OutBe Liguria

Ecco OutBe: fare rete all’aria aperta per conoscere e tutelare gli ecosistemi

Viene lanciata oggi una nuova startup in Liguria, tra citizen science, natura e la volontà di mettere in contatto realtà sportive e ambientali. Ne abbiamo parlato con Arianna Liconti.

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Oggi, ultimo giorno del mese più corto dell’anno, si stanno scaldando diversi cuori in Liguria. Qualcosa di nuovo, qualcosa di fresco, qualcosa di discretamente salato sta arrivando. Parte dal mare, ma non si limita a quello. L’emozione del lancio, l’ambizione di un progetto nato da immensi brainstorming, la felicità di trovarsi al primo passo di una nuova avventura. Ci siamo, dunque! Si chiama OutBe, è una start-up legata alla conoscenza e alla salvaguardia degli ecosistemi ed è pronta a coinvolgervi nella sua visione profonda.

Ne abbiamo voluto parlare con Arianna Liconti, Head of Science & Ecosystem Manager di questa realtà. Avevamo già avuto modo di conoscerla tempo fa qui su wall:out, durante una lunga chiacchierata condotta al ritmo delle onde (qui la sua intervista: In un mare di pensieri con Arianna Liconti).

Tutto è partito da  Luca Tixi e Alessandra Tixi, le menti co-fondatrici. Ci sarà Jacopo Dellacasa (Project Officer), che avrà un ruolo di grande equilibrio, e poi ci saranno Matilde Marino (genovese di nascita e ora Marketing Manager) e Giulia Gasparrini (da Monaco per rincorrere la sua passione, lo storytelling), che si occuperanno rispettivamente dello sviluppo marketing e della comunicazione di OutBe.

Un team composto da elementi under-35, con il vento in poppa di chi è giovane e capace. L’incubatore dei pensieri, delle visioni, delle strategie e degli obiettivi di questa nuova “creatura” è stato Outdoor Portofino, che da un quindicennio si occupa di fare sperimentare la natura con sensibilità e competenza.

Ma partiamo proprio dal nome, per capire meglio l’obiettivo di questo progetto

“Lo volevamo in inglese, possibilmente corto, e che al tempo stesso potesse racchiudere le due dimensioni principali su cui si fonda questa realtà”.

Out + Be, per l’appunto.

Da un lato la componente legata alla vita outdoor, agli sport all’aria aperta (Out); dall’altro lato quella connessa alla scoperta esperienziale, alla dimensione personale, alla partecipazione di sé in un ecosistema, al contempo fragile e immenso (Be).

La cittadinanza dunque viene chiamata a farsi protagonista, a proporsi in prima linea per scoprire e poi tutelare l’ambiente in cui si trova a vivere.

“Help Nature Out”: è questo il motto che racchiuderà questa esperienza.

Si tratta di un vero e proprio incipit all’azione, come a dire: “Aiuta la natura, però fallo vivendo il paesaggio, esplorando la sua bellezza, conoscendone le debolezze, potenziandola laddove necessario. Supportala – certamente – ma fallo all’aria aperta”.

Si parla spesso di citizen science, rischiando però di non comprenderne appieno il significato né di averne gli strumenti adatti per poterla effettivamente mettere in pratica.

Tale espressione è stata inserita nel giugno del 2014 nella lista di parole nuove dell’Oxford English Dictionary, che l’ha definita come «la raccolta e l’analisi di dati relativi al mondo naturale da parte di un pubblico, che prende parte a un progetto di collaborazione con scienziati professionisti».

I dati raccolti infatti sono numerosi, accurati e soprattutto su larga scala geografica e temporale, essenziali al supporto non solo della ricerca, ma soprattutto di legislazioni e azioni di conservazione dell’ambiente marino (Citizen science in mare: come fare e perché).

OutBe, in questo contesto, si pone l’obiettivo di fare da tramite, per mettere in contatto chi ama e vive la natura ogni giorno con i progetti che propone.

OutBe Liguria
Foto di Outdoor Portofino

Come funzionerà all’atto pratico

Chiedo di chiarirmi come funzionerà all’atto pratico, e Arianna corre a prendere un disegno per mostrarmelo. Del resto, mi spiega, proprio partendo da tantissimi disegni di gruppo nei mesi scorsi è arrivata l’ispirazione giusta per dare vita alla start-up.

Immagini, parole, puntini che si uniscono, relazioni umane, nuovi volti, poco sonno, tanti caffè e una fortissima volontà. Comincio a comprendere la fibrillazione di poter presentare l’idea al pubblico, dopo mesi di duro lavoro. Ma torniamo a noi, e al disegno.

Vi è un triangolo con tante connessioni disegnato a matita sopra, ai vertici sono segnati tre elementi: People, Places, Projects. Riuscire a connettere questi tre punti sarà il lavoro di OutBe.

“In questo periodo storico è comune imbattersi in discorsi sul rispetto dell’ambiente, però prima dobbiamo conoscerlo”.

Da una parte ci sono tante persone che non sanno a chi rivolgersi per iniziare, dall’altro lato invece esiste un ecosistema di progetti a volte poco noti. La start-up diventerà un polo di attrazione per aziende, associazioni, amanti degli sport outdoor, ricercatori e semplici volontari, che dovranno iniziare a dialogare sempre di più insieme su questi temi.

“Noi cerchiamo di mettere tutto questo a sistema, collegando le comunità outdoor locali con i progetti e i centri di ricerca per studiare e tutelare un luogo”.

Ci sono anche finalità puramente divulgative?

“Sì – mi risponde – anche se in primis ciò che ci spinge è riuscire a permettere che avvengano le connessioni tra persone, luoghi e progetti, che altrimenti non accadrebbero con facilità. Per questo abbiamo deciso di implementare il nostro sito ufficiale con due profili social: quello su Instagram e quello su LinkedIn, che ci aiuteranno a sviluppare una comunicazione diretta con la nostra community”.

Ci sarà dunque la possibilità di apprendere, oltre che di ricevere informazioni necessarie per i possibili progetti in cui farsi coinvolgere.

Il focus sarà puntato principalmente sul mar Mediterraneo, ma la prospettiva non si limiterà ad esso. Infatti verranno sviluppati numerosi progetti anche sulla terraferma, in collaborazione con le reti sentieristiche della penisola.

“A tal riguardo, ci piacerebbe per esempio integrare una figura esperta nella classificazione di piante , insetti e rocce, per poter pensare insieme ad alcuni possibili progetti” (meglio ancora se guida Aigae, in tal caso, vi invitiamo a scrivere una mail a arianna@outbe.earth).  

Ma oltre a ciò, c’è la volontà di coinvolgere tante nuove persone, per esempio in ambito tech, comunicazione, naturalistico e di data analysis.

OutBe Liguria
Foto di OutBe

Come abbiamo detto, dunque, la citizen science sarà uno dei pilastri principali, ma non l’unico

Durante un workshop condotto alcune settimane fa presso l’Eremo di Niasca, sulle dolci alture di Portofino, la squadra si è riunita per definire alcune parole chiave intorno a cui far germogliare l’idea.

Ne sono uscite sei, in particolare: Freedom, Belonging, Innovation, Awareness, Outdoor, Ecology. Sono termini che racchiudono le diverse anime del team, le differenti visioni connesse, la consapevolezza del presente e lo slancio in avanti.

Ciò che propone OutBe, in definitiva, è un modo nuovo di intendere la compartecipazione tra entusiasti della natura, associazioni sportive e turistiche e settore della ricerca scientifica verso un obiettivo comune: vivere e studiare la natura con occhi nuovi. Con gli occhi di chi fa scienza, con gli occhi di chi scopre e impara, con gli occhi di chi fa sport all’aria aperta, con gli occhi di chi vorrebbe fare queste tre cose contemporaneamente.

Noi di wall:out magazine, guidati dall’amore per Zena, per la Liguria e per le giovani realtà che qui cercano il loro spazio, non possiamo fare altro che felicitarci per questa novità e per l’entusiasmo che porta in dote.

Secondo Arianna, Genova può diventare un terreno fertile per tante proposte pronte a  trasformarsi in startup. È essenziale crederci:

“Tutte queste realtà nascono da qualcuno che ha un’idea e ci crede, facendo a sua volta credere altre persone”.

L’aspetto più importante, in seguito, deve essere l’effetto positivo apportato al resto della comunità, all’ambiente sociale e naturale.

Insomma, i motivi ci sono tutti: saliamo a bordo e iniziamo a seguire anche noi questa avventura!
Nel caso in cui voleste farvi travolgere da questa nuova onda in arrivo, vi consigliamo di farvi un giro sul loro sito outbe.earth e di compilare il form dedicato ai progetti.

Immagine di copertina:
Il Team di OutBe. Foto concessa da OutBe


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Classe ’95. Laureato in Scienze Internazionali e in Storia contemporanea.
Innamorato del mondo e con un semestre in Norvegia alle spalle.
Nel giugno 2018 ha fondato il progetto editoriale Frammenti di Storia, che porta avanti quotidianamente insieme a giovani da tutta Italia. Appassionato di geopolitica, di trekking e di vita outdoor in genere. Sta poco fermo.

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