Guida al Servizio Civile Genova

Esperienze di un progetto di Servizio Civile: Guida per sopravvivere a un doposcuola

Una breve e personalissima guida su come affrontare un progetto di servizio civile agli educativi. In breve: del perché partecipare al doposcuola è diventata la mia parte preferita di questa esperienza.

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Lavorare con i bambini non è mai stata la mia vocazione. Quando ho cominciato il mio servizio civile, scegliendo un progetto educativo mi è stato subito chiaro che o mi sarei innamorata o sarei fuggita. Avevo deciso di buttarmi in questa sfida soprattutto per lavorare con gli adolescenti, fascia di età a cui un giorno, forse, potrei insegnare.

Fare quante più esperienze possibili alle superiori e alle medie era il mio obiettivo primario.

Sapevo che lavorare con i ragazzi sarebbe stato interessante, a prescindere dai miei progetti futuri. Quello che invece non avrei mai immaginato era che un doposcuola delle elementari potesse diventare uno dei miei posti preferiti.

In un intervallo di scuola elementare avvengono in media circa 5 crolli emotivi che, con un po’ di prontezza di spirito, si può però imparare a gestire con ottimi risultati. Garantisco, che dopo qualche mese dall’inizio di questo progetto, ogni momento vi avrà certamente arricchito ed aiutato ad affrontare anche i vostri di crolli emotivi.

Ecco, quindi, un breve resoconto della mia esperienza, comprensivo di tutti quei consigli che darei a me stessa daccapo per affrontare questa avventura.

Schivare i pericoli

Non mentirò: Si tratta certamente di un “lavoro” pericoloso, data l’imprevedibilità del materiale umano. Il primo consiglio per affrontare le situazioni è certamente quello di essere lungimiranti nell’individuare il pericolo.

La maggior parte dei bambini corre ovunque e non guarda dove va, con un tasso di incidenti da “capocciata” contro gli altri e ginocchia sbucciate da fare paura. Non ci potete fare niente, questo sarà un dramma ricorrente che, per fortuna, di solito ha una durata breve, il tempo di mettere un cerotto.

Vi accorgerete che alcuni sono recidivi, non avendo ancora chiaro come controllare i propri arti, si muovono come cuccioli di labrador, rischiando di ferire involontariamente gli altri. Per evitare lo scontro, vigilare è fondamentale.

Il pericolo è in agguato e può provenire da un’idea folle e momentanea, come pensare che salire sul furgone del fattorino che carica in cortile sia divertente. Quindi occhio! Potete fermarli e, soprattutto, state tranquilli, in questa esperienza non sarete mai soli a fronteggiare questi pericoli!

Piuttosto, il pericolo lo dovrete schivare anche per voi stessi e nei momenti più impensabili. Una pallonata in faccia è il meno rispetto a certi scherzetti. Come quando un’adorabile bambina mi ha chiesto di avvicinarmi affinché potesse dirmi un segreto all’orecchio, per poi urlare con una potenza inaudita.

Seguire l’istinto e il buon senso

Mi è capitato, soprattutto all’inizio, di non sapere come risponde ad alcune richieste da parte dei bambini, per paura di essere troppo rigida o, viceversa, di dare il consenso a qualcosa di potenzialmente problematico. Direi che possiamo riassumere questo stato di indecisione con la massima “rotolarsi su un prato va bene, accarezzare un calabrone no”. 

Non è possibile prevedere ogni conseguenza, sul prato potrebbe comunque trovarsi un’ape che potrebbe pungerli, ma diciamo che alcune sono piuttosto prevedibili e quindi evitabili. Se avete dei dubbi confrontatevi con chi è lì insieme a voi e sì, la richiesta del calabrone mi è stata fatta veramente. Unita alle varie, “posso salire sull’albero” e “non capisco proprio perché lanciarmi contro quel muro non vada bene”.

Guida al Servizio Civile Genova
Foto di Margherita B.

Imparare a divertirsi davvero

I bambini possono essere incredibilmente geniali e sorprenderci continuamente con un’inaspettata dose di creatività. Sono capaci di inventare giochi con cui si divertono per ore, coniare nuove parole e postulare incredibili teorie. Sembra scontato ma entusiasmarsi con loro potrebbe non essere automatico, soprattutto se si crede che in qualche modo ci debba piacere ogni aspetto della nostra attività con loro.

Prima di cominciare, non capivo perché gli operatori che lavoravano al progetto insistessero così tanto nel dire a noi volontari di “fare quello che ci sentivamo”. Ma ho scoperto che effettivamente seguire la propria personalità e i propri gusti permette di divertirsi davvero, senza che si debba fingere.

Se non volete giocare a prendere perché odiate correre o avete ancora dei traumi su “Un, due, tre, stella”, fate proposte diverse! Condividete i vostri interessi e probabilmente scoprirete che molti bambini, nonostante l’età, amano le stesse cose che amate voi. Dal parlare di animali a ragionare con attenzione insieme a loro su come dovrebbe essere disegnato l’habitat in cui vive un criceto, il passo è breve.

Ridere, ma anche non ridere

Di fronte ad alcune osservazioni o comportamenti da parte dei bambini è inevitabile non farsi una risata. Assistere alle vicissitudini amorose di una coppia di seienni fa sorridere, ma in alcuni casi la risata deve essere trattenuta. Soprattutto se dalla storia d’amore nasce una lite tra due amici, perché quello “impegnato” sostiene di non avere più tempo per l’altro, essendo ormai in una relazione di un certo livello.

Non farsi coinvolgere in uno scherzo è davvero difficile e finché si tratta dei gavettoni al centro estivo nessun problema, basta essere disposti ad uscirne fradici. Tuttavia, come a volte capita tra gli adulti, anche tra i bambini la simpatia può essere proporzionale alla cattiveria e, se ci si trova di fronte ad un dispetto, la risata va trattenuta.

È più difficile di quanto si possa credere, perché magari l’intera situazione dalla prospettiva di un adulto può sembrare buffa. Quindi ridere va bene, MA nella propria testa, soprattutto se una delle parti non si diverte affatto o se sono entrati in gioco atteggiamenti e parole poco adatte da un punto di vista educativo.

Ogni bambino ha una sua personalità

Non potete neanche immaginare quanto questo sia vero. Con uno sguardo attento è facile notare immediatamente come tutti siano profondamente diversi tra loro, anche solo dal modo in cui ciondolano per il cortile.

È una fitta giungla, composta da leader, animali solitari, mine vaganti e socializzatori seriali. Viene spontaneo chiedersi, guardandoli nel loro habitat, come diventeranno una volta cresciuti.

Il bimbo un po’ drammatico che sfrutta la sua bellezza per intenerire gli adulti sarà anche il figo della scuola? La ragazzina eccentrica che si disegna come un lupo sarà un’outsider? E quella che esclama “mi hanno preso per una sgabuzzina??” perché è sempre lei a mettere in ordine, quali doti creative potrebbe sviluppare?

Leggerezza

Affrontare tutto questo mantenendo i nervi saldi può non sembrare semplice. Quando si tratta di confrontarsi con la delicatezza dei bambini, non si può fare a meno di percepire l’importanza delle proprie azioni, anche quando si è accompagnati dagli educatori.

Come rispondere alle loro grandi domande? Come comportarsi se quando li si riprende loro ti guardano sorpresi, come gatto illuminato dai fari di una macchina? Non ci sono risposte univoche e, probabilmente, non ci sono nemmeno risposte giuste. Ma vivere questo mondo con leggerezza aiuta molto.

Non avrei mai pensato che mi sarei sentita così leggera a giocare con un gruppo di bambini e, allo stesso tempo, che avrei desiderato prendermene cura. Essere leggeri, concedendosi di sbagliare ma anche di lasciarsi andare, proprio come dei bambini, in una dimensione come quella del servizio civile, non può che fare bene.

Immagine di copertina:
Logo ARCI Servizio Civile


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Eterna indecisa, si destreggia tra tante passioni. È laureata in filosofia ed è sempre in cerca di risposte, anche se spesso trova solo altre domande. La fotografia è il suo primo amore e la sua macchina fotografica una immancabile compagna. Nella vita spera di farcela, qualunque cosa voglia dire.

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