iscritta nei connotati giuridici, dei meccanismi di potere che riportano – attraverso i numeri – un’accusa al suo cuore pulsante: i diritti umani violati, una Palestina che testimonia in prima persona il dramma del suo massacro. 

Ed è proprio la condivisione diretta del massacro attraverso i canali e profili su social media da parte delle vittime stesse a Gaza, una delle testimonianze che il corpo legale dello Stato del Sudafrica ha portato a supporto della sua denuncia contro Israele di crimine di genocidio in quanto violazione della Convenzione di Ginevra del 1948 (Articolo 2 della Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio), ratificata da entrambi gli Stati e per questo imputabile.

Devastazione, disumanizzazione, intenzionalità

Entità della devastazione, linguaggio disumanizzante, intenzionalità dell’atto di genocidio emergono come i punti focali delle istanze portate avanti dal Sudafrica in seguito alla richiesta di procedimento contro Israele (PDF) ed esposti nelle prime udienze pubbliche dell’11 e 12 gennaio presso la sede della Corte Internazionale di Giustizia all’Aia.

A conclusione della prima sessione di udienze, si attende a breve la decisione della Corte rispetto alle misure cautelari contro Israele (primo obiettivo del Sudafrica), mentre il giudizio finale sulla reale commissione di genocidio da parte dello Stato israeliano arriverà in una seconda fase del processo. 

La Corte Internazionale di Giustizia è composta da 15 giudici eletti per un mandato di nove anni che si occupano di dispute tra Stati in merito a potenziali violazioni di obblighi di trattati e convenzioni internazionali, quando ratificati da entrambi.

Le sue decisioni per quanto riguarda l’accusa del Sudafrica contro l’azione di Israele, giudicata lesiva dei diritti della comunità internazionale, sono vincolanti in termini giuridici, ma non politici – ovvero, non hanno potere di applicazione immediata, in quanto si rifanno al Consiglio di Sicurezza per la conferma del giudizio, con conseguente leva sul potere di veto in caso di contrarietà di uno dei membri permanenti.

L’appoggio degli Stati Uniti ad Israele, in aggiunta al silenzio in merito da parte dell’Unione Europea, stende un velo di disillusione razionale sugli esiti del processo. Tuttavia, le accuse del Sudafrica non hanno fortunatamente lasciato spazio a un approccio remissivo, anzi.

Evidenza di genocidio

Nelle tre ore di udienza, il Sudafrica attraverso il suo corpo di avvocati ha magistralmente presentato l’evidenza empirica, oggettiva del crimine di genocidio – dalla mancanza di cibo e acqua e la negazione dell’accesso alle cure mediche, al bombardamento degli ospedali e strutture, agli attacchi militari senza tregua.

Le dichiarazioni disumanizzanti dei ministri israeliani hanno poi completato il quadro a supporto dell’intenzionalità dell’atto (elemento soggettivo) da parte di Israele di sterminare i palestinesi di Gaza in quanto rappresentanti della Palestina stessa – ‘punizione collettiva per l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023’. 

Mentre il Sudafrica rivendica l’urgenza di una decisione da parte della Corte in merito alle misure cautelari per sospendere le operazioni militari israeliane e assicurare l’accesso all’assistenza umanitaria nella Striscia e in generale nei territori occupati, il 19 gennaio è la volta dell’Indonesia di presentare un’accusa contro Israele per la violazione de diritti umani perpetrata con l’occupazione dei territori palestinesi per oltre 70 anni. 

Una comunità internazionale divisa, operazioni militari che ostinano a non dare tregua a Gaza così come negli altri territori occupati, un massacro in corso che proprio attraverso gli strumenti giuridici del diritto internazionale fa tornare alla luce la definizione di ‘genocidio’ che oltre settanta anni fa si era formulata, con la speranza comune di non farne più esperienza.

Negli occhi dei palestinesi di Gaza, oggi, la prova contraria.

Immagine di copertina:
Foto di Den Harrson


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