Contare le sedie di E. Armanino e un piccolo libro genovese

Contare le sedie di E. Armanino e un piccolo libro genovese

Il terzo romanzo di un’autrice genovese, che si racconta permettendoci di sbirciare da dietro la porta i diversi, sfaccettati frammenti di vita che la rendono lei.
12 Giugno 2024
2 min
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A volte si ha voglia di leggere un grande romanzo, lungo, con una trama fitta e complicata, personaggi complessi; a volte si ha voglia di leggere un romanzo piccolo, rassicurante, leggero, che scivola, che si legge in poco tempo.

Contare le sedie di Ester Armanino fa parte della seconda categoria, si porta in giro e si legge con la sensazione piacevole di un libro che ti fa compagnia, che ti fa venire voglia di leggere due pagine con molta facilità, anche tra una faccenda e l’altra, anche sul tram, anche mentre cuoce la pasta. 

Il romanzo è strutturato in capitoli molto brevi, ciascuno racconta un flash, un momento della vita della protagonista. Gli episodi raccontati non sono in ordine cronologico, e sta a noi, se vogliamo, provare a tirare le fila e a ricostruire i pezzi.

Ma non è necessario, si legge anche così, guardando da dietro una porta, per un attimo, nella vita di un’altra persona: bambina al mare con la zia Dumba, adulta a ripiastrellare il giardino della casa al mare con il padre, ragazza sofferente per la perdita della madre, cresciuta, innamorata, delusa. 

Questo è il terzo romanzo di Armanino pubblicato da Einaudi nel 2021. L’autrice vive a Genova, è un’architetta: entrambi questi elementi sono molto presenti nel romanzo, si parla di lei. 

C’è molta Genova: era tanto che non mi succedeva di sentire quell’effetto un po’ strano che fa leggere di posti che conosco bene.

C’è un capitolo in cui l’autrice si racconta seduta su un muretto a Camogli accanto a una persona di cui è innamorata: fa sorridere poter immaginare esattamente quale muretto e con quale inclinazione del sole sulle case.

Ci capita sempre di creare nella nostra mente i luoghi dei libri che leggiamo, che non conosciamo e non vedremo mai, hanno solo la forma che gli scegliamo noi nelle nostre menti, ed è bello anche questo; qualche volta invece capita il contrario.

C’è un capitolo che inizia con la descrizione di alcuni negozi di ferramenta genovesi: chissà quale immagine si forma nella mente dei lettori da ogni altra città quando leggono di Morchio, il ferramenta nel basamento della chiesa di Piazza Banchi, luogo a me così familiare e caro; e di quello in Via Cairoli, Pistone, con le vetrine che si alternano alle vetrine di un fioraio. 

C’è anche molta architettura, nel racconto degli esami all’università, il rapporto con i colleghi e gli operai, il mondo maschile del lavoro, il modo logico e preciso di guardare il mondo. 

Il libro finisce in poco tempo, ho letto l’ultima pagina con leggerezza in un weekend leggero, è il primo di una serie di libri a cui mi approccio per pura curiosità genovese, per raccontare qui di storie nate o ambientate a Genova.

Restituisco il libro in biblioteca e mi rimane in mente questa frase: “è feroce il ricordo della tenerezza”,  che mi dice e mi abita, per cui ho fatto un orecchio alla pagina anche se il libro non è mio (scusate).

Contare le sedie di E. Armanino e un piccolo libro genovese
Foto di Emanuela F.

Immagine di copertina:
Grafica wall:out magazine su foto di Emanuela F.


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Emanuela detta Malo, genovese classe 1996, vive e lavora Torino, dove si è trasferita per l'università e non se ne è più andata. Gira per la città in bicicletta, lavora come psicologa collaborando con diverse realtà del terzo settore in progetti rivolti a persone migranti. È un'appassionata lettrice e nuotatrice: poiché la gran parte dei libri che possiede, e il mare, sono a Genova è facile capire che non se n'è mai andata del tutto.

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