Identità post-sovietiche: Heritage Project di Plamen Dejanoff. Pinksummer Art Gallery

Identità post-sovietiche: Heritage Project di Plamen Dejanoff

Utilizzando il suo patrimonio familiare, restituito in epoca post-comunista, l'artista bulgaro solleva la questione dei limiti della proprietà, delle conoscenze architettoniche, artistiche e artigianali.
10 Maggio 2024
2 min
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Circa un mese fa Pinksummer (Palazzo Ducale, Cortile Maggiore 28R) ha presentato la quinta personale dell’artista Plamen Dejanoff, che è ancora visitabile e vi consigliamo di vedere!

Dejanoff è nato a Sofia nel 1970, vive e lavora a Vienna e il suo ambizioso progetto “Heritage Project” di cui questa mostra è parte, è collocato a Veliko Tarnovo, l’antica capitale della Bulgaria.

Le opere che incontriamo visitando la mostra sono accuratamente ricercate in termini di realizzazione e, possiamo dire, indagano un comune patrimonio culturale europeo mescolando identità collettiva ed individuale; sono state realizzate grazie alla collaborazione tecnica dell’Agenzia Austriaca Federale per i Monumenti, dell’Ufficio Statale di Mauerbach e della Fondazione Bauhaus di Dessau.

Heritage Project

Al centro della sala incontriamo una scultura fusa in bronzo massiccio dipinta con olio di azzurrite, la forma ricorda un candeliere storico di epoca austro-ungarica, dove però i reggi candela sono stati tappati e l’opera si presenta non del tutto finita.

Alle pareti una serie di vetri soffiati: turchese, violetto, trasparente, verde acqua, e grigio scuro. Qui e là affiorano dai muri piccole sculture in ferro battuto a mano dipinte con olio di malachite, come fiori riprendono la forma di antiche chiavi di metallo.

All’interno della mostra viene presentata anche un’opera, un ibrido in porcellana a metà tra la coppa calcistica e la zuppiera viennese, che appartiene al progetto del Trifon Ivanov Museum dedicato al grande calciatore bulgaro, compagno di scuola per qualche anno dell’artista.

Per Heritage Project l’artista austro-bulgaro attinge alla sua storia personale di vita paneuropea.

Utilizzando il suo patrimonio familiare, restituito in epoca post-comunista, solleva la questione dei limiti della proprietà, delle conoscenze architettoniche, artistiche e artigianali.

Con la collaborazione di numerosi specialisti internazionali ha creato opere artistiche che si inseriscono nell’interfaccia tra arte e oggetto funzionale. Citazioni architettoniche scultoree che raccontano nello spazio espositivo le loro origini, il trasferimento e la qualità estetica dei saperi artigianali.

Dejanoff utilizza sistemi di conoscenza, economici e istituzionali e tesse una rete di relazioni che attraversano discipline, luoghi e tempi. Si appropria abilmente dei meccanismi dell’arte per realizzare una scultura sociale, un luogo vivente del “patrimonio internazionale” nella periferia europea.

Come recita il comunicato stampa: “Heritage Project di Plamen Dejanoff è una sorta di realismo speculativo di matrice identitaria. 

Ripercorrendo il progetto dell’artista nella sua Bulgaria rispetto alla Fondazione Plamen Dejanoff a Veliko Tarnovo, si comprende che tutti i capitoli  di questo radicale progetto a lungo termine un progetto di vita, rimandano a una necessità personale di radicamento, come un tentativo di ancorarsi rispetto alla superficie liscia, fluida e senza confini del monoteismo mercantile, del capitalismo tendente per vocazione a ridurre l’altro all’identico.

A differenza dei filosofi orientati agli oggetti però, quella di Dejanoff non è una ontologia piatta, senza gerarchia, al centro c’è ancora l’uomo e la sue velleità identitarie, seppure mai nostalgiche.  

Alcuni oggetti ci devono ricordare la nostra appartenenza, altri si devono accettare come diversi e questo è forse il senso di Heritage Project, ricercare oggetti capaci di scaldare il cuore e la nostra quotidianità senza rendere superflui la nostra storia e il nostro passato, per resistere all’eterofobia della globalizzazione e del suo falso multiculturalismo”.

Immagine di copertina:
Foto della mostra: Credits Federico Ghillino, Courtesy l’artista e Pinksummer


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