Salute mentale pandemia genova

Pandemia e salute mentale: le risposte sul territorio

La sofferenza è tanta e le risposte sono poche, e a complicare il quadro, siamo poco abituati a curarci di alcuni aspetti di noi e a distinguere l’aiuto di cui abbiamo bisogno.

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Ormai nel secondo anno di pandemia, da molteplici e autorevoli voci arrivano gli allarmi sull’impatto sulla salute mentale dei cittadini: aumentano le violenze domestiche, i suicidi, manifestazioni estreme di malesseri diffusi e stratificati.

Non è difficile da immaginare l’enormità della sofferenza psicologica portata dal covid: non c’è persona la cui vita non sia cambiata improvvisamente da marzo 2020; ognuna delle oltre centomila persone morte aveva una rete di persone care che sta superando un lutto complesso, privato dei necessari rituali di elaborazione; tantissime persone vivono una condizione di forte stress economico; altrettante vivono un difficilissimo senso di colpa per aver contagiato persone care, o vivono con l’ansia di farlo; le regole di comportamento hanno modificato le relazioni, il senso di sicurezza fisica, la libertà di contatto.

Non tutte le persone la cui vita è stata cambiata dal covid hanno sviluppato o svilupperanno una patologia psicologica o psichiatrica; ma tutti, proprio tutti, stanno vivendo delle sofferenze e fatiche che il servizio sanitario nazionale non può ignorare.

Gestione del malessere psicologico della popolazione

Esiste un gruppo di lavoro sul rapporto tra salute mentale e emergenza covid all’interno dell’Istituto Superiore di Sanità che a maggio 2020 ha redatto delle linee guida per un intervento di gestione del malessere psicologico della popolazione.

Il modello prevede due interventi differenziati: uno per la popolazione generale, nella quale ci si aspettano problemi di salute mentale correlati allo stress, sintomi ansiosi e sintomi depressivi; e uno nella popolazione a rischio (come il personale sanitario, o persone con difficili retroscena psico-sociali) in cui sono attesi sintomi riconducibili a disturbo da stress post-traumatico, e quadri più severi di ansia e depressione.

Il programma prevede la sinergia tra alcuni operatori specialistici della salute mentale (psichiatri, psicologi) e altri operatori sociali e volontari per offrire un servizio il più veloce possibile; l’utilizzo di rapidi strumenti diagnostici per inquadrare il livello di gravità della sofferenza e adattare quindi la risposta. Prevede cicli brevi di colloqui (da 3 a 9) online o telefonici.

L’obiettivo è offrire un supporto da parte di professionisti della salute mentale nella validazione e nel riconoscimento della sofferenza, uno spazio di accoglienza, un momento di “psicoeducazione”.

Il senso di un intervento di questo tipo è diverso rispetto a un intervento complesso come una psicoterapia, nonostante vengano spesso confusi nel senso comune. Per una giustificatissima paura e incertezza del futuro di un ventenne che ha iniziato l’università in dad e non ne capisce bene il senso, per un normalissimo e grande dolore dopo la morte di un parente, la psicoterapia, con tutto l’impegno economico e la disponibilità emotiva che richiede, non è l’unica risposta possibile, non lo sono neanche i servizi di psichiatria, interventi farmacologici, interventi sulla crisi.

È necessario invece che sul territorio, intendendo proprio vicino a casa, si trovino delle persone e degli spazi per farsi aiutare da un professionista della salute mentale a guardare e riconoscere il proprio dolore e la propria difficoltà, e decidere poi cosa farne, quanto e come occuparsene. Questi spazi di prevenzione sono l’unica risposta possibile e l’unica maniera sostenibile per il SSN per occuparsi di gran parte della sofferenza dei cittadini e non solo dei casi gravi, “francamente patologici”, come si dice.

Servizi sul territorio attivi

Nella speranza che tutti i nostri Dipartimenti di Salute Mentale applichino l’intervento proposto dall’ISS, e che il numero verde del ministero per il supporto psicologico riprenda a funzionare, e che vengano stanziati i voucher alle famiglie per il supporto psicologico che sono stati promessi, e che tantissime altre cose che migliorerebbero il nostro rapporto con la salute mentale, ci possiamo guardare intorno e cercare di capire quali servizi sul territorio sono già attivi.

• Per i giovani fino a 21 anni c’è il Consultorio dell’ASL (Spazio Giovani) che offre uno spazio gratuito di sostegno psicologico.

• Per gli universitari c’è lo spazio d’ascolto dell’Università di Genova “Insieme”.

• Per tutti c’è la possibilità di rivolgersi, tramite impegnativa del medico di famiglia, al Centro di Salute Mentale e iniziare un percorso terapeutico breve (8 sedute).

Non è una ricerca semplice e già questo è un dato; però sta anche a noi, essere attenti rispetto ai servizi territoriali, diffondere buone pratiche, rendere accessibili informazioni a chi fa più fatica a trovarle, su spazi, associazioni, medici, specialisti, a cui ha il pieno diritto di rivolgersi per chiedere aiuto, perché la salute mentale di ognuno sia una priorità.

Immagine di copertina:
Foto di Simone Meneghelli


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Emanuela detta Malo, genovese, 24 anni, quasi psicologa della salute. Mentre cerca di capire come fare quello che le piacerebbe fare nella vita, legge un libro dopo l’altro e organizza viaggi che prima o poi farà.

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