TARI a Genova: pagare di più per avere meno. Il conto salato di trent’anni di mancate scelte
Genova è la terza città più cara d’Italia per la tassa sui rifiuti. Non è una casualità, è il risultato di un sistema inceppato da decenni.
Nel 2025 Genova si conferma tra le città più care d’Italia per la tassa sui rifiuti. Con una spesa media che supera i (LINK 1) 500 euro annui per famiglia, il capoluogo ligure resta stabilmente sul podio nazionale delle TARI più alte, ben distante dalla media italiana che si aggira attorno ai 340 euro.
Un dato che, da solo, non racconta tutto. Perché alla pressione fiscale elevata si accompagna una domanda sempre più diffusa tra i cittadini: il servizio vale davvero quello che costa?
Il peso del passato: un debito che l3 cittadin3 continuano a pagare
Alla base delle tariffe elevate c’è un’eredità pesante. Il sistema rifiuti genovese continua a scontare il debito accumulato negli anni precedenti, legato in particolare alla gestione della discarica di Scarpino e alla necessità — ancora oggi in parte presente — di trasferire rifiuti fuori regione.
Un meccanismo che ha trasformato una criticità infrastrutturale in un costo strutturale. In altre parole: un problema del passato che continua a incidere sulle bollette attuali.
Secondo le stime, questo fattore ha contribuito in modo significativo a mantenere la TARI su livelli elevati negli ultimi anni, senza che i cittadini abbiano mai percepito un reale alleggerimento (Sintesi Rapporto ISTAT 2025).
Differenziata in crescita, ma ancora in ritardo
Sul fronte ambientale, qualcosa si muove. Dopo anni di ritardi, Genova ha superato il 50% di raccolta differenziata nel 2024. Un risultato importante, soprattutto se confrontato con il 43% del 2023.
Ma basta guardare oltre i confini cittadini per ridimensionare l’entusiasmo: molte realtà del Nord Italia hanno già superato da tempo il 65%, soglia fissata anche dagli obiettivi europei.
Il miglioramento, dunque, è reale ma tardivo. E soprattutto non ancora sufficiente per incidere in modo significativo sui costi complessivi del sistema.
Il nodo irrisolto: pagare tanto per un servizio percepito come inefficiente.
È qui che si concentra la frattura tra istituzioni e cittadini.
Da un lato, il Comune rivendica i progressi:
- aumento della raccolta differenziata
- nuovi sistemi di conferimento
- aggiornamenti normativi e organizzativi
Dall’altro, molti genovesi continuano a segnalare:
- disservizi nella raccolta
- cassonetti spesso pieni o mal gestiti
- scarsa chiarezza sui costi
La percezione diffusa è che il miglioramento non sia ancora proporzionato al livello della tassa.
Trasparenza e fiducia: il vero terreno di scontro
Uno dei punti più critici riguarda la trasparenza. Dove finiscono esattamente i soldi della TARI? Quanto costa davvero ogni fase del servizio?
Domande che emergono con sempre maggiore insistenza, soprattutto in un contesto in cui i rincari sono stati costanti, anche se più contenuti negli ultimi anni.
La gestione da parte di AMIU continua a essere oggetto di attenzione pubblica, non tanto per singoli episodi, quanto per una difficoltà strutturale nel comunicare in modo chiaro ed efficace con i cittadini.
Genova non ha un impianto per la chiusura del ciclo dei rifiuti. Tutto l’indifferenziato che non finisce nelle discariche locali — ormai prossime alla saturazione — deve essere trasportato e smaltito fuori regione.
Questo costo è stato quantificato dall’ex sindaco Marco Bucci in circa 25-30 milioni di euro all’anno, una cifra che grava direttamente sulle tariffe dei cittadini genovesi.
Non si tratta di una situazione recente. Come ha riconosciuto l’assessora all’Ambiente Silvia Pericu della nuova giunta, si tratta di «un problema non risolto per trent’anni e sempre rimandato a valle».
Innovazioni lente e impatto limitato
Negli ultimi anni sono state introdotte alcune novità:
- incentivi alla raccolta differenziata
- sperimentazioni tecnologiche
- modifiche al regolamento TARI
Ma il loro impatto, almeno finora, appare limitato. Il passaggio a modelli più avanzati — come la tariffazione puntuale (paghi in base a quanto produci) — resta ancora lontano da una piena applicazione su larga scala.
Nel frattempo, l’autunno 2025 ha mostrato il volto concreto di questa paralisi: la città ha affrontato criticità gravi nella capacità di smaltimento degli impianti, con carenze stimate in circa 1.000 tonnellate a settimana, cassonetti non svuotati per giorni e accumulo di indifferenziato nei mezzi di raccolta.
Una città a metà strada
Genova oggi si trova in una fase di transizione.
I segnali di miglioramento ci sono, soprattutto sul piano ambientale. Ma restano fragili, e soprattutto non ancora percepiti come tali dalla popolazione. Nel frattempo, i cittadini continuano a pagare una delle TARI più alte d’Italia.
E la vera sfida, più ancora dei numeri, sarà ricostruire un equilibrio tra:
- costo del servizio
- qualità percepita
- fiducia nelle istituzioni
Perché senza questo equilibrio, ogni aumento — anche minimo — rischia di pesare molto più di quanto dica la cifra in bolletta.
2026: svolta reale o promessa?
Il 2026 viene indicato come l’anno chiave. È la scadenza del piano di rientro dal debito, il momento in cui — almeno sulla carta — il sistema dovrebbe finalmente liberarsi del peso del passato.
La nuova sindaca ha ereditato un dossier difficile e non ha esitato a dirlo.
La giunta Salis ha denunciato che i numeri allarmanti sulla TARI erano stati volutamente occultati dalla precedente amministrazione di centrodestra, che avrebbe rinviato l’approvazione del piano finanziario AMIU «probabilmente per non fare emergere la realtà».
Sul fronte 2026, la situazione resta aperta e per nulla rassicurante.
La relazione previsionale di AMIU ipotizza già 5 milioni di euro in più rispetto all’anno precedente e le tariffe dovranno essere definite entro fine aprile. Salis ha promesso il massimo impegno per evitare ulteriori rincari, ma i margini di manovra sono stretti.
Il nodo centrale rimane la chiusura del ciclo dei rifiuti.
Lo studio affidato alla società danese Ramboll per valutare gli scenari futuri — con o senza termovalorizzatore, con o senza impianti intermedi — è stato rinviato anch’esso a fine aprile 2026. Nessuna decisione strutturale, quindi, è ancora sul tavolo.
In sintesi: nel 2026 i genovesi rischiano un’ulteriore stangata, mentre le soluzioni vere restano ancora da definire.
Ma resta un interrogativo aperto: la riduzione dei costi sarà automatica, oppure verrà assorbita da nuove esigenze del sistema?
Immagine di copertina:
Foto di Zena Verde
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