Villa Imperiale di Terralba. Genova

Gli azulejos nella villa Imperiale di Terralba

Come cambia il gusto estetico nei secoli? A volte sono dettagli apparentemente di poco conto a raccontarci la storia.

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Durante i restauri effettuati dal 1999 al 2004, in Villa Imperiale a Terralba è stato rinvenuto un considerevole numero di piastrelle importate dalla spagna islamica, risalenti alla seconda metà XIV–inizi XV secolo chiamati azulejos (ne abbiamo parlato anche qui Gli azulejos della cappella di San Biagio a Santa Maria di Castello).

Al contempo, oltre ai detti rinvenimenti nel camino dell’atrio del piano nobile detto “Sala di Apollo in Parnaso” e nel pavimento della “Sala di Giunone e Venere”, è emersa anche, sebbene in minor numero, un’altra tipologia di piastrelle smaltate, ossia i laggioni liguri del XV-XVI secolo.

Com’era il decoro di questi ambienti?

La principale tipologia era costituita dall’accostamento di piastrelle valenciane col medesimo motivo, raffigurante lo stemma della famiglia Cattaneo, con andamento diagonale rispetto ai lati. Gli azulejos rappresentavano uno scudo diviso in fasce azzurre e d’argento con il capo di un’aquila coronata di origine imperiale, entro una bordatura dal motivo simile a quello di una corda intrecciata.

Gli azulejos nella villa Imperiale di Terralba. Genova
Azulejos in monocromia blu, area di Valencia (Spagna)- fine XV secolo, raffigurante l’arma araldica dei Cattaneo. Fonte archivio Lorenzo B.

Oltre a questa tipologia sono presenti in minor numero, nella “Sala di Venere e Giunone”, azulejos a cuerda seca e a de cuenca sivigliani, con decori geometrici tipici di fine XV secolo.

Le piastrelle di cui stiamo parlando sono state però rinvenute sotto uno strato di moquette, mentre alcuni frammenti erano presenti nelle murature come materiale di recupero; durante il restauro si è quindi capito che l’attuale collocazione non è quella originale, in quanto gli azulejos erano utilizzati solitamente per coperture parietali, senza contare che la delicata consistenza della superficie decorata non è né idonea al calpestio né è resistente al calore dei camini.

Nell’attuale piano ammezzato sottotetto sono stati ritrovati inoltre i resti di due camini appartenenti alla fase quattrocentesca dell’edificio; in uno di questi sono attualmente visibili 7 (in origine 8) piatti di ceramica “graffita monocroma” ligure con decorazione cruciforme di colore verde e marrone alternati.

Differenti fasi costruttive

L’insieme di tutti questi elementi evidenzia e permette agli storici di datare le differenti fasi costruttive e le modifiche sia interne che esterne subite dal palazzo nel tempo.

Con la ricostruzione delle fasi salienti, si può dire che la sequenza dei paramenti ceramici nella villa di Terralba è affine a quella osservabile nell’edilizia nobiliare e sacra genovese sino alla metà del Cinquecento.

L’edificio, risalente agli ultimi anni del Quattrocento, verso gli anni Sessanta del Cinquecento subì una serie di interventi che hanno alterato la disposizione dei numerosi azulejos che ne rivestivano le superfici interne, lavori eseguiti quasi contemporaneamente all’intervento di Luca Cambiaso (1527-1585) nella volta del salone al piano nobile ove realizzò il “Ratto delle Sabine”. 

Quindi la presenza nei pavimenti e, probabilmente, nelle pareti a piastrelle spagnole doveva essere più ampia e differenziata.

Villa Imperiale di Terralba. Genova
Il “Ratto delle Sabine” di Luca Cambiaso (1527-1585), nella volta del salone al piano nobile. Fonte ViVigreen.eu

Si deve al committente dell’edificio, Lorenzo Cristoforo Cattaneo Della Volta l’acquisto delle piastrelle raffiguranti l’arma dei Cattaneo e nel medesimo periodo accanto a queste vennero aggiunte altre piastrelle di Siviglia ancora una volta lavorate a cuerda seca messe in opera, con ogni probabilità, per pavimentare il piano nobile della villa. 

In base a tutto ciò è ipotizzabile che gli azulejos con l’arma dei Cattaneo fossero destinati a rivestire le pareti di una sala o forse della loggia angolare.

Sembra incredibile come l’attenzione a un elemento decorativo così poco tenuto in considerazione come le piastrelle possa aiutare a ricostruire con precisione le tracce dei cambiamenti del gusto estetico nel corso dei secoli, eppure quelle tracce sono disponibili allo sguardo e all’indagine storica al pari delle componenti architettoniche o pittoriche più studiate.

Anzi, possono essere la chiave per entrare nel vivo della storia di un edificio: basta solo saperle osservare.

Immagine di copertina:
Veduta del parco e della Villa Imperiale. Fonte Wikicommons


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Insegnante, ma di formazione storico dell’arte e amante della ricerca specializzato sulla pittura su tavola del Quattrocento e sulla ceramica ligure. I suoi interessi di studio comprendono l’arte medievale e moderna, ha lavorato in diversi musei locali e collabora con riviste e associazioni per la valorizzazione del patrimonio diffuso.

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