Monete antiche. Il tesoro di Serra Riccò

Il tesoro preromano di Niusci

Può capitare, ma sembra quasi una favola, che si possa trovare un tesoro. Quasi cento anni fa un operaio trovò un tesoro a Niusci presso Serra Riccò.

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Può capitare, ma sembra quasi una favola, che si possa trovare un tesoro. É quello che invece capitò quasi cento anni fa ad un operaio che lavorava alla costruzione della Ferrovia Genova-Casella.

Sabato 25 agosto 1923 infatti, procedendo alla rimozione di alcuni macigni ai piedi del monte Assereto presso Niusci, località del comune di Serra Riccò, si rinvenne in mezzo alla terra, un grosso quantitativo di monete d’argento molto antiche.

I lavori della ferrovia si erano fermati davanti a grandi massi e per non modificare il tracciato si decise di utilizzare l’esplosivo; fu dopo l’esplosione che durante la rimozione delle macerie venne alla luce quel tesoro.

Il fortunato scopritore confidò il suo ritrovamento ad alcuni compagni di cantiere, ma una volta raccolte le monete, si allontanò dal luogo di lavoro e non si fece più vedere.

Alcuni giorni dopo uscì un articolo sul Secolo XIX che riportava l’avvenuta sospensione del cantiere e la denuncia degli operai che avevano partecipato a quella scoperta.

Non si seppe mai il numero preciso delle monete, ma qualcuno asserì che quanto trovato consistesse in circa due chilogrammi di monete d’argento.

Nacque così una lunga e articolata vicenda, con sopralluoghi del Regio Ispettore di Scavi e Monumenti del Circondario di Genova, missive alla Sovrintendenza di Torino con descrizione della questione, ipotesi sulle circostanze del ritrovamento e sugli aventi diritto: se lo stato, il proprietario del terreno o chi lo aveva rinvenuto.

Intanto l’evento aveva scatenato tutti gli antiquari di Genova che cercavano di acquistare le monete.

L’operaio dichiarò ai carabinieri di aver tenuto in casa le monete per quindici giorni e dopo tale periodo, visto che nessuno le aveva reclamate, le aveva vendute.

Al fine di restituirne almeno una parte allo Stato Italiano, in quanto reperti archeologici, mesi dopo si era proceduto al sequestro presso alcuni privati, ma i carabinieri poterono consegnare alla Pretura di Sampierdarena solo 143 monete, più altre 21 di un successivo ritrovamento.

Nel novembre del 1924 l’operaio venne comunque assolto dall’accusa di appropriazione indebita ma restò a suo carico l’accusa di omessa denuncia del ritrovamento.

Le monete sono oggi conservate in diverse sedi: sono presenti presso il Museo di Arte Antica di Torino, la Fondazione Andrea Pautasso presso Aosta, i Musei Civici di Genova e il Museo Farnese di Piacenza.

Monete coniate per imitazione

Tali monete sono databili tra il IV e il I secolo a.C. e consistono in dramme massaliote (ndr. l’antica Massalia, oggi Marsiglia), recanti nel dritto la testa della dea Artemide rivolta a destra, coronata di fronde con orecchino e collana e nel rovescio un leone che avanza verso destra con al di sopra la scritta MAΣΣA, e oboli con simile raffigurazione attribuibili a popolazioni celto-liguri.

La presenza di queste monete documenta come anche gli antichi Liguri, oltre gli altri abitanti dell’Italia Settentrionale, fossero in contatto con la città greca di Marsiglia e che interessati a questa moneta tentassero di copiarla con risultati mediocri, in quanto la testa di Artemide è resa nel conio con difficoltà, mentre per il leone sul retro vi è un progressivo peggioramento di riproduzione, tanto da identificarlo più facilmente come uno scorpione o un animale sconosciuto, infine la scritta tenta di riprodurre le lettere greche ma il risultato è quello di righe senza significato apparente.

Ci si trova quindi di fronte a un curioso caso, non isolato in antichità, di monete coniate per imitazione da un popolo che non aveva una propria monetazione utilizzando modelli già in uso presso altre civiltà più commercialmente competitive e di successo.

Non si tratterebbe di una di frode o di una contraffazione poiché la fattura, il metallo e il peso erano adeguati, ma di una imitazione del “brand” per garantirne la circolazione e il valore.

Chi volesse ammirare queste curiose e affascinanti monete ricche di storia, potrà vederne alcuni esemplari anche nei Musei Civici di Genova nelle vetrine della sezione numismatica di Palazzo Tursi e presso il Palazzo Comunale di Serra Riccò.

Immagine di copertina:
Dritto e rovescio della dramma massaliota presso i Musei Civici di Genova (Palazzo Tursi). Fonte: Archivio Lorenzo B.


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Insegnante, ma di formazione storico dell’arte e amante della ricerca specializzato sulla pittura su tavola del Quattrocento e sulla ceramica ligure. I suoi interessi di studio comprendono l’arte medievale e moderna, ha lavorato in diversi musei locali e collabora con riviste e associazioni per la valorizzazione del patrimonio diffuso.

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