Un’esplosione. L’aria si riempie di suono. Il tempo sembra fermarsi. Ogni battito, ogni respiro risponde al flusso che irrompe.
I tamburi e le percussioni generano un movimento interno, un impulso che vibra nel corpo.
L’orchestra, il coro e il coro di voci bianche del Teatro Carlo Felice di Genova danno vita ai Carmina Burana, diretti dal maestro Tito Ceccherini. Sul palco i solisti: Katrina Galka, soprano; Owen Willetts, controtenore; Daniele Terenzi, baritono.

O Fortuna, il brano più noto, è come una scintilla e l’opera nel suo insieme si apre a un paesaggio umano fatto di desiderio, ebbrezza, primavera e gioco, dove ogni nota vibra di vita propria.
I testi medievali, 25 testi provenienti da un manoscritto del XIII secolo scoperto in Baviera, tutt’altro che distanti o anacronistici, restituiti da Karl Orff con una scrittura fondata su ritmo, ripetizione e coralità.
Un respiro antico che si fa sorprendentemente contemporaneo.

Tra i solisti, Katrina Galka emerge come una linea di luce: cristallina, sublime, un usignolo capace di sospendere il tempo e sfiorare la commozione. Owen Willetts e Daniele Terenzi completano questo paesaggio sonoro con presenza e intensità.
Anche chi assiste per la prima volta, con occhi pieni di meraviglia, viene preso dal ritmo e dal potere del suono e del gesto.

Non sorprende che Karl Orff, oltre a compositore, sia stato un pedagogo visionario: tra i primi a condurre i suoi allievi bambini in esperienze dove ritmo, movimento, gesto e spazio teatrale diventavano terreno di gioco e scoperta: stimolando fantasia, coordinazione e ascolto reciproco.
E qualcosa continua a vibrare anche quando tutto tace.
Il prossimo appuntamento in programma:
Tosca – di Giacomo Puccini, in scena dal 10 aprile >>
Immagine di copertina:
Fonte Teatro Carlo Felice. Foto di Marcello Orselli
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