Clima. Non c'è un pianeta B

LENS | Il conto salato del 2022

Niente di instagrammabile per il recap 2022 della terra.
28 Gennaio 2023
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Si è concluso un altro ciclo sulla terra, un altro anno, il 2022, si lascia alle spalle tutto ciò che (non) è stato fatto. Ma se il nostro pianeta avesse Instagram e, potesse fare il suo recap, cosa ci mostrerebbe? 

Iniziamo subito con il dire che nel 2022 l’Italia ha raggiunto l’Overshoot day Il 15 maggio. Questo significa che se tutti i Paesi consumassero come noi, avremmo finito le risorse che il pianeta riesce a rigenerare nel corso di un anno.

Con questi presupposti ci spostiamo in Egitto, per la COP27, la Conferenza delle Parti aderenti all’UNFCCC, la Conferenza dell’ONU sui cambiamenti climatici. Tante belle parole, poche azioni concrete veramente nuove. I risultati sono pochi e spesso un’estensione degli impegni presi l’anno precedente. Ad esempio, in relazione alla mitigazione del clima, la dichiarazione “Accelerating to Zero (A2Z)” non si tratta di altro di un’estensione della dichiarazione sui veicoli a emissioni zero firmata lo scorso anno alla COP26 di Glasgow (articolo di wall:out COP26. Due settimane a Glasgow, tutti i giorni a Genova) e alla quale adesso hanno aderito Spagna e Francia; impegno che però lascia ancora fuori gli altri grandi produttori di automobili del mondo come Cina, Stati Uniti, Giappone, India, Corea del Sud o Germania.

Proseguiamo con un altro evento significativo per la protezione e tutela del nostro pianeta:

La Conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità. Durante la COP15, I negoziatori hanno raggiunto “un accordo storico” che rappresenta lo sforzo più significativo per proteggere le terre e gli oceani del mondo e per fornire finanziamenti essenziali per salvare la biodiversità nei Paesi in via di sviluppo.

L’impegno è quello di proteggere il 30% delle terre e delle acque considerate importanti per la biodiversità entro il 2030. Attualmente sono protette il 17% delle aree terrestri e il 10% di quelle marine.

Buffo pensare che nel mentre, in Italia, è stato approvato l’emendamento caccia selvaggia, proposto da FDI. La norma consentirà la caccia selvaggia in parchi, aree protette e zone urbane. Un atto che mette a rischio proprio quella fauna che si vuole proteggere. 

Il tutto viene incorniciato da uno degli inverni italiani più caldi degli ultimi 222 anni, mentre negli USA oltre 60 morti causati dal freddo straordinario che si è abbattuto da dicembre. Il volto della crisi climatica che sta avendo ormai da anni ripercussioni in tutto il mondo. 

Se pensiamo anche a quanto la stessa Genova abbia sperimentato in quest’ultimo anno, ci si rende conto di quanto i cambiamenti climatici siano tangibili nelle nostre città.

A Genova

Il capoluogo Genovese ha sperimentato infatti l’estate più calda dal 1833, registrando un triste record: quello legato alla siccità. Nel 2022 sono scattati infatti diversi allarmi siccità che hanno interessato il territorio regionale e non solo, il più significativo è quello del mese di luglio, con la soglia di allarme rilasciata per l’invaso del lago del Brugneto, dove la siccità ha messo completamente a secco il Ponte del Moro. 

La stessa Regione Liguria ha emanato alcuni divieti, tra cui quello di innaffiare giardini e prati, riempire piscine o lavare le auto. La crisi idrica estiva è stata decisamente tangibile, vista anche la scarsità di precipitazioni che si sono verificate nella precedente stagione autunnale del 2021.

Per tutto l’anno si sono sperimentate temperature di gran lunga sopra la media stagionale, con un inverno mite con poche precipitazioni ed estati torride con clima afoso. Anche la temperatura del mare è stata più alta per tutto l’anno, registrando un picco piuttosto insolito di 21 gradi centigradi nel mese di ottobre 2022.

Genova nella top 10 europea delle città più colpite dal riscaldamento globale

Il 2022 è stato un anno di cambiamento per l’intero paese, con un cambio di governo che, naturalmente, ha portato la formulazione di nuovi decreti-legge. Uno di questi riguarda la caccia in città.

Il governo ha infatti individuato 7.500 capi abbattibili tra i cinghiali nella provincia di Genova poiché l’impatto di questi sull’ambiente resta un problema. Naturalmente, rischiare di deturpare la biodiversità della Liguria con metodi obsoleti non è la scelta più corretta ma quella più veloce da attuare.

Gli animalisti gridano allo scandalo, suggerendo come la caccia non sia la soluzione. Sarebbero infatti necessarie politiche di sterilizzazione di massa e recinzioni a protezione della città e dei cittadini.

Insomma, il 2022 ha registrato anomalie su tutto il territorio ligure, con ripercussioni che ci interessano direttamente. Secondo la ricerca svolta da Climate Central, Ong degli Stati Uniti composta da importanti scienziati e giornalisti che si occupano di cambiamento climatico e questioni energetiche, ha individuato Genova nella top 10 europea delle città più colpite dal riscaldamento globale.

È perciò di vitale importanza che ognuno, nel proprio piccolo, agisca nel quotidiano, in modo da agire e contribuire in prima persona a un miglioramento per tutto il 2023.

Immagine di copertina:
Fonte Canva Pro


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Zena verde nasce dall’idea di due giovani donne genovesi Giulia e Marta. Con due percorsi formativi totalmente differenti, la prima in Comunicazione e Diritti Umani la seconda in Ingegneria Edile-Architettura. Unite dalla passione per il mare, per Genova e contro ogni forma di ingiustizia, decidono di dar vita a Zena Verde, che vuole essere una rubrica promotrice del cambiamento attraverso l’informazione e la scoperta di realtà locali, sostenitrici della nostra rivoluzione eco-sostenibile.

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