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PER:CAPIRE è una rubrica di consigli di letture per potersi orientare tra le questioni del femminismo intersezionale. Partiamo proprio dal femminismo.

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Per noi di wall:out, si sa, #patriarcout è un po’ tutto l’anno. Non solo perché essere consapevoli e quindi attivɜ non può limitarsi solo a determinati periodi o, peggio, a certe mode, ma soprattutto perché per acquisire questa consapevolezza che guida il nostro agire non smettiamo mai di leggere e informarci

Ecco perché abbiamo pensato che fosse opportuno condividere la nostra formazione perenne con chi ci legge e magari, oltre a noi, avrebbe voglia di approfondire con ulteriori letture.

Questa rubrica nasce proprio per consigliare alcuni tra i testi di più recente pubblicazione (e non solo) che possano far luce sulle questioni più urgenti del femminismo intersezionale. Per:capire, quindi, e così percepire tutto ciò che è già intorno a noi, ma ha bisogno di lenti adeguate per poter essere riconosciuto.

Cominciamo dalle basi, cioè dal femminismo

Un termine che spesso viene associato a una sorta di fanatismo, che impedirebbe lucidità di pensiero e senso della realtà. In effetti, non è così, ma per decostruire questo stigma, per smantellare cioè questo inappropriato disagio, occorre conoscere davvero ciò di cui si sta parlando.

Per approcciare questo tema ho scelto tre testi diversi tra loro, eppure legati da un’aria di famiglia. Non sono le uniche letture che vi proporrò in merito, però mi sembra una bella rosa da cui poter partire. Prontɜ? Andiamo!

Il primo libro è quello che consiglio sempre quando mi si chiedono indicazioni per avvicinarsi al femminismo.

Il corpo elettrico. Il desiderio nel femminismo che verrà è il primo saggio di Jennifer Guerra, edito da Tlon nel 2020.

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“Il corpo elettrico. Il desiderio nel femminismo che verrà”, di Jennifer Guerra, edizioni Tlon, 2020

L’autrice è una delle migliori giornaliste che questo Paese conosca, perché sa tenere insieme in modo straordinario il rigore della ricerca con una capacità comunicativa molto efficace. Queste sono le caratteristiche che rendono la sua disamina del femminismo, storico e contemporaneo, un prezioso strumento per orizzontarsi tra le questioni e le voci fondamentali di un movimento composito e variegato: dalla riflessione sulla politicizzazione dell’esperienza personale, secondo le parole di Carol Hanisch, all’immortale riflessione di Elena Gianini Bellotti sull’educazione delle bambine, da Il secondo sesso di Simone de Beauvoir alle critiche nei confronti di Carola Rackete, giusto per citarne alcune.

Al centro, la questione della corporeità femminile, nella sua concretezza e nei limiti imposti alla sua realizzazione, al suo profondo desiderio non solo di pane, ma anche di rose. 

L’ultimo capitolo del libro di Guerra si intitola Una buona eroina è un’eroina morta ed esamina le modalità più cruente con cui il sistema patriarcale prova a contenere la libertà delle donne.

Il secondo libro che voglio consigliare si muove sul crinale di questo tema, che affronta però da una prospettiva inconsueta, chiedendoci uno sforzo maggiore.

Spezzate. Perché ci piace quando le donne sbagliano, di Jude Ellison Sady Doyle, pubblicato sempre da Tlon pochi mesi fa.

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“Spezzate. Perché ci piace quando le donne sbagliano”, di Jude Ellison Sady Doyle, edizioni Tlon, 2022

Questo testo si concentra, come suggerisce il sottotitolo della traduzione italiana, sulla nostra fascinazione nei confronti del fallimento al femminile. I riferimenti nell’analisi dell’autore sono a vicende molto note dello scenario pop, su tutte l’epopea di Britney Spears, ma anche dell’orizzonte socio-politico, come la condanna di Monica Lewinsky e la mancata vittoria presidenziale di Hillary Clinton. 

Il fascino che certi racconti esercitano su moltissimɜ di noi è proprio la resistenza che ci tocca superare per poterci avvicinare a quella che è invece una rassegna lucidissima su come la nostra cultura apprezzi le donne che deragliano (letteralmente le trainwreck), proprio perché dimostrano la fragilità delle ambizioni femminili che vanno al di là del ruolo di moglie/madre/cristiana (scusate, non sono io che ho creato questa triade!) concesso dal patriarcato.

Un testo per mettersi alla prova e ricordarci quanto i media possano influire sulle nostre scale valoriali, sulla nostra stessa percezione del mondo.

È quasi un cliché, ma proprio per questo è qualcosa che dobbiamo indagare prima che sia così ovvio da essere invisibile: Sady Doyle è un’ottima guida per farlo.

La potenza di questo libro penso sia proprio nella capacità di articolare una versione scomoda del femminismo intersezionale, vale a dire dell’ampliarsi della lotta femminista a chiunque abbia bisogno di alleatɜ o di sostegno per poter vivere la propria autodeterminazione.

Una delle questioni che si pone maggiormente al femminismo contemporaneo, che si riconosce in questo atteggiamento, è come fare i conti con la lunga tradizione femminista che lo precede e che spesso ha assunto una prospettiva più precisamente focalizzata sulla questione delle donne, talvolta in senso apertamente esclusivo, altre volte semplicemente per difendere la propria battaglia affinché non fosse assorbita in altre. 

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Non credo che questo ultimo pericolo esista nella prospettiva intersezionale, ma è importante interrogarsi su queste problematiche, per promuovere quella consapevolezza che è la bandiera di ogni femminismo. In questo senso, l’ultima lettura che vorrei proporre è:

Il piacere rimosso. Clitoride e pensiero di Catherine Malabou, edito da Mimesis quest’anno con una bellissima prefazione, ancora una volta, di Jennifer Guerra.

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“Il piacere rimosso. Clitoride e pensiero”, di Catherine Malabou, edizioni Mimesis, 2022

L’autrice è una filosofa di altissimo profilo, capace di tratteggiare con parole precise questioni molto complesse, rendendole visibili e così pensabili da tuttɜ. Oltre ad articolare un confronto critico e non conclusivo tra varie anime del femminismo, il saggio elabora una riflessione filosofica a partire da quello specifico del corpo biologicamente femminile che incontra la resistenza della scienza, del pensiero e della cultura tutta.

La clitoride, nelle parole di Malabou, diventa una dimensione del pensare stesso e insieme del vivere, come nel solco della migliore tradizione della filosofia femminista, che si sa incarnata, concreta e reale, molto più di quanto il resto della tradizione filosofica (maschile) abbia saputo o potuto o voluto fare.

Fateci sapere se avete già letto questi testi, se ne avete altri da segnalare sul tema (ce ne sono moltissimi, seguiranno aggiornamenti) e se vi abbiamo ben consigliato. 

Buona lettura!

Disclaimer: queste non sono recensioni a pagamento, sono consigli su ciò che credo valga davvero la pena leggere. Se potete, acquistate i vostri libri dalle librerie indipendenti o dai siti delle case editrici: è un’occasione importante per riconoscere il valore del loro lavoro.

Immagine di copertina:
Illustrazione di Martina Spanu


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Dottoressa di ricerca in Filosofia, si occupa di pensiero nietzscheano, pop-filosofia e filosofia del corpo, temi di cui scrive e parla tantissimo. Insegna Filosofia e Storia al Liceo Mazzini di Genova. Studia danza classica da sempre. Nel 2018 è diventata mamma e da allora è inarrestabile.

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