Manifestazione infermieri a Genova

Manifestazione infermieri a Genova: la mia professione non la mia missione

Manifestazione degli infermieri a Genova. Perché gli infermieri stanno manifestando a Genova e in tutte le piazze Italiane?
1 Luglio 2020
di
2 min
1.3K views

Come forse avrai visto il 5, l’8 e il 15 Giugno c’è stata la manifestazione infermieri a Genova e in molte città italiane. Lo faranno ancora se non vedranno riconosciute le proprie richieste: una lista di dieci punti che mirano al riconoscimento professionale della loro categoria.

Hanno ragione a manifestare?

Ti racconterò una storia, così potrai farti la tua idea. Questa storia parla di come si lavora negli ospedali, in particolare nel San Martino di Genova.

È la mia storia, il punto di vista è quindi soggettivo, ma ti permetterà di capire in quali condizioni, come professionisti sanitari, ci troviamo ogni giorno a lavorare. 

Emergenza Covid ed emergenze di tutti i giorni

Durante l’emergenza da Covid-19 gli sforzi di alcuni nostri colleghi medici, infermieri e operatori sanitari sono stati enormi. È stata una condizione straordinaria, che ha imposto loro ritmi esagerati e li ha provati emotivamente. Ma questa situazione ha solo accentuato dei problemi che erano già presenti, con cui conviviamo quotidianamente ormai da anni. 

La situazione degli ospedali spiega la manifestazione degli infermieri a Genova

Personale ridotto per coprire i turni, orari massacranti, difficoltà ad andare in ferie, ore di straordinario non retribuite. La vita è il bene più importante che esista, ma i professionisti che cercano di tutelarla non sono riconosciuti.

Quando mi sono ritrovato a parlare con colleghi specializzandi o strutturati che lavorano al San Martino, quasi tutti mi hanno detto la stessa cosa: siamo oberati da turni massacranti e ci troviamo a lavorare in condizioni impossibili.  

Per mantenere alta la qualità del servizio che prestiamo, per salvaguardare la salute, ci troviamo spesso a fare salti mortali, a lavorare con dispositivi che non funzionano o mancano e in strutture inadeguate. 

La vita è troppo importante, per questo non ci arrendiamo e ci sacrifichiamo, nonostante il sistema non ci aiuti. 

Nel nostro sistema sanitario siamo costretti a lavorare più di quando dovremmo, arrangiarci per la scarsità di farmaci, la mancanza di dispositivi di protezione individuale, coprire più turni del previsto, lavorare con pochi computer malfunzionanti, e sopperire alle carenze strutturali dei luoghi di lavoro.

Obiettivi di efficienza economica e investimenti in ambito sanitario

Questo accade perché gli obiettivi aziendali sono tarati sull’efficienza economica, sul risparmiare il più possibile invece che sull’erogare un servizio di qualità, quindi ci troviamo obbligati a sovraccaricarci per mantenere certi standard. 

Per carità è corretto pensare anche all’efficienza economica, ma non a scapito della qualità delle prestazioni, anche perché paradossalmente in questo modo i costi aumentano. L’idea di risparmiare e basta rischia di infatti di produrre più sprechi di quanti ne prevenga realmente.

Per ridurre i costi e mantenere un servizio di qualità occorrerebbe investire nel Sistema Sanitario invece che continuare a fare tagli.

Quanti fondi si sarebbero potuti risparmiare investendo nel nostro Sistema Sanitario Nazionale prima del Covid? E forse anche, quante vite? Non sono i pazienti gravi che ci mandano in burn-out, quanto il lavorare senza mezzi e strutture adeguate per il servizio che vorremmo erogare.

Credetemi, ci frustra il dover lavorare in cinque con due computer che si bloccano e ci fanno perdere tempo prezioso, non il dedicare attenzione ai pazienti. Gestire il peso emotivo della relazione con un paziente sofferente è il nostro lavoro, ma improvvisarci idraulici, tecnici informatici o muratori no.

Impegnarsi in un ambiente che non ti tutela, che non riconosce i tuoi sforzi e talvolta rischia di vanificarli, è questa la cosa che più ci abbatte. 

Il perché della manifestazione degli infermieri a Genova, e non solo

La situazione negli ospedali a Genova e anche nelle altre città italiane non è per niente facile.

Gli infermieri stanno manifestando perché, come tanti altri professionisti sanitari, lavorano in condizioni non accettabili. 

Ci avete chiamato eroi con affetto, ci avete applaudito con riconoscenza e con gratitudine sincere, avete appeso striscioni per noi, ma ora vi chiediamo di aiutarci ancora di più, ricordarvi di come siamo costretti a lavorare, non solo nell’emergenza, ma ogni giorno.

Non vogliamo essere eroi, ma professionisti riconosciuti e valorizzati. La nostra è una professione, non una missione. 

Immagine di copertina:
Foto di Luis Melendez


Scrivi all’Autorə

Vuoi contattare l’Autorə per parlare dell’articolo?
Clicca sul pulsante qui a destra.



Medico, Psicoterapeuta Breve Strategico e specializzando in Psichiatria. Appassionato di crescita personale, psicologia, sport, cucina e viaggi. Essere medico per lui vuol dire cercare di contribuire al benessere globale, fisico e mentale, della persona.

Lascia un commento

FaceApp
Articolo Precedente

RIFERIMENTI PER IL PRESENTE | Filtri di Instagram e modificazione del volto

Musei di Strada Nuova
Prossimo Articolo

Musei di Strada Nuova in versione capsule collection

Ultimi Articoli in Medium

La guerra uccide due volte

La guerra uccide due volte

C’è un aspetto della guerra di cui l’opinione pubblica non parla mai, un costo nascosto, sottovalutato: l’impatto ambientale dei conflitti.
LABIBA | Gaza e i Partiti UE

LABIBA | Gaza e i Partiti UE

Il conflitto a Gaza evidenzia le divisioni interne dell'UE e le risposte disomogenee della popolazione, come mostrato dalle ultime elezioni europee.
TornaSu

Don't Miss