Nakba (النكبة), essere colpiti da una sciagura. Nakba, la grande catastrofe del 1948: la distruzione della società storica della Palestina. Più di 530 villaggi distrutti, quasi un milione di palestinesi sfollati, 15.000 uccisi: l’inizio dell’esodo.
Le chiavi delle case sono ancora nelle tasche degli abiti delle donne palestinesi, così come le immagini dei propri ulivi, delle valli dorate, dei profumi di cardamomo e melograno: immagini che, nell’esodo, sbiadiscono mentre prende forma il bianco anonimo delle profughe tende.
La pulizia etnica iniziò con la colonizzazione occidentale e poi sionista della Palestina durante l’Ottocento e non si è ancora fermata: giunge fino al genocidio ancora in corso oggi a Gaza, ai continui arresti e alle esecuzioni in Cisgiordania.
Nakba mustamirra (النكبة المستمرة), dice il popolo palestinese: continua, e non si arresterà quando il popolo palestinese sarà totalmente espulso, ma quando il regime coloniale israeliano sarà definitivamente smantellato.
Nulla è più forte del desiderio di un popolo oppresso di resistere tra i brandelli del passato, farlo rivivere attraverso la resistenza, esercitando l’ostinazione della lotta per i propri diritti.
Perciò raccontare la Nakba non è un mero richiamo della memoria di ciò che è accaduto 78 anni fa: è piuttosto leggere il presente, riconoscere una storia che non si è mai piegata, combattendo qualsiasi tentativo di cancellazione e distorsione.
Una storia che, deformata dalle narrazioni coloniali in Occidente, spiega su cosa si fondò – ed è fondato – l’ordine di potere internazionale che lucra sulla distruzione dello stato di diritto.
In ciò che accadde durante la Nakba non è soltanto custodita la chiave per leggere ciò che sta succedendo a Gaza, in Palestina e in altre regioni distrutte dal colonialismo occidentale. Vi è anche inscritta la formula per identificare gli attori e le alleanze responsabili dell’oppressione di molti altri popoli e classi sociali all’interno dello stesso sistema capitalista e colonialista.
Il popolo palestinese ha custodito, di generazione in generazione, la propria memoria collettiva e tramanda l’identità di un popolo in lotta per l’affermazione.
Accogliamola e lasciamoci guidare da ciò che a essa ci lega, nel tentativo di restituirle ciò che le abbiamo sottratto e di apporre la nostra firma sullo stesso cammino.
Perciò, domenica 17 maggio vi invitiamo presso la Libera Collina di Castello per un percorso collettivo nella memoria e nella resistenza del popolo palestinese.
Puoi trovare maggiori informazioni sulla pagina instagram di Judhur – coollettivo culturale per la Palestina.
Programma:
Ore 15 –
Laboratori di tatreez e cucina palestinese a cura delle donne di Gaza. I due laboratori si svolgeranno in contemporanea: scegli a quale partecipare tramite questo link o il codice QR in locandina. Non sono necessari esperienza né materiali. La prenotazione è obbligatoria.
Ore 17.30 –
Percorso della Nakba. All’interno degli spazi della Collina, ripercorreremo luoghi e momenti simbolici dalla Nakba a oggi. Ci lasceremo guidare dalla storia di alcune città palestinese, raccontate nella storia e nella voce di poeti e poetesse palestinesi.
Ore 20 –
Cena palestinese
Ti aspettiamo domenica!
Autorə
Naji Al Ashur
Immagine di copertina:
Locandina dell’evento
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