Giornata della donna: un promemoria scomodo, ma necessario

Giornata della donna: un promemoria scomodo, ma necessario

La ricorrenza non è fatta solo di mimose e auguri: parlare di donne significa parlare di diritti, di libertà, di rispetto, che oggi ancora mancano.
10 Marzo 2026
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L’8 marzo è la Giornata Internazionale della Donna. Non è una ricorrenza fatta di mimose e auguri. È un giorno che dovrebbe obbligarci a guardare i fatti, i numeri. Parlare di donne significa parlare di diritti, di libertà, di rispetto.

In molte parti del mondo, le donne continuano a lottare per cose che dovrebbero essere scontate: studiare, scegliere il proprio futuro, lavorare, vivere senza paura, poter avere una voce.

Nelle società che a parole si definiscono più avanzate, le cronache ci ricordano ogni giorno quanto siano ancora diffuse la violenza, le discriminazioni, gli stereotipi.

La parola “uguaglianza” è scritta – più o meno, implicitamente – nelle leggi, ma non sempre è presente nella vita quotidiana.

Secondi il World Economic Forum, al ritmo attuale serviranno più di 120 anni per raggiungere la parità tra uomini e donne nel mondo: questo significa che nessuna persona viva oggi vedrà la vera uguaglianza.

Oggi, le donne continuano a guadagnare meno, a essere meno rappresentate nei ruoli di potere, a essere giudicate per il loro corpo più che per le loro competenze.

Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, il divario salariale globale è ancora intorno al 20%.

In Italia, il problema è ancora più profondo: il tasso di occupazione femminile è persino tra i più bassi d’Europa. E quando diventano madri, la distanza aumenta: milioni di donne nel mondo lasciano il lavoro o limitano drasticamente la propria carriera perché il peso della cura familiare continua a ricadere quasi esclusivamente su di loro.

Secondo World Bank, circa 2,4 miliardi di donne vivono in Paesi in cui non hanno gli stessi diritti economici degli uomini: meno accesso alla proprietà, al credito, al lavoro.

In politica, la situazione, non è molto diversa

Secondo Inter-Parliamentary Union, le donne occupano meno di un terzo dei seggi parlamentari nel mondo. E in molti Paesi, quelle che entrano nello spazio pubblico ricevono minacce, insulti, violenza, solo per il fatto di esistere e di avere una voce che vuol farsi ascoltare.

E poi, parliamo anche di vita quotidiana, quella che non compare nelle statistiche:

Quante donne cambiano strada di notte, tengono le chiavi strette in mano, fingono una telefonata per sentirsi più sicure? Quante donne evitano certi luoghi, certi orari, certi vestiti? Quante donne imparano fin da piccole a proteggersi?

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, una donna su tre nel mondo ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita. La maggior parte non viene nemmeno denunciata, facendo sì che il silenzio contribuisca al problema.

Non sono casi isolati, è un fenomeno strutturale: sono centinaia di milioni di storie. Secondo UN Women, ogni giorno nel mondo più di 130 donne vengono uccise da un partner o da un familiare: nelle loro stesse case, da qualcuno che diceva di amarle.

Anche in Italia i numeri raccontano una storia che non possiamo ignorare:

Secondo l’Istituto Nazionale di Statistica, ogni anno oltre cento donne vengono uccise e, nella maggior parte dei casi, l’assassino è un partner o un ex partner. E poi c’è la frase che si sente sempre: “non tutti gli uomini”. È vero. Ma quasi tutte le donne hanno una storia e un uomo è al centro di essa.

Per questo la Giornata della Donna non è una celebrazione vuota, ma un invito alla consapevolezza.

È l’occasione per ricordare le donne che hanno aperto la strada prima di noi, quelle che oggi continuano a lottare e quelle che, semplicemente, ogni giorno tengono insieme lavoro, famiglia, sogni e responsabilità spesso invisibili.

La parità non si misura nei discorsi dell’8 marzo

Essere donne, oggi, significa ancora dover dimostrare qualcosa in più, alzare la voce quando sarebbe più facile restare in silenzio, sostenersi a vicenda per costruire una società più giusta. La vera celebrazione di questa giornata non sta nei fiori, ma nel continuare a chiedere rispetto e parità, ogni giorno.

La verità è che la parità non si misura nei discorsi dell’8 marzo. Si misura nella sicurezza, nella libertà, nella possibilità di vivere senza paura, di poter avere una voce.

La Giornata Internazionale della Donna non dovrebbe esistere. Dovrebbe essere inutile.

Questa ricorrenza smetterà di esistere solo quando una donna potrà tornare a casa di notte senza paura.

Il giorno in cui non dovrà più dimostrare di valere quanto un uomo. Il giorno in cui non dovrà più lottare per diritti che dovrebbero essere normali. Il giorno in cui non servirà più ricordare che le donne hanno diritto alla stessa libertà, alla stessa sicurezza e allo stesso rispetto degli uomini, quel giorno avremo davvero raggiunto l’uguaglianza e potremo smettere di parlare di parità.

Ma finché metà della popolazione dovrà ancora lottare per ciò che dovrebbe essere normale – diritti, rispetto, libertà, dignità – la Giornata Internazionale della Donna non sarà solo una celebrazione. Sarà un promemoria.

Scomodo. Ma necessario.

Immagine di copertina:
Fot di @giaferroni


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Lucia S.

Classe 2001, ha conseguito le lauree magistrali in Lingue, letterature e culture moderne e in Informazione ed editoria all’Università di Genova. Appassionata di disegno, scrittura e lettura, gestisce “20mila libri sotto i mari”, blog in cui parla di libri e attualità. Femminista, odia le ingiustizie e fa della scrittura un’arma per combatterle.

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