Biodiversità palestinese

LABIBA | Degrado Ambientale e Palestina

La biodiversità palestinese è minacciata dal cambiamento climatico, l’occupazione e gli sforzi inefficienti per la conservazione ambientale.

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La Palestina è un piccolo Paese con una storia lunga e illustre. Oltre a una vasta gamma di diversità etniche e religiose, la Palestina storica ospita una sorprendente varietà ecologica. Sebbene l’interesse mondiale si sia concentrato molto di più sulle rivendicazioni storiche e politiche contrastanti, ciò che accade all’ambiente si ripercuote inevitabilmente su tutti i componenti della rete naturale.

Troppo spesso le esigenze dell’ambiente sono state sacrificate agli antipodi delle ambizioni nazionali, etniche o politiche. Tuttavia, i problemi ambientali non possono essere isolati dalle questioni economiche, sociali e politiche che li circondano: i conflitti interrompono invariabilmente la governance ambientale. Questo vale anche per le occupazioni, anche quando sono di lunga durata.

L’assenza di una governance efficace impedisce di agire per affrontare le minacce ambientali.

La Palestina fa parte della storica “Mezzaluna Fertile“, considerata la culla della civiltà umana e uno dei punti di partenza storici dell’agricoltura. Uno sguardo comparativo tra le testimonianze storiche e le recenti immagini satellitari rivela l’entità dei cambiamenti ambientali subiti negli ultimi cento anni.

Le colline brulle hanno preso il posto di quelli che un tempo erano boschi ondulati ricoperti di piante e foreste. I deserti hanno sostituito le praterie. E il Mar Morto è sprofondato così tanto che ora è formato da quattro laghi separati. Sono scomparsi dalla terra anche gli animali che un tempo erano abbondanti, come lo struzzo, il ghepardo, il leopardo e il leone.

Sotto l’occupazione israeliana si sono verificati fattori che hanno portato a gravi cambiamenti, quali il degrado del territorio, l’esaurimento delle risorse idriche e il deterioramento della qualità dell’acqua.

Tali cambiamenti hanno avuto un impatto sul tessuto sociale e hanno contribuito a provocare disagi economici, spostamenti di popolazioni, minacce per la salute pubblica e una distribuzione inadeguata delle istituzioni sociali. 

Nei territori palestinesi occupati, il cambiamento climatico diventerà probabilmente un moltiplicatore delle condizioni sociali e politiche estremamente instabili esistenti.

Le condizioni climatiche sono per lo più calde e aride e la Palestina soffre di una cronica scarsità d’acqua, aggravata dall’aumento delle temperature, soprattutto nell’ultimo mezzo secolo. Si prevede che, a causa dell’ulteriore riscaldamento, le piogge diminuiranno, accompagnate da modelli di precipitazioni imprevedibili, ondate di calore, inondazioni, cicloni e tempeste di sabbia, il che condurrà a un livello di aridità ancora maggiore.

Non si tratta di qualcosa che non si verifichi anche in altri luoghi, ma le condizioni politiche e socioeconomiche uniche dei palestinesi ostacolano, se non paralizzano, il pensiero strategico e qualsiasi politica concreta per affrontare questi rischi ambientali.

Lo United Nations Development Programme (UNDP) sta fornendo già da diverso tempo un supporto alle autorità locali, rafforzando così le capacità delle istituzioni nell’intraprendere azioni verso uno sviluppo sostenibile. Tale sforzo è un’opportunità utile per aiutare la Palestina a far parte dei meccanismi di finanziamento per futuri progetti di mitigazione e, soprattutto, adattamento.

La prospettiva palestinese sulla protezione dell’ambiente e sullo sviluppo sostenibile è quella che tiene conto della necessità di creare istituzioni, infrastrutture e capacità come strumenti per l’attuazione di una strategia nazionale.

In generale, un tema di questo lavoro deve essere la partecipazione pubblica, ovvero la possibilità per i palestinesi di tutte le parti della società di essere coinvolti nella realizzazione dello sviluppo sostenibile.

Tuttavia, l’importante precursore per la realizzazione di tutto questo è il controllo palestinese sulle risorse naturali all’interno dei confini che la comunità internazionale riconosce come Palestina. Senza questa responsabilizzazione, i tentativi di sviluppo sostenibile saranno inutili.

Solo attraverso la sovranità e lo sviluppo di tutte le aree dell’O.P.T. il popolo palestinese sarà in grado di utilizzare le aree occupate e proteggere le risorse naturali in modo integrato e sostenibile.

Articolo di
Maria Rosa Milanese

Immagine di copertina:
Foto di Jasmin Sessler


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