Pauline Curnier Jardin Pinksummer Genova

Le lucciole vorrebbero tornare

Che fine hanno fatto le lucciole? Dove le abbiamo condannate a nascondersi? Provate a cercarle da Pinksummer fino al 2 aprile.

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Non so se le lucciole di Pasolini torneranno mai, né se tornando significheranno una nuova pienezza vitale. Nel frattempo ci provano. Hanno trovato un modo per farlo grazie a Pauline Curnier Jardin.

L’artista marsigliese vive tra Berlino e Roma, dove ha condotto una residenza presso Villa Medici all’Accademia di Francia, fondando la Feel Good Cooperative insieme a un’architetta e un gruppo di sex worker.

Le cose sono andate circa così:

Durante un workshop avvenuto durante il lockdown del 2020, Curnier Jardin ha invitato il detto gruppo di sex workers provenienti dalla Colombia a disegnare il proprio lavoro; in considerazione delle particolari esigenze che unə lavoratorə sessuale si trova a vivere, l’artista ha proposto una forma di compenso economico che pareggiasse il loro guadagno mancato, garantendo così allɜ partecipanti il riconoscimento della loro professionalità.

L’esito del workshop è in mostra in questi giorni alla galleria Pinksummer.

Pauline Curnier Jardin Pinksummer Genova
Foto di Alice Moschin, courtesy of Pinksummer.

In occasione della personale di Curnier Jardin, la galleria si è trasformata in una sala cinematografica mignon, immersa nella luce soffusa e disorientante di neon blu.

Il video proiettato – Fireflies (lucciole) – mette in scena le sex worker nel loro ambiente naturale: la vita ai margini delle strade di periferia, dove l’urbanizzazione si contende il primato nel paesaggio con i campi incolti, dove l’atmosfera agreste si deprime a contatto con lo squallore delle propagazioni di una città, Roma, diventata troppo vasta per mantenere un’identità solida, dove il “disastro economico, ecologico, urbanistico, antropologico” di cui scriveva Pasolini già nel 1975 si è consolidato nell’unico stile di vita pensabile e, non ultimo, dove la pandemia ha falcidiato anche gli ultimi brandelli di socialità e capacità economica di chi quei margini li abita anche metaforicamente parlando. 

Ecco, queste sex worker e la loro sensualità esibita, eccedente, grottesca e ipnotica sono le nuove lucciole di cui nessuno si cura, che manifestano la sconfitta di una politica che non si occupa delle fasce più deboli della popolazione, condannandole a un’esistenza di sfruttamento e abuso. 

Ciononostante, brillano della loro luce fluorescente, nel sabba che si consuma tutte le notti al chiaro delle stelle, fatto di corpi indomiti, di abiti succinti, di trasgressioni indicibili – che poi, tanto trasgressioni non sono davvero.

Perché non possano vivere alla luce del sole è presto detto: il giorno è il regno di quel potere sociopolitico, economico e culturale vacuo, vuoto, trasparente nel suo fallimento, che le condanna ancora e ancora allo stato di freak e non accetta che possano rivendicare il loro posto nella società.

Metterle sotto i giusti riflettori, che siano neon, che siano torce, che siano fanali di un’automobile, è la strada scelta da Pauline Curnier Jardin per mostrare una marginalizzazione sistemica che non si arrende alla povertà di spirito della piccola borghesia, ma rinasce a se stessa ogni notte cercando invano di ottenere non tanto un agognato potere, tanto fragile quanto innatamente e radicalmente fascista (per citare ancora Pasolini), ma dignità: il potere reale di ogni individuo.

Pauline Curnier Jardin Pinksummer Genova
Foto di Alice Moschin, courtesy of Pinksummer.

Pauline Curnier Jardin & Feel Good Cooperative – Fireflies (lucciole) è visitabile fino al 02 aprile 2022 presso la galleria Pinksummer.

Immagine di copertina:
Still from “Fireflies (lucciole)”


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Un passato da ballerina, un presente da laureata in Storia dell’arte contemporanea, ambizioni da superstar. Non esce di casa senza rossetto, un libro in borsa e il fiatone di chi è sempre in ritardo. Si diletta a organizzare il Cotonfioc Festival e a tradurre testi d’arte dall’inglese.

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