Giornata Internazionale di solidarietà con il popolo palestinese

LABIBA |  Giovane Palestina

Il 29 novembre ricorre la Giornata internazionale di solidarietà al popolo palestinese. Qual è il significato di tale giornata nel difficile momento storico attraversato dalla Palestina?
4 Dicembre 2023
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In questo periodo estremamente complicato per il popolo palestinese, occasioni come la Giornata Internazionale di solidarietà con il popolo palestinese, che ricorre il 29 novembre, ci ricordano l’importanza del tenere sempre puntati i riflettori su questa parte di mondo e sui suoi abitanti, costretti a vivere come rifugiati o sotto Occupazione da più di 75 anni, non solo dallo scorso 7 ottobre.

Inoltre, la situazione ci impone di ascoltare i palestinesi, soprattutto in questo momento storico, per comprendere meglio in che modo possiamo dimostrare veramente solidarietà nei loro confronti.

Istituzione della Giornata Internazionale di solidarietà con il popolo palestinese

La Giornata Internazionale di solidarietà con il popolo palestinese è stata istituita nel 1977 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. La scelta ricadde sul 29 novembre, proprio per il ruolo simbolico che tale data aveva acquisito per la popolazione palestinese: di fatto, il 29 novembre 1947 venne approvata dall’ONU la Risoluzione 181 che annunciava il Piano di partizione della Palestina elaborato dal Comitato Speciale dell’ONU sulla Palestina (UNSCOP).

Quest’ultimo prevedeva la divisione dell’allora Palestina Mandataria (il Mandato Britannico in Palestina va dal 1920 alla fondazione dello Stato d’Israele nel 1948) in due stati, uno arabo e uno ebraico, con Gerusalemme sotto Protettorato Internazionale.

Da allora numerose sono state le risoluzioni avanzate dalle Nazioni Unite per cercare di porre fine e trovare una soluzione definitiva alla questione israelo-palestinese e al tema dei rifugiati.

Malgrado i decenni passati, però, e i vari tentativi fatti, oggi più che mai è evidente come i vari attori della comunità internazionale abbiano fallito nel mettere da parte i propri interessi economici e politici, per avviare un vero e proprio processo diplomatico e di costruzione della pace al fine di garantire i diritti fondamentali, il ritorno dei rifugiati e il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese.

(Per approfondire la posizione della comunità internazionale sulla questione vi invito a leggere il seguente articolo)

Le voci dei giovani palestinesi in Italia: il significato profondo di questa giornata

Lì dove i capi di governo si rifiutano di difendere i diritti fondamentali di un’intera popolazione per interessi economici e politici, la società civile può, invece, mettersi in posizione di ascolto e solidarizzare con la popolazione palestinese.

Ecco perché abbiamo deciso, in occasione della Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese, di ascoltare le voci di quattro giovani palestinesi e italiani di origine palestinese per poter meglio comprendere quali siano le loro opinioni su questa giornata e, soprattutto, sul ruolo che noi, in quanto italiani o persone apparentemente non coinvolte, possiamo svolgere nella solidarizzazione con la causa palestinese. (I nomi utilizzati sono di fantasia per preservare la privacy delle persone intervistate)

Che cosa rappresenta per te la giornata internazionale in solidarietà con la Palestina?

Miriam: Riguardo al significato delle giornate internazionali, ritengo che al momento abbiano una rilevanza generale piuttosto limitata.

Tuttavia, va sottolineato positivamente che la presenza di tali giornate contribuisce a far emergere il sentimento di ingiustizia continua vissuto dal popolo palestinese, dimostrando inoltre come la società civile sia più attiva e coinvolta di quanto ci aspettassimo, come evidenziato dagli eventi recenti.

Karem: Commemoriamo la Giornata Internazionale della Solidarietà con il Popolo Palestinese in un momento in cui le speranze di pace sono diminuite. Con questa giornata si vuole ricordare ai palestinesi che non sono da soli in questo incubo.

Dalia di Giovani Palestinesi: Questa giornata per me significa ribadire tutta la tragedia palestinese, la nakba. Noi siamo vittime di molteplici crimini e catastrofi. È difficile a volte spiegare tutto, ma bisogna ricordare come il sionismo e il colonialismo abbiano distrutto le nostre vite e ci abbiano traumatizzati di generazione in generazione.

Salvo: È faticoso, oggi, parlare di una giornata per la solidarietà con il popolo palestinese.

Le 30.000 tonnellate di esplosivo, gli 11.300 corpi senza vita, i 30.000 e più feriti, i quasi due milioni di gazawi senza un tetto, senza acqua potabile, senza energie e senza cure, la rinnovata Nakba che il popolo palestinese vive, rende impossibile la mitezza che la parola solidarietà richiede.

È soprattutto doloroso pensare che fu l’ONU a istituire questa giornata, la stessa organizzazione che ha sancito il diritto di Israele ad esistere (producendo la Nakba) e rilasciando negli anni 73 risoluzioni progressivamente e costantemente disattese dal regime d’apartheid israeliano.

Israele mette in atto da oltre 75 anni un’operazione di pulizia etnica attraverso la violazione dei diritti umani internazionali e attraverso crimini di guerra ai danni del popolo palestinese.

La parola solidarietà non è sufficiente, bisogna ruggire con accuse chiare per legittimare ciò che deve essere dato al popolo palestinese.

Oggi cosa possiamo fare noi società civile italiana per mostrare solidarietà al popolo palestinese?

Miriam: La richiesta alla società civile non si limita a esprimere solidarietà, ma piuttosto a compiere azioni di lobbying.

Questo implica esercitare pressioni sulla nostra rappresentanza politica affinché i valori fondamentali della nostra Repubblica e quelli abbracciati nell’Unione Europea guidino le scelte politiche del nostro paese. Si chiede, pertanto, di esercitare pressioni per interrompere il commercio di armi con Israele e per cessare gli investimenti a favore della politica espansionista degli insediamenti. La società civile è chiamata a fare ciò al fine di garantire che i diritti di tutti siano considerati universali e inalienabili.

Karem: Noi, in quanto esseri umani, abbiamo il dovere di aumentare la consapevolezza pubblica sulla situazione in Palestina affinché tutto il mondo veda il genocidio che Israele sta commettendo contro i palestinesi di Gaza; magari facendo anche pressione sui nostri governi affinché vi sia un cessate il fuoco, si aprano le frontiere e gli aiuti umanitari possano arrivare a Gaza.

Salvo: La palestinità l’ho scoperta tardi, italiano crogiolato nella sua occidentalità, come la maggior parte delle persone che mi legge.

In Palestina un pomeriggio una donna ottantenne accoccolata mi strinse le mani con le sue scure, spigolose ed eleganti, e puntandomi le sue lance azzurre di occhi nei miei scuri: “Fate cose per la Palestina in Italia? Che tu sia benedetto habibi, che dio benedica te e l’Italia”. Quando ci penso mi si contrae il cuore.

In quanto palestinese di seconda generazione sono sicuro che ogni cittadino occidentale può riconoscere la propria palestinità, sacrificando una parte del suo egoismo, aprendo gli occhi e rendendo meno inappropriata la benedizione di quella donna.

Dobbiamo essere responsabili dei nostri privilegi occidentali e riconoscere che sono alimentati dal sangue e dalle macerie che l’Occidente si lascia alle spalle nella sua benestante cecità divoratrice.

Quello che un palestinese di seconda generazione chiede al popolo italiano è riconoscere la propria palestinità e rendere quella donna più gioiosa di quanto già fosse, inadeguatamente.

Facciamo e abbiamo fatto poco o nulla, dobbiamo fare di più.

Articolo di
Martina Pia Piccariello

Immagine di copertina:
Foto di @flyers_for_falastin


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