Genova NON è plastic-free

Genova NON è plastic-free

Ce lo dicono i dati. Forse è Plastic Free, ma con tutt’altro senso. Quale? Leggi l’articolo fino in fondo!
29 Marzo 2023
3 min
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Mi sono imbattuto recentemente in questo post: “Genova è un Comune Plastic Free 2023”. Esiste anche la sua versione Facebook, presente nella pagina Plastic Free e che ricompare, con un nuovo look, nella pagina del Sindaco di Genova Marco Bucci. Ai post sono annessi e connessi quei commenti che solo Facebook sa regalare. 

Nella moltitudine c’è chi si congratula, chi dubita, chi nega e chi insulta. Classico zuppone misto da social media. La peculiarità genovese, rispetto ai commenti sui post di altre città, è un continuo riferimento ai mugugnatori, razza evidentemente autoctona. 

Per capirci qualcosa, ho pensato di chiedere direttamente a Plastic Free OdV onlus, l’organizzazione che ha promosso l’iniziativa.

Drin drin, primo campanello d’allarme: Genova è un Comune Plastic Free, con la P e la F maiuscola.

Qualcosa non mi torna. Mi chiarisce le idee Luca de Gaetano, fondatore e presidente dell’ente, quando ho chiesto loro quali siano le azioni specifiche perseguite dal Comune di Genova per ottenere la qualifica.

“La prima azione è quella di sottoscrivere un protocollo di intesa con la nostra onlus.”

W la sincerità, arma sottile e sempre rivoluzionaria. Prosegue:

“Dopodiché il Comune viene informato della possibilità di candidarsi come Comune Plastic Free: per farlo dovrà fornire un report basato sui 22 punti suddiviso per 5 macroaree.”

“Wow. Che figata!” Verrebbe da dire, no?

Di pancia vi dico sì, figata, ma non basta. Vorrei basare la mia opinione sui dati, mannaggia alla mia mente scientifica. Alla mia richiesta di indicatori che validassero la valutazione scientifica, Luca de Gaetano risponde:

“Non viene effettuata un’analisi scientifica tesa a una certificazione, bensì un’analisi tecnica delle azioni messe in campo per arrivare a questi obiettivi.”

Dunque sappiamo la prima cosa che Genova Plastic Free non è: ossia una certificazione.

È piuttosto una “analisi tecnica”. Così facendo, la tecnica si libera da quei fastidiosi assunti, tipo la verificabilità, tipici del sapere scientifico. E senza la verificabilità, si può dire un po’ quel che si vuole (articolo di wall:out Formaggio, 5G, Nicolas Cage e la spiegazione scientifica).

Ora immagino sarete curiosi di sapere in cosa consista questa analisi. Ce lo spiega sempre il CEO di Plastic Free:

“La scheda di valutazione, come accennato in precedenza, prevede 5 macroaree per un totale di 22 punti. I temi analizzati riguardano l’operato dell’Amministrazione sull’abbandono dei rifiuti, il recupero e la bonifica nonché i sistemi di sorveglianza; l’educazione ambientale e la sensibilizzazione della cittadinanza; la collaborazione attiva e concreta con la nostra onlus; la gestione dei rifiuti urbani e altre attività virtuose sul territorio.”

Il report è compilato dall’ente stesso e inviato per tramite del referente locale di Plastic Free. A seguito di esito positivo dell’analisi tecnica, l’onlus richiede un rimborso forfettario pari a 1.000 euro. 

Logicamente, non essendo l’iniziativa una certificazione, non vi è alcun accenno a normative, standard o criteri riconosciuti a livello europeo.

Messaggi ingannevoli

La mia inutile opinione è che siamo davanti a una bella operazione di marketing, con tanto di presentazione ppt per le pubbliche amministrazioni e un’efficace posting strategy su Instagram. Fin qui non ci sarebbe nulla di male: la collaborazione tra Enti del Terzo Settore e Pubbliche Amministrazioni è sicuramente un meccanismo virtuoso. È giusta persino la sua pubblicizzazione, sebbene questa debba essere onesta.

E io non trovo onesto lanciare un messaggio ingannevole come “Genova Comune Plastic Free 2023”, messaggio che sarebbe semplicemente falso se fosse scritto “Genova è un Comune plastic-free”.

Non trovo corretto analizzare un’autodichiarazione, con annessi documenti, senza un principio scientifico, ma meramente tecnico. Non trovo serio produrre un simile paravento comunicativo per le amministrazioni senza pubblicare le azioni intraprese.

Ho trovato, invece, in tutta questa storia una dolce punta di umorismo, che vi propongo a fine articolo come si fa con i dessert. Tra le attività virtuose oggetto di valutazione vi è “il divieto di rilascio in cielo di palloncini di plastica e lanterne volanti durante gli eventi e le cerimonie.”

Ho trovato questo divieto romantico, commovente, ai limiti dell’anarchico. In un mondo che soccombe nel monouso, in un paese dove non esiste ancora il vuoto a rendere, in una città che non ricicla nemmeno un terzo della plastica che produce, da qualche parte un supereroe si batte per legare i palloncini delle feste dei bambini di questa città.

Immagine di copertina:
Foto dal post instagram di plasticfreeit


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Laureato in Ingegneria Civile e Ambientale all’Università di Genova, si è specializzato in Pianificazione del Territorio all’Università Leibniz di Hannover. Socio fondatore e Project Manager dell’Associazione Culturale CDWR, attraverso la quale diffonde una cultura nuova di rigenerazione urbana.

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