Elezioni Politiche 2022

Politiche 2022. Un futuro a passi indietro

Giovani ma concreti commenti a caldo sui risultati del nuovo sistema elettorale. Il futuro è sociale?

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Un commento a caldo sulle elezioni: è solo sincero sconforto. Perché non è possibile che chi ha diritto di voto non lo eserciti, che sia per astensionismo volontario o, al contrario, che sia perché vorrebbe votare, ma vivendo a troppi chilometri di distanza dalla sua residenza si vede questo diritto sostanzialmente negato. 

Non è possibile che, con un sistema elettorale che predilige le coalizioni, la sinistra si presenti totalmente frammentata.

Non è possibile che il 44% dei voti ottenuti dalla coalizione di centrodestra si traduca in circa il 60% dei seggi conquistati. 

Sarà mai questo un governo rappresentativo?

Poi, vogliamo un attimo soffermarci sull’assurdità di avere come “prima Prima Ministra donna” una persona che mai lontanamente si spende per difendere i diritti conquistati dal movimento femminista e che, anzi, ostacola la rivendicazione dei diritti del movimento femminista intersezionale (che poi “intersezionale” non è questo concetto complicato eh, significa semplicemente battersi per ottenere diritti di uguaglianza per tutte le categorie sociali non privilegiate)? È il risultato di una realtà distorta.

Però ecco, dei diritti già conquistati per tutte le donne anche lei ovviamente e giustamente ne beneficia, quindi eccola lì, Giorgia Meloni Prima Ministra.

Scenario futuro?

Se, anche se con fatica, ci stavamo avvicinando ad ottenere nuovi diritti sociali, con l’Italia della destra gli sforzi fatti sembrano sgretolarsi. 

In tema di migrazione, perché lo Ius Soli, ovvero il diritto alla cittadinanza italiana per le persone figlie di immigrati nate in Italia, ancora una volta verrà rimandato.

In tema di abilismo, misoginia, omolesbotransfobia, perchè il DDL Zan possiamo ormai considerarlo bruciato, almeno quanto l’accesso all’aborto libero e sicuro sarà un miraggio, dato che a quanto pare “la Legge 194 funziona bene così” anche con regioni prossime al 100% di obiezione di coscienza.

In tema di povertà, lavoro, persone giovani e lavoro, perché il salario minimo ancora una volta non sarà un tema considerato in programma, abolire i tirocini non retribuiti nemmeno, rivedere le modalità di erogazione del reddito di cittadinanza ancora meno (se non per eliminarlo completamente, ovviamente quello sì).

In tema di ambiente? 

Non sembra essere un tema trattato con urgenza, tanto il popolo elettore (e anche quello eletto!) di queste elezioni tra dieci anni sarà bello che sotto terra o quasi, data l’età media. Non a caso la campagna elettorale si è rivolta alle persone ultrasessantenni, in quanto sono loro la grande fetta di persone che hanno votato, decidendo amorevolmente il futuro nostro.

Mio, che ho 28 anni e sono giovane, sì, ma nemmeno troppo, ma anche delle persone giovani davvero, che di anni ne hanno tra i 18 e i 25 e che hanno potuto votare (solo se sono riuscite a raggiungere il luogo di residenza, ovviamente) e si sono trovate a votare l’opzione meno peggio (anche tentando a denti stretti il voto “utile”), e anche di quelle persone che ai 18 anni non ci arrivano e che tra 5 anni, alle prossime elezioni politiche – che spero vivamente saranno nuovamente anticipate – saranno pienamente inserite nel mondo del lavoro (se saranno riuscite a entrarci) e si ritroveranno a rimproverare le persone che le hanno messe al mondo per non aver pensato a loro nel momento in cui potevano esprimere il loro voto alle urne.

Ci sono più punti interrogativi che virgole in questo pezzo. Perché è scritto di getto e questi pensieri non hanno virgole, non fanno pause.

Perché tra cinque anni, io avrò 33 anni e la società si aspetta che sarò “donna, madre” e tutte queste sono domande a cui la me del futuro ha paura a rispondere.

Immagine di copertina:
illustrazione anni 50. Fonte Thatsup.se


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Genovese di nascita e di cuore, latino-americana nell’anima e spagnola di adozione. Nel ruolo di architetto si occupa di progettazione partecipativa di processi urbani, architettonici e comunitari. Ha vissuto e lavorato tra Europa e Sud America. Le piace fotografare gente, città, città con la gente.

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