Confine tra Israele e Libano

LABIBA | Cosa c’è al Nord?

La demarcazione dei confini tra Israele e Libano è fondamentale per regolare le dinamiche economiche e sociali tra i due paesi oggigiorno ancora in guerra.

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Ormai da secoli, la geopolitica del medio-oriente, intrinseca di accordi, conflitti e alleanze, vive tensioni che hanno conseguenze anche nel resto del mondo. Ciò che più di tutto è oggetto di guerre e violazioni sono le situazioni di confine. Oltre alla questione del muro di confine tra Israele e i territori palestinesi occupati, occorre evidenziare l’esistenza di un altro muro a nord del paese, quello al confine con il Libano. 

Antefatti di una tensione

Alla fine della Prima Guerra Mondiale, a seguito dello scioglimento dell’Impero Ottomano, fu creato il sistema dei mandati che regolava il controllo da parte dei paesi europei sugli ex territori imperiali, con lo scopo di accompagnare le popolazioni verso l’autodeterminazione.

Di fatto, tra il 1920 ed il 1924 il Regno Unito e la Francia istituirono con il trattato Sykes-Picot una linea di confine tra la Palestina storica, sotto il controllo anglosassone e la Siria e Grande Libano, sotto il controllo francese.

In seguito alla fondazione dello Stato di Israele nel 1949, le linee di confine mandatarie sono state sostituite da due distinte linee di demarcazione dell’armistizio (ADL).

La prima tra Libano e Israele, che ricalcava il precedente confine con la Palestina mandataria, e la seconda tra Israele e Siria, che per la forte deviazione è stata una delle cause del primo conflitto arabo-israeliano del 1948.

La situazione al confine tra Israele e Libano rimase in uno stato silente fino a quando non iniziarono le operazioni compiute in e dal Libano da parte dall’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) che, nel frattempo, si era spostata a sud del paese in seguito all’espulsione dalla Giordania nel 1970. Le incursioni dell’OLP nel nord della Galilea hanno generato come risposta le operazioni militari israeliane denominate Litani e Pace in Galilea compiute a cavallo tra gli anni 70 e 80.

Da questo momento storico, Israele creò una zona di sicurezza con il Libano che spostò il confine di quasi 16 km. 

Creazione della Linea blu 

L’operazione militare israeliana Litani, anche nota come prima invasione israeliana del Libano del ‘78, vide il conflitto tra OLP ed Israele accendersi nuovamente, creando terreno fertile per la guerra civile libanese.

Come conseguenza delle operazioni militari, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite emanò la risoluzione 425 del 1978, che portò alla formazione del United Nations Interim Force in Lebanon (UNIFIL). Essa prevedeva il ritiro delle forze israeliane dal Libano, che avvenne solo inizialmente, per essere compiuto definitivamente agli anni 2000. Il confine riconosciuto dalle Nazioni Unite prende il nome di Linea Blu.

Come conseguenza dell’operazione Litani, il governo libanese stimò all’incirca 285.000 profughi e 1.100-2.000 libanesi uccisi, quasi tutti civili.

I soldati israeliani furono sottoposti al giudizio della corte marziale.

Situazione attuale 

Oggi il Libano sta vivendo la crisi peggiore degli ultimi 150 anni. Il 4 agosto 2020 il porto di Beirut viene distrutto da un’esplosione di tonnellate di nitrato d’ammonio abbandonate nei depositi portuali, che ha provocato 218 morti, 7.000 feriti, e lasciato oltre 300.000 persone senza casa.

La crisi in Libano è priva di precedenti, un paese che vive un dramma politico e istituzionale che ha ridotto la popolazione ad una situazione di povertà senza scampo. A due anni dall’esplosione nel porto di Beirut, il Libano è in ginocchio.

Non c’è benzina, non c’è gas, non ci sono medicinali e i cittadini percepiscono lo stesso stipendio del periodo precedente alla crisi economica, sebbene il valore della moneta sia crollato drasticamente.

Il complesso quadro interno non è tuttavia indipendente da quello internazionale.

Il Libano è un paese soggetto a diverse influenze esterne, non solo da parte di Stati Uniti e Francia, ma anche dei paesi dell’area medio-orientale quali Israele, Iran ed alcuni paesi del Golfo.

Una parte dell’élite politica – Hezbollah e parte del Fronte Patriottico Libero – ha puntato l’attenzione verso i giacimenti di gas e petrolio presenti nelle acque territoriali libanesi, che potrebbero almeno in parte alleviare gli effetti della crisi.

Il bacino del Levante è ricco di riserve fossili e, secondo la legge internazionale, il diritto di sfruttamento delle risorse naturali (come mezzo di autodeterminazione economica) all’interno di un territorio è riconosciuto alla nazione che detiene la sovranità su quel territorio.

Per questo motivo la demarcazione dei confini è fondamentale.   

Questione di confine                                                                                                                   

La minata situazione di confine tra Israele e Libano si estende fino alla frontiera marittima causando di fatto l’impossibilità da parte di quest’ultimo di estrarre petrolio e gas senza un accordo tra i due paesi.

La tensione al confine aveva raggiunto alti livelli a causa dell’atteggiamento provocatorio israeliano di esplorare i giacimenti, senza nessun accordo, causando la reazione di Hezbollah, il quale preannunciava ritorsioni militari nel caso in cui non fossero stati rispettati i tempi e la sovranità del Libano. 

Ad ottobre 2022 è stato raggiunto uno storico accordo tra i due paesi mediato dagli Stati Uniti che, nonostante il noto favoritismo verso Israele, sono riusciti a siglare un patto soddisfacente tra le parti. Tale intesa come sottolineato già in precedenza dal presidente libanese Aoun, non significa una “partnership” con Israele e i due Paesi restano ancora tecnicamente in guerra.

Immagine di copertina:
Credits Labiba


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