Caso Assange. Con il giornalista dissidente crolla anche l’Occidente libero.

Caso Assange. Con il giornalista dissidente crolla anche l’Occidente libero

Se l’Occidente fosse libero, difenderebbe uno dei più grandi giornalisti contemporanei a rischio ergastolo per il racconto dei crimini del governo USA.
16 Giugno 2023
6 min
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Chi è Julian Assange? In troppi si pongono questa domanda. Se noi europei e occidentali fossimo i popoli liberi che crediamo di essere, il nome di quest’uomo sarebbe da anni impresso sulle prime pagine di ogni giornale e tutti ne conoscerebbero l’identità.

Ma non è così e questo fa sorgere innumerevoli dubbi sulle nostre effettive “libertà” di pensiero o di opinione.

Julian Assange è un giornalista – e informatico programmatore – australiano, nato nel 1971. Reo di aver divulgato al mondo segreti di stato statunitensi di interesse pubblico, è attualmente detenuto e sotto processo nel Regno Unito. Qui, rischia l’estradizione (ovvero la consegna di un individuo da parte di uno stato a un altro) e la conseguente condanna a 175 anni di reclusione, negli U.S.A. con le accuse di cospirazione e spionaggio. 

Se è vero che l’informazione libera è un tratto caratteristico e un perno portante dell’Occidente democratico, com’è possibile che un giornalista venga accusato e processato per avere rivelato verità inconfutabili al grande pubblico? 

Forse i governi dell’Occidente sono solo apparentemente diversi da quei regimi totalitari che rifiutano e contrastano, tanto da voler “esportare la democrazia” nei loro territori.

Posto che esistono notevoli differenze tra il mondo occidentale e i paesi reputati “meno democratici”, fino a che punto l’esilio forzato e la reclusione a vita di un giornalista, colpevole di aver svolto eccellentemente il proprio lavoro, possono essere reputate diverse dal suo omicidio o dalla sua condanna a morte?

Probabilmente poco.

Quali informazioni ha diffuso?

Questa domanda sorge spontanea visto il trattamento a lui riservato. La risposta è molto semplice: Assange, attraverso la piattaforma WikiLeaks, di cui è fondatore, trasmise al pubblico informazioni riguardanti fatti che, per usare un eufemismo, mettono in imbarazzo molti governi occidentali e, nel particolare, la Casa Bianca.

Tra le tante: massacri di stato, crimini di guerra, atti di tortura e scandali finanziari a sfondo bellico

Analizzando i diversi documenti diffusi dalla piattaforma, si evince come il moderno mondo occidentale, autoproclamato esempio politico di democrazia e libertà per tutto il globo (sic!), abbia in realtà gravissime colpe che sono state nascoste alla pubblica opinione per decenni, così da sopprimere all’origine qualunque forma di dissenso.

Perché il caso di Julian Assange riguarda tutte e tutti?

Assange non è solo un uomo, non è solo un giornalista. È il simbolo più alto della libertà d’espressione occidentale. È la persona che ha usufruito di questa libertà fino all’estremo limite, anzi, oltrepassando l’estremo limite stabilito dal Potere. E proprio per questo è attualmente perseguitato

Se Julian venisse estradato e la condanna per lui stabilita fosse applicata, il suo caso fungerebbe da spaventapasseri per qualsiasi altro giornalista del “mondo nuovo”, che non potrebbe più praticare la sua professione senza la paura di subire ritorsioni personali gravissime.

Quale altro giornalista si permetterebbe di pubblicare dati reali, ma poco apprezzati dai potenti, senza accettare di mettere a rischio la propria vita o quella dei propri cari?

Questo caso rappresenta un precedente per chiunque, nel futuro, vorrà rivendicare la libertà di informazione e di stampa. Quello a cui stiamo assistendo è un atto di repressione degno del periodo nazi-fascista. 

Eppure quasi tutta la stampa tace, già probabilmente impaurita dalle conseguenze che potrebbero attendere chiunque pensasse di alzare un dito in difesa di un uomo intellettualmente libero che ha sognato un mondo intellettualmente libero e che, per questo, sta pagando con la propria vita il prezzo delle sue azioni.

Perciò, chiunque conosca la vicenda di Assange parli e urli a gran voce il suo nome, così che tutti sappiano che, sotto i nostri occhi, il mondo libero che ci riempie di orgoglio (sic!) sta condannando a morte un uomo con la sola colpa di aver provato a salvaguardare la libertà di tutti.

Caso Assange. Con il giornalista dissidente crolla anche l’Occidente libero.
Foto di Markus Spiske

Di seguito viene proposta una breve cronologia che racchiude alcuni dei più importanti fatti che contraddistinguono la vicenda del giornalista:

2006 | Fondazione di WikiLeaks

Viene fondata WikiLeaks, con lo scopo di diffondere informazioni contenute in documenti secretati da parte dei governi, fino ad allora inaccessibili al pubblico. Tutto ciò tramite sofisticati strumenti informatici di protezione dei dati.

2007 | Camp Delta Standard Operating Procedures
SOP FILE >

Sulla piattaforma viene pubblicato un documento secretato dal governo U.S.A. che testimonia l’utilizzo di torture e sevizie fisico-psicologiche perpetuate da parte delle forze dell’ordine statunitensi nei confronti dei detenuti del carcere di massima sicurezza di Guantanamo (territorio U.S.A. sull’isola di Cuba). Sospetti già precedentemente avanzati dal comitato internazionale Croce Rossa.

Detenuti: 765.
Detenuti innocenti: 150 circa.
Detenuti minorenni: 22.

2010 | Prima accusa a WikiLeaks 

L’intelligence americana pubblica un primo rapporto in cui accusa la piattaforma WikiLeaks di essere una minaccia per la stabilità nazionale.

2010 | Collateral murder

WikiLeaks pubblica il video, di verificata autenticità, di un omicidio definito “collaterale” (così titolato dal documento ufficiale). Qui alcuni soldati americani, ridendo divertiti, aprono fuoco su una strada trafficata in Iraq uccidendo 18 civili, tra cui due giornalisti.

L’uccisione intenzionale dei suddetti definisce l’episodio come un crimine di guerra, piuttosto che come un “danno collaterale”. 

Le giustificazioni del governo americano riguardo l’accaduto rimangono tuttora inconsistenti.

Insieme a questo video vengono pubblicate innumerevoli prove documentali che dimostrano come, tramite il sostegno finanziario (dichiarato come aiuto umanitario!) a stati terzi, gli U.S.A. contribuivano all’attuazione pratica dei crimini di guerra compiuti da altri paesi.

2010 | Afghan e Iraq War Logs 
Afghan War Diary, 2004-2010 FILE >
e Iraq FILE >

WikiLeaks pubblica documenti che evidenziano decine di migliaia di uccisioni civili mai dichiarate in Afghanistan e in Iraq. 

I ricercatori dell’Iraq Body Count, per esempio, sono arrivati a stimare tra le 185.395 e le 208.419 vittime civili solo per quanto riguarda lo Stato iracheno. Questo conteggio includerebbe solamente le vittime dirette, escludendo quelle provocate dal collasso sanitario conseguente al conflitto.

Siamo nell’ordine delle centinaia di migliaia di persone innocenti uccise.

2010 | Cablegate
Embassy Diplomatic Cables FILE >

WikiLeaks pubblica alcuni messaggi confidenziali, che furono scambiati tra le alte cariche dello Stato statunitensi, i quali mettono in luce numerosi scandali internazionali. Tra i tanti, alcuni testimoniano il sostegno economico e politico al lavoro minorile in alcuni stati esteri da parte della Casa Bianca. 

Negli stessi file si evince chiaramente quale fosse la visione del governo U.S.A. nei confronti dello Stato Italiano, che viene descritto come un servo al servizio degli Stati Uniti. Vengono qui svelate alcune ingerenze da parte di questi ultimi nei confronti dell’Italia e del suo governo, che appare sempre pronto a eseguire servilmente gli ordini impartiti. 

Un esempio tra i molti, come scrive chiaramente Stefania Maurizi, riportando citazioni originali, nel suo libro “Il potere segreto”, è quello dell’ambasciatore americano Sembler che elogiò il governo Berlusconi per aver impedito all’allora Presidente della Repubblica Ciampi di sollevare l’illegittimità costituzionale della partecipazione italiana alla guerra in Iraq.

In seguito alla pubblicazione di questi documenti, è sempre Stefania Maurizi nello stesso libro a scrivere:

“subito dopo il primo scoop, Glenn Greenwald e Ewen MacAskill sul quotidiano The Guardian e i giornalisti americani Laura Poitras e Barton Gellman sul Washington Post pubblicarono un nuovo documento top secret della NSA (National Security Agency, Agenzia per la Sicurezza Internazionale statunitense, nda), che rivelava come l’agenzia avesse accesso diretto ai server dei giganti della Silicon Valley – Google, Apple, Facebook, Microsoft, Yahoo, YouTube, Skype, […] – attraverso un programma chiamato PRISM, che permetteva alla NSA di raccogliere tutti i contenuti delle email, delle chat, dei documenti inviati via internet, della navigazione in rete di milioni di persone.”

Fine 2010 | Consegna di Assange

Nel dicembre 2010 Julian Assange si consegna spontaneamente alle autorità di Londra e viene rilasciato su cauzione dopo pochi giorni. Il giornalista viene poi accolto come rifugiato politico nell’ambasciata ecuadoriana della capitale inglese, dove passerà i successivi 7 anni.

Il capo di stato ecuadoriano in quel momento è il socialista Rafael Correa.

2017 | Cambio di presidenza ecuadoriana

Decade il presidente socialista Rafael Correa e sale al potere Lenin Moreno (filo-americano). Ad Assange viene proibita qualunque forma di comunicazione con l’esterno.

2019 | Arresto

Le forze dell’ordine inglesi entrano nell’ambasciata dell’Ecuador e arrestano Julian Assange.

2021 | Condanna

L’Alta Corte britannica concede l’estradizione del giornalista negli U.S.A.

2022 | IMMINENTE ESTRADIZIONE

Nel marzo del 2022 al giornalista viene negato l’ulteriore appello alla Corte Suprema inglese. Nell’aprile dello stesso anno la Corte dei Magistrati emette ordine formale di estradizione per Assange.

Novembre 2022 

Il team legale di Assange presenta ricorso presso la CEDU – Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Le sorti del giornalista sono ancora incerte.

Marzo 2023 

Si tiene un convegno presso la Camera dei Deputati italiana, organizzato dal Movimento 5 Stelle, durante il quale intervengono vari esponenti del mondo politico e sociale tra cui Stella Moris, moglie di Julian, e il discusso Alessandro Di Battista, da sempre assiduo sostenitore della causa. 

Di seguito alcune loro dichiarazioni.

Stella Moris:
“Ogni giorno le condizioni fisiche di Julian peggiorano […] è detenuto con i peggiori criminali, lui che, semplicemente, ha denunciato degli orribili crimini. È un mondo alla rovescia.”

“Se fosse stato un caso giuridico, non avrebbe fatto un giorno di carcere. È un caso politico […] Julian ha pubblicato dall’UE, perché sapeva che è la culla della democrazia. È da qui che deve partire il cambiamento.”

Alessandro Di Battista:
“Serve coraggio da parte del giornalismo, l’unico in grado di costringere la politica a cambiare rotta […] riguarda tutti noi e la libertà di stampa.”

Che il mondo urli a gran voce: ”Julian Assange libero!”. Per lui e per tutti noi.


Si ringraziano le più  sostanziose fonti: Stefania Maurizi, autrice de “Il potere segreto”, e la pagina “Nova lectio”, di cui si consiglia la visione del video qui sotto che ripercorre la storia di Assange.
Si segnala, inoltre, la raccolta firme proposta da “Il Fatto Quotidiano” nella sua nuova piattaforma di petizioni “Io scelgo” in sostegno della causa.

Immagine di copertina:
Foto di Henry Nicholls


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