Beni confiscati alla mafia, il riutilizzo a Genova. Difficoltà e risultati

Il riutilizzo sociale dei beni confiscati a Genova. Difficoltà e risultati

Sono circa 40 i progetti avviati a Genova, dal 2017 ad oggi, per il riutilizzo degli immobili confiscati col fine di restituirli alla comunità locale.
10 Maggio 2023
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Il principio del riutilizzo sociale dei beni confiscati è stato introdotto per la prima volta nel nostro ordinamento dalla Legge 109 del 1996 (articolo di wall:out La legge sul riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie compie 25 anni), promossa dall’allora nascente Libera, associazioni nomi e numeri contro le mafie.

L’art. 48 comma 3 del c.d. Codice Antimafia prevede oggi che gli immobili confiscati che non vengono mantenuti al patrimonio dello Stato siano trasferiti agli enti territoriali, affinché vengano destinati a finalità istituzionali o sociali e affida quindi in primis ai Comuni, quali istituzioni più vicine alla collettività, il compito di restituire alle comunità colpite dalla criminalità i beni provenienti dalle attività illecite e di trasformarli in opportunità di sviluppo e crescita per il territorio attraverso progetti di utilità sociale. 

Tale finalità può essere perseguita tramite la gestione diretta del bene da parte dell’ente o tramite l’affidamento alle tipologie di associazioni senza scopo di lucro compiutamente elencate dalla norma.

Nel caso di assegnazione a terzi il rapporto tra l’ente e l’assegnatario è disciplinato mediante convenzione e deve essere improntato ai principi di gratuità del rapporto concessorio, trasparenza nella procedura di assegnazione, adeguata pubblicità e parità di trattamento.

Il Comune di Genova ha attualmente acquisito al proprio patrimonio 71 immobili confiscati. Di questi, 62 beni sono stati acquisiti solo negli anni più recenti, in seguito al passaggio in giudicato di una delle più importanti confische del Nord Italia.

Nel febbraio del 2014, invero, al termine di un complesso iter processuale, la Corte di Cassazione ha reso definitive le misure ablative disposte nei confronti della famiglia Canfarotta, da anni al centro di numerose indagini riguardanti il fenomeno dello sfruttamento della prostituzione e dell’immigrazione straniera clandestina nel centro storico genovese, soprattutto nella zona della Maddalena.

Con deliberazione del Consiglio Comunale del febbraio del 2017 è stata approvata l’acquisizione al civico patrimonio di un primo lotto di 11 immobili provenienti dalla confisca Canfarotta, selezionati per le migliori condizioni manutentive. Con successiva delibera di Giunta Comunale sono state poi approvate le prime linee guida sulla gestione e la destinazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata. 

Genova uno degli esempi di best practice

Si può dire quindi che l’anno 2017 abbia segnato l’inizio di un percorso di riqualificazione dei beni confiscati insistenti nel territorio cittadino genovese che, nonostante si sia rivelato lungo e complicato, ha portato oggi significativi risultati, tanto da rendere Genova uno degli esempi di best practice nella gestione e nel riutilizzo degli immobili confiscati.

Dopo l’effettiva consegna da parte di ANBSC (Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla criminalità organizzata) e il successivo sgombero, alcuni dei locali dei primi 11 acquisiti sono stati destinati a finalità istituzionali, mentre altri sono stati assegnati in concessione ad associazioni senza scopo di lucro. 

Le prime realtà ad aprire, che hanno rappresentato il segno della rinascita dei beni Canfarotta dopo anni di illecito utilizzo e di abbandono, sono state l’aula studio in Vico delle Vigne – gestita dall’associazione Pas à Pas impegnata nell’integrazione interculturale e nell’organizzazione di corsi di italiano per stranieri – e la bottega dedicata al riuso di materiali di scarto, gestita dalla Parrocchia delle Vigne in Via Canneto il Curto. 

Ma affinché si giungesse finalmente ad una svolta simbolica, che testimoniasse il presidio delle aree interessate da parte della mano pubblica, è stato necessario che il Comune acquisisse ulteriori beni confiscati. 

Considerata la mancanza delle risorse economiche necessarie per la ristrutturazione di tutti i locali non ancora destinati e la difficoltà di individuare specifiche ipotesi di riuso istituzionale degli stessi, nella primavera del 2019 l’Amministrazione Comunale – d’intesa con la Prefettura e su autorizzazione di ANBSC – ha pubblicato contemporaneamente 4 procedure di selezione pubblica per complessivi 81 lotti (c.d. maxi bando) che hanno portato all’individuazione di ulteriori 44 beni da richiedere in acquisizione.

Tale decisione è stata presa al fine di evitare che, a seguito del trasferimento al civico patrimonio, un numero consistente di unità immobiliari rimanesse inutilizzato ancora per molti anni, con conseguente ulteriore ammaloramento e degrado.

Tra le iniziative premiate si possono ricordare:

le due ciclofficine gestite da Fiab e dalla Cooperativa il Laboratorio, il punto informativo e raccolta fondi della Gigi Ghirotti, le due attività commerciali gestite dalla Parrocchia delle Vigne per il reinserimento sociale di persone in difficoltà, il progetto di emergenza abitativa gestito dall’Associazione Auxilium, il progetto di accoglienza turistica diffusa gestita da personale appartenente a categorie svantaggiate presentato dall’Associazione Il Cesto, una biblioteca, un appartamento destinato a ospitalità per brevi periodi dei Papà Separati, un appartamento destinato all’accoglienza dei genitori dei bambini ricoverati all’Ospedale Gaslini di Genova, il progetto di promozione del patrimonio artistico genovese presentato dall’Associazione Domus Cultura e i due spazi assegnati ad Agesci, in uno dei quali è stata recentemente realizzata e inaugurata l’escape room con tema lotta alle mafie chiamata Engimalavita (articolo di wall:out ENIG-MALAVITA. Storia di un’idea semplice).

Nella stessa primavera del 2019 la Regione Liguria ha stanziato 500.000 euro in favore del Comune di Genova a sostegno degli interventi di ristrutturazione e manutenzione straordinaria sugli immobili provenienti dalla confisca Canfarotta, che la civica amministrazione sta impiegando, attraverso un complesso iter procedurale, per rimborsare gli enti assegnatari dei più importanti lavori di rifunzionalizzazione eseguiti o ancora in corso di esecuzione. 

Da ultimo, occorre aggiungere che l’anno scorso sono stati acquisiti ulteriori sette beni immobili provenienti dalla confisca in danno di Salvatore Zappone e di suo figlio Cecillo, più volti sottoposti ad indagini per essere stati ritenuti legati alla ‘ndrangheta.

Due di essi verranno destinati all’emergenza abitativa, tre verranno assegnati ad enti del Terzo Settore per lo svolgimento di attività di interesse sociale e nei restanti due magazzini sono in corso di realizzazione due cicloposteggi nell’ambito delle azioni di rigenerazione urbana contenute nel c.d. Progetto Caruggi.

Come risulta dall’elenco pubblicato sul sito istituzionale del Comune di Genova, ad oggi dei 71 beni immobili acquisiti al patrimonio dell’ente, ben 62 sono direttamente utilizzati o assegnati a terzi e di questi 62, 44 progetti sono operativi o di prossima apertura, mentre per 18 beni sono ancora in corso gli interventi di riqualificazione, rallentati anche dalle difficoltà conseguenti alla pandemia.

Associazioni e territorio

Un contributo determinante per la sensibilizzazione delle istituzioni al tema e il conseguente avvio del processo di valorizzazione dei beni confiscati situati nel Comune di Genova è stato senza dubbio quello delle associazioni territoriali da anni impegnate nella lotta alla criminalità organizzata e di quelle promotrici della rivitalizzazione delle zone del centro storico soggette a degrado.

Ci si riferisce non solo all’Associazione Libera Liguria e alla rete denominata Cantiere per la Legalità Responsabile, ma anche alle associazioni, i cittadini e le Parrocchie delle zone del centro storico genovese in cui sono situati la maggior parte dei beni.

Considerata l’importanza delle azioni poste in essere da questi soggetti e per intensificare il dialogo aperto con le istituzioni per la valorizzazione dei beni confiscati, il Comune di Genova ha provveduto ad istituire un Osservatorio di concertazione permanente sull’uso sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata che oggi riunisce periodicamente i rappresentanti del Comune ed i rappresentanti degli enti, associazioni e cooperative impegnate sul tema del riutilizzo sociale dei beni confiscati e di quelle assegnatarie degli immobili già destinati.

Anche grazie al costante confronto degli uffici con le realtà associative dell’Osservatorio, nel febbraio del 2022 è stato predisposto ed approvato all’unanimità dal Consiglio Comunale il primo regolamento del Comune di Genova per l’acquisizione, la gestione e il riutilizzo dei beni immobili confiscati alla criminalità organizzata.

Sebbene la normativa non lo preveda espressamente tra gli obblighi a carico degli enti locali, non può non riconoscersi come anche questo rappresenti un importante risultato nel percorso intrapreso dall’ente per un migliore riutilizzo dei beni confiscati in quanto la correttezza e l’uniformità dei procedimenti contribuiscono a restituire agli immobili in questione quella legalità che la soggezione al controllo della criminalità organizzata aveva loro sottratto.

Nota della Redazione: così come per Regione Liguria sono stati coinvolti più soggetti (Presidente Commissione Speciale Antimafia e Consigliere Regionale primo proponente dell’istituzione della Commissione medesima), così per il Comune di Genova sono stati coinvolti la Direzione del Patrimonio – parte amministrativa – qui rappresentata dalla Dott.ssa Casabona autrice di questo pezzo, e la Giunta Comunale – parte politica – tramite l’Assessore Comunale competente per materia.
Purtroppo ad oggi non è pervenuto alcun testo dell’Assessore, nonostante la Redazione lo abbia coinvolto da inizio progetto. Ritenevamo e riteniamo la lotta alla mafia non conosca “colori partitici”, perché deve essere priorità di azione di tutta la classe politica. Su queste pagine, in questa rassegna tenevamo infatti apparissero voci e testimonianze di ogni “colore”, anche politico.
Saremo quindi ben liete e lieti di pubblicare un pezzo a firma dell’Assessore competente qualora ne avesse ancora modo e piacere.

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Laureata in giurisprudenza, avvocato, dal 2017 lavora presso il Comune di Genova e si occupa della gestione del patrimonio immobiliare dell’ente sviluppando un forte interesse per la tematica del riutilizzo degli immobili provenienti da confisca. Nel 2021 ha conseguito il Master in gestione e riutilizzo dei beni sequestrati e confiscati intitolato a Pio La Torre presso l’Università di Bologna.

2 Comments

  1. […] Lo ricorda spesso Giorgia Casabona del Comune di Genova che a un certo punto si è trovata con alcuni di noi nel taschino a “pretendere” che il Comune facesse la propria parte nel riutilizzo dei beni confiscati (articolo di wall:out Il riutilizzo sociale dei beni confiscati a Genova. Difficoltà e risultati). […]

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