Il Falstaff di Michieletto, presentato all’Opera Carlo Felice, divide gli animi.

Il Falstaff di Michieletto, presentato all’Opera Carlo Felice, divide gli animi

Debutto genovese al Teatro dell’Opera Carlo Felice per il famoso baritono Ambrogio Maestri interprete del Falstaff per la regia di Damiano Michieletto, con la direzione di Jordi Bernàcer.
29 Marzo 2025
3 min
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La recente produzione del “Falstaff”, presentata all’Opera Carlo Felice di Genova, per la direzione di Jordi Bernàcer e la regia di Damiano Michieletto, ripresa da Andrea Bernard, ha suscitato reazioni contrastanti da parte di pubblico e critica. Ma non è certo la prima volta e non sarà  l’ultima.

Falstaff, opera “buffa” conclusiva della vita artistica del grande musicista Giuseppe Verdi su libretto di Arrigo Boito, è una commedia lirica in tre atti tratta da ben tre opere di William Shakespeare. 

Sir John Falstaff, interpretato dal famoso baritono Ambrogio Maestri, al suo debutto genovese, in piena forma, bonario e scaltro bon vivant, tenta di sedurre due dame di Windsor, Alice Ford (la soprano Erika Grimaldi) e Meg Page (Paola Gardina, mezzosoprano), inviando lettere identiche a entrambe.

Le donne, scoperte le sue intenzioni, orchestrano una vendetta burlona coinvolgendo la combriccola della città.

Parallelamente, il giovane Fenton (il tenore Galeano Salas) e Nannetta Ford (Caterina Sala, con la sua incredibile voce da soprano) lottano per il loro amore, ostacolati da Ford (Ernesto Petti, baritono), il padre della ragazza.

Fra travestimenti, inganni e beffe, la vicenda si conclude con una grande burla nella foresta di Windsor, in cui Falstaff viene umiliato ma finisce per unirsi al lieto coro che chiude l’opera con il celebre Tutto nel mondo è burla!

Il Falstaff di Michieletto, presentato all’Opera Carlo Felice, divide gli animi.
Il Falstaff al Teatro dell’Opera Carlo Felice. Foto di Marcello Orselli

Oltre la semplice commedia

L’idea di ambientare l’opera nella Casa di Riposo per musicisti dedicata a Giuseppe Verdi a Milano, concepita dal regista Damiano Michieletto, può essere considerata suggestiva, anche se non del tutto convincente nella realizzazione.

Michieletto è noto per le sue riletture audaci e originali, spesso spostando le opere in contesti moderni, ma non sempre incontrando il gusto del pubblico più tradizionale.

Tuttavia la trasposizione della vicenda nella Casa Verdi e non all’Osteria della Giarrettiera come dal libretto di Boito, ha permesso di esplorare la dimensione malinconica e riflessiva del personaggio di Falstaff, evidenziando la sua vulnerabilità e la sua nostalgia.

Questo ha aggiunto una profondità emotiva all’opera, andando oltre la semplice commedia.

La casa di riposo diventa un palcoscenico onirico, dove i ricordi si confondono con la realtà, il sogno, e la beffa si tinge di malinconia.

L'opera di Michieletto, presentata al Carlo Felice, divide gli animi.
Il Falstaff al Teatro dell’Opera Carlo Felice. Foto di Marcello Orselli

Regia e scenografia

La regia gioca con i silenzi, con i frequenti sonnellini di Fastaff sul divano che troneggia al centro palco, creando un’atmosfera sospesa tra il comico e il tragico.

In questa lettura, Falstaff non è solo un buffone, ma parrebbe un ospite della casa di riposo il quale ricorda i bei tempi andati, e che potrebbe incarnare lo stesso Verdi allorquando stringe a sè il ritratto del compositore: un simbolo della caducità umana, un’eco di un passato glorioso che si dissolve nel presente.  

La scenografia rappresenta una doppia ambientazione: la casa di riposo, posta sul fondale, con gli ospiti che si intravvedono dalle vetrate dalle grandi porte, e la scena dove i protagonisti agiscono, con un elemento narrativo che dialoga con i personaggi e con la musica. 

Mentre una scelta a dir poco discutibile e non proprio piacevole alla vista,  l’apparire delle piante in vaso sparse a tutto palco, rinforzate da proiezioni digitali, a voler rappresentare la foresta.

La regia ha offerto una lettura più intima dei personaggi, mostrando le loro fragilità e le loro emozioni, in particolare quelle legate all’invecchiamento.

Il cast

Il cast, in particolare Ambrogio Maestri nel ruolo di Falstaff, ha offerto un’interpretazione di alto livello, sia dal punto di vista vocale che da quello scenico.

Assai notevole la performance per il personaggio di Nannetta per voce della soprano Caterina Sala, la quale insieme al suo innamorato Fenton, il tenore Gaetano Salas, hanno incarnato con grazia la freschezza dell’amore giovanile, con voci liriche ben proiettate e una tenerezza scenica convincente. 

Elogio particolare all’interpetazione della mezzosoprano Sara Mingardo in Mrs. Quickly ed a quella  della soprano Erika Grimaldi in Alice Ford, entrambe riconosciute per la loro presenza scenica e qualità vocale. 

Completavano il cast Blagoj Nakoski (Cajus), Oronzo d’Urso (Bardolfo), Luciano Leoni (Pistola) e Paola Giardina (Meg). 

Il coro, spesso relegato a un ruolo di secondo piano, in questo caso è stato protagonista di momenti di grande intensità, essenziale durante le scene finali.

Le voci si sono fuse in un’armonia perfetta, creando un risultato di grande impatto emotivo. Diretto da Claudio Marino Moretti rappresenta un personaggio a sé stante, che partecipa attivamente alla narrazione.

Altresì le comparse ed i figuranti che  albergavano la casa di riposo, hanno saputo inserirsi in un’ambientazione che si è ben integrata con il resto del cast.

Il Falstaff di Michieletto, presentato all’Opera Carlo Felice, divide gli animi.
Il Falstaff al Teatro dell’Opera Carlo Felice. Foto di Marcello Orselli

La direzione musicale

La direzione musicale affidata a Jordi Bernàcer, se durante il primo atto non è stata retta da un equilibrio tra sonorità e performance sul palco, poi si è ripresa donando l’attesa fusione che ha offerto una prospettiva stimolante sull’opera verdiana.

Una lettura indubbiamente originale dell’opera, che ha inevitabilmente portato a dei punti di forza e ad alcune criticità rispetto al libretto originale di Arrigo Boito, disorientando una certa parte di pubblico, mentre per buona parte di esso è parsa essere gradita.

L'opera di Michieletto, presentata al Carlo Felice, divide gli animi.
Il Falstaff al Teatro dell’Opera Carlo Felice. Foto di Marcello Orselli

Immagine di copertina:
Il Falstaff al Teatro dell’Opera Carlo Felice. Foto di Marcello Orselli


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Danz-attrice con in parallelo una formazione in economia, ora agisce dietro le quinte. Nata a Genova, dove qualcosa la spinge sempre a ritornare, coltiva una smodata passione per la comunicazione e l'organizzazione teatrale e cinematografica. Collabora con diverse realtà locali e non. Onnivora di cinema (anche indipendente) teatro e danza contemporanei, deve assolutamente scriverne.

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