Esistono progetti scolastici che restano confinati tra le mura di un’aula e altri che provano a uscire, facendosi carico della complessità del presente. È il caso del percorso di formazione scuola – lavoro promosso dal Liceo Linguistico Internazionale Grazia Deledda di Genova, che ha scelto di affrontare uno dei nodi più urgenti della società: la violenza di genere.
“Come liceo, riteniamo fondamentale occuparci di questo tema, anche alla luce della dolorosa emergenza che rappresenta oggi: non si può far finta di niente – dichiara Stefania Speziotto, docente e responsabile dei progetti di formazione scuola-lavoro del Deledda – Per questo, crediamo nella necessità di un’educazione all’affettività e collaboriamo da due anni con l’Università di Genova a tal proposito”.
Una sensazione di urgenza che è emersa con forza fin dall’inizio del percorso:
“è un tema che noi ragazzi sentiamo molto, ma che spesso non abbiamo occasione di discutere tra noi o approfondire con esperti del settore – riflette Zoe Gastaldo, studentessa di arabo – Io stessa ho sempre avuto la presunzione di conoscere abbastanza le dinamiche che ci stanno dietro, ma quest’esperienza mi ha aiutato a vedere tutte le sfaccettature della violenza di genere, anche quelle più subdole”.
Dello stesso avviso è anche Luca Criminelli, allievo di russo:
“ciò che mi ha colpito di più è stato capire quanto la violenza non sia solo fisica, ma possa manifestarsi attraverso atteggiamenti, parole o comportamenti che vengono sottovalutati o normalizzati”.
Ascolto, formazione e confronto
Il progetto ha coinvolto le classi quarte dell’istituto e affonda le sue radici nell’anno precedente, quando gli studenti frequentavano la terza.
Un percorso lungo e strutturato, che ha messo al centro l’ascolto, la formazione e il confronto diretto con chi quotidianamente opera sul territorio, tra cui le operatrici di Zonta Club Genova e dei centri antiviolenza.
“Insieme abbiamo pensato che fosse fondamentale trattare l’argomento in modo da creare qualcosa di concreto – racconta Speziotto – Un conto è affrontare certi temi con lezioni frontali, un altro è sviluppare un progetto che veda i ragazzi in prima linea”.
Un pensiero condiviso dagli stessi alunni:
“sapere che questo volantino potrebbe aiutare davvero qualcuno mi fa sentire parte attiva di qualcosa di importante – dichiara Criminelli – Anche un gesto come una traduzione può fare la differenza, conferendo un valore molto più profondo al lavoro svolto a scuola”.
Senza contare che “l’iniziativa ci ha fatto capire quanto sia fondamentale la prevenzione e il ruolo che ciascuno di noi può avere nel riconoscere i segnali, aiutando o addirittura salvando chi subisce violenza”, continua l’alunno.
Progetto ABC
Durante gli incontri, i ragazzi hanno avuto l’opportunità di conoscere non solo i dati di un’emergenza diffusa, ma soprattutto le storie, le difficoltà, le barriere linguistiche, culturali e psicologiche, che spesso impediscono alle vittime di chiedere aiuto.
Un rischio ancora maggiore per le persone di recente immigrazione, con competenze non ancora sufficienti per esprimere una richiesta di aiuto in italiano.
“È discriminatorio pensare che, solo perché siamo in Italia, le informazioni contro la violenza di genere debbano essere esclusivamente in italiano, soprattutto qui a Genova dove il mare porta a una multiculturalità non da poco – sostiene Gastaldo – La violenza è universale e la prevenzione dev’essere accessibile a tutte, indipendentemente dalla lingua o dalla cultura di appartenenza”.
È da questa consapevolezza che nasce il cuore del progetto:
La traduzione di una brochure informativa da diffondere negli ambulatori medici, nelle farmacie e in altre strutture del centro storico, pensata come strumento semplice e immediato anche in casi d’emergenza.
“Sapere a chi rivolgersi e come è fondamentale, così come la semplicità con cui le informazioni devono raggiungere chi si trova in difficoltà – affermano Maria Rosatelli, presidentessa di Zonta Club Genova, e Adele Rossi, responsabile del progetto – Per questo, riteniamo che un volantino multilingue, cartaceo e di piccole dimensioni possa trovare grande diffusione, affiancato anche a strumenti digitali”.
Oltre alle principali lingue della scuola, inglese, francese, spagnolo, russo e arabo, una studentessa si è proposta per tradurre il volantino in bengali, la sua lingua d’origine.
“I ragazzi hanno capito di poter utilizzare le loro competenze linguistiche per essere d’aiuto”, spiega la docente.
Anche perché “lavorare sulla traduzione mi ha permesso di capire quanto il linguaggio sia uno strumento basilare e potente per diffondere consapevolezza e costruire una cultura del rispetto”, commenta Criminelli.
Uno strumento di inclusione
Il progetto assume così un valore che va oltre l’apprendimento: le lingue smettono di essere soltanto materia di studio e diventano strumenti di inclusione, di accesso ai diritti, di cittadinanza attiva.
Un esempio virtuoso di come la scuola possa dialogare con il territorio e trasformarsi in spazio di responsabilità collettiva.
“Attraverso questa esperienza, i ragazzi non sono cresciuti solo come traduttori, ma come persone e come cittadini consapevoli – commenta Speziotto – La domanda che ci ha colpito di più è stata “Noi cosa possiamo fare?” e credo che racchiuda perfettamente la voglia dei giovani di creare una società migliore”.
Un cambiamento in cui la scuola è sempre più chiamata a fare la sua parte:
“sono convinta che il ruolo dell’istruzione sia la chiave per sensibilizzare le nuove generazioni sulla violenza in tutte le sue declinazioni – riflette Gastaldo – Per me, l’unico modo per prevenire è educare, scardinando quelle dinamiche socioculturali antiquate che normalizzano la violenza contro le donne”.
L’evento conclusivo si è tenuto lunedì 19 gennaio a Palazzo Tursi e ha visto la partecipazione delle istituzioni, con la presenza di Rita Bruzzone, assessora del Comune di Genova, e di Simona Ferro, vicepresidente di Regione Liguria, a conferma dell’importanza di una rete che unisca scuola, associazioni e amministrazioni pubbliche nell’educazione e nella prevenzione.
“Per noi, si è creata una triade vincente – concludono le portavoce di Zonta Club Genova – Tre gruppi con competenze diverse, uniti da un obiettivo comune: dire no alla violenza di genere”.
In un tempo in cui la parola “emergenza” rischia di diventare astratta, questo progetto ricorda che la risposta passa anche da gesti concreti, da strumenti semplici, da giovani che scelgono di non restare spettatori. E che, a volte, una traduzione può diventare il primo passo per salvare una vita.
Immagine di copertina:
Foto di Rad Pozniakov
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