L’intramontabile lobbismo in Liguria: il sistema di Toti e di chi l’ha preceduto

L’intramontabile lobbismo in Liguria: il sistema di Toti e di chi l’ha preceduto

Da decenni un filo conduttore unisce giunte di destra e di sinistra in Regione: i legami con soggetti dubbi dell’imprenditoria. È il momento di pretendere intransigenza.
11 Maggio 2024
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Tutta la classe politica, industriale e portuale ligure cade dal pero: c’è chi si dice sconcertato, chi invece (Bucci e Scajola) “non capisce dove sta il problema”. Due facce della stessa medaglia. Tutti gli addetti ai lavori sanno che da decenni questo è il modus operandi dei centri di potere in Liguria, a prescindere dal partito.

Del reato se ne occuperà il tribunale, ma i fatti accertati nell’inchiesta restano: in Liguria vige un sistema clientelare dove grandi imprenditori con modalità lobbistiche finanziano i partiti e i partiti rendono favori a discapito della comunità, il tutto spesso senza neanche infrangere la legge. 

Toti è solo l’ultimo presidente che ha capitanato questo sistema decennale che ha avuto protagonista anche il centrosinistra di Burlando.

Claudio Burlando per l’appunto vantava tra i suoi finanziatori lo stesso Spinelli. Evidentemente Toti è stato più ingenuo o più spudorato degli altri, la cosa non ci sorprende. La sua rete di finanziatori comprende aziende della sanità privata, imprenditori portuali, catene della grande distribuzione, autostrade… 

Durante i suoi mandati non sono mancate aperture a pioggia di supermercati, concessioni portuali trentennali, vaccinazioni affidate ai privati, sanità al collasso (a favore di quella privata), una proposta di legge per costruire nelle zone inondabili, la cancellazione dell’osservatorio regionale antimafia, la progettazione e l’inizio di grandi opere miliardarie finanziate dalla collettività a favore spesso di pochi privati.

È il caso della nuova diga foranea il cui prezzo è salito ormai a 3 miliardi di euro e per la quale la regione Liguria ha già stanziato 57 milioni di euro. Chi ne beneficerà saranno proprio Aldo Spinelli (ai domiciliari per corruzione) e Gianluigi Aponte, patron di MSC finanziatore dell’associazione Change di Giovanni Toti e di recente anche proprietario del Secolo XIX.

Toti e il suo comitato elettorale, secondo l’accusa, ricevettero da Spinelli pagamenti per 70mila euro in cambio del rinnovo della concessione portuale trentennale.

Chiaramente non ci si deve focalizzare solo sui 70mila euro oggetto di indagine. Ciò che danneggia davvero la Liguria e i suoi cittadini è il sistema di favori costruito alla luce del sole da decenni nelle zone grigie della legalità e che non richiede l’attenzione della magistratura, ma l’indignazione e la rabbia dei cittadini.

Esselunga e il Porto

Spinelli è lo stesso che, per evitare il flop del progetto, comprò due piani della nuova palazzina del Waterfront, così che la regione e il comune potessero dire “Successo Waterfront! Tutto sold out”. Ovviamente ogni favore è a buon rendere.

Andando più indietro nel tempo, per rinfrescare ai lettori i suoi legami con Burlando, Spinelli è colui che nel 2006, grazie all’impegno del Comune di Genova e della Regione Liguria (guidata all’epoca da Burlando), ricevette in comodato d’uso per i container 140mila metri quadrati delle acciaierie a Cornigliano senza gara d’appalto per un prezzo intorno ai 3 euro annui a metro quadrato.

Spinelli è stato tra i più importanti finanziatori dell’associazione “Maestrale” di Claudio Burlando.

È singolare che le prime dichiarazioni ai giornalisti del sindaco Bucci, da sempre compagno di merende di Giovanni Toti nei giri dei grandi finanziatori privati, siano state “da quello che avete riportato non si capisce bene dove sia il problema”. Certo… nessuno se l’è mai posto il problema, evidentemente neanche in comune.

Tangenti Giovanni Toti, presindente Regione Liguria
Sergio Mattarella, Giovanni Toti e Marco Bucci. Fonte Wikimedia

Un caso su tutti riguarda Esselunga, una delle principali finanziatrici (legali) di Toti. E se si fossero limitati a questo non sarebbero mai stati indagati: loro pagavano i grandi eventi della regione e Toti indirettamente rendeva favori, ergo venivano aperti punti vendita a pioggia. Tutto concesso dalla legge, visto che non esiste proprio in Italia una legge sulle lobby.

Questa volta, però, secondo l’accusa si è trattato di promesse di finanziamento illecito, reato che coinvolge anche Maurizio Rossi, editore di Primocanale .

È interessante vedere come il sistema di potere in Liguria riguardi chiaramente anche i mezzi di informazione locali, devoti al potere che gli porta i soldi.

Il filone di indagine sulla corruzione tra Spinelli e Signorini, presidente dell’autorità portuale, è solo la conferma di come ogni centro di potere in Liguria corra il rischio di venire inglobato in questo sistema clientelare. Signorini, infatti, era un uomo fidato di Toti.

L’intramontabile lobbismo in Liguria: il sistema di Toti e di chi l’ha preceduto
Il porto di Genova. Fonte Wikimedia

Il voto di scambio mafioso

La parte più inquietante dell’inchiesta riguarda il voto di scambio mafioso e riporta la Liguria di dieci anni indietro, quando col processo Maglio3 si dimostrò che la mafia in Liguria esisteva eccome, che aveva a disposizione migliaia di voti e che addirittura sceglieva per i partiti quali candidati mettere in lista. 

L’accusa riguarda il capo di gabinetto di Toti, Matteo Cozzani, che avrebbe agito sotto mandato diretto di Toti nel cercare i voti della comunità di Riesi residente a Certosa e che presenta elementi di vicinanza con il clan dei Cammarata.

Non è una novità: anche Raffaella Paita (all’epoca PD) nel 2010 avrebbe preso i voti dai riesani alle primarie per le regionali, come denunciarono il Fatto Quotidiano e la Casa della Legalità, mentre Gianni Crivello e un assessore della giunta Burlando salivano per degli interventi sul palco dell’associazione “Amici di Riesi” fondata da Giacomo Maurici, presunto boss mafioso morto in carcere nel 2018 e parente di Venanzio Maurici, ora indagato nell’inchiesta.

È dagli anni ’80 che la mafia condiziona le elezioni regionali in Liguria (caso Teardo, PSI) e sicuramente non ha smesso oggi di farlo.

Vi consigliamo di dare un’occhiata alla nostra Rassegna Mafiout dedicata alla mafia in liguria e in particolare all’articolo In cambio di cosa? L’intreccio politico-mafioso in Liguria (e non solo)

In seguito a queste vicende che da anni sono di dominio pubblico e ai nuovi fatti emersi dall’inchiesta che vedono Giovanni Toti protagonista è semplicemente ridicola la posizione cauta di chi sostiene (anche tra le fila dell’opposizione): “aspettiamo di vedere come si pronuncerà la magistratura”, come se il compito di selezionare la classe dirigente di questa regione spettasse ai giudici.

I comportamenti tenuti da Giovanni Toti in tutti questi anni e le frasi da lui pronunciate lo rendono una persona impresentabile e inadatta a ricoprire qualsiasi ruolo istituzionale a prescindere dal fatto che abbia commesso dei reati o meno. 

È l’occasione per la politica ligure di staccare il cordone ombelicale che continua a legare esponenti di destra e di sinistra a soggetti dubbi dell’imprenditoria locale che usano le proprie risorse per corrodere la democrazia e i beni comuni della nostra regione a favore dei propri interessi.

È l’ora di pretendere prese di posizioni forti e intransigenti.

Immagine di copertina:
Giovanni Toti. Fonte Liguria Pics via Wikicommons


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